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Carie


         

La Definizione di Carie - Che cos'è la Carie?

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la carie come un processo patologico esterno, localizzato, che insorge dopo l'eruzione del dente e comporta un rammollimento dei tessuti duri con conseguente formazione di cavità. (leggi)

Le Cause della Carie - Quali sono le cause della Carie?

Il processo che porta alla formazione della carie è un fenomeno complesso e dinamico, a genesi multifattoriale, che si instaura per l'azione combinata di fattori determinanti locali e fattori predisponenti locali e/o legati alle condizioni sistemiche dell'ospite. (leggi)

I Sintomi della Carie - Quali sono i sintomi della Carie?

I sintomi della carie comprendono sensibilità a stimoli fisici (caldo/freddo), chimici (zucchero/acidi) fino a dolore intenso. (leggi)

La Diagnosi della Carie - Come si diagnostica la Carie?

La diagnosi di carie dentale può essere suddivisa in diagnosi di presenza, diagnosi di attività e diagnosi di rischio. (leggi)

Farmaci e Terapie per la Carie - Quali farmaci per la Carie?

La carie può essere trattata solo per via chirurgica. (leggi)

La Prevenzione della Carie - Come prevenire la Carie?

La prevenzione della carie si articola su quattro pilastri fondamentali. (leggi)

Le Avvertenze per la Carie - Cosa chiedere al medico e al farmacista sulla Carie?

Se ritieni di avere i sintomi della carie, o se a qualcuno dei tuoi familiari è stata diagnosticata una carie, parlane con il tuo dentista di fiducia. (leggi)

L'Omeopatia e la Fitoterapia per la Carie - Quali farmaci e rimedi omeopatici e fitoterapici per la Carie?

Le medicine non convenzionali tendono ad avere un approccio olistico nei confronti della malattia, tendono cioè a considerare “il malato“ nella sua complessità di individuo, al di là del singolo organo malato. (leggi)

La Bibliografia per la Carie - Quali fonti bibliografiche considerare per la Carie?

Le informazioni contenute nella ricerca Pharmamedix dedicata alla carie sono state analizzate dalla redazione scientifica con riferimento alle fonti seguenti. (leggi)

Che cos'è la Carie?

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la carie come un processo patologico esterno, localizzato, che insorge dopo l'eruzione del dente e comporta un rammollimento dei tessuti duri con conseguente formazione di cavità.

La carie è una malattia cronica molto diffusa e la categoria più a rischio è rappresentata dalla popolazione pediatrica (Pitts, 2004; Selwitz et al., 2007). E’ la causa principale del dolore orale e della perdita di denti (Kidd et al., 2000). La carie è inoltre una malattia infettiva e trasmissibile.

Classificazione della carie
Classificare le varie tipologie di carie è stato l’obiettivo di molti ricercatori fin dal 19° secolo ad oggi. Numerosi sono stati i criteri proposti, tutti derivanti dalla necessità di mettere in atto procedure terapeutiche mirate.

Dal punto di vista storico, la classificazione di Black è sicuramente la più datata e contemporaneamente quella che ha riscosso maggior successo nell’utilizzo clinico. Ma anche altre classificazioni sono state proposte sulla base di criteri topografici, radiografici, anatomo-patologici e clinici.

Classificazione topografica della carie
La classificazione topografica distingue:
• la classificazione secondo Black
• la classificazione secondo Mount e Hume Si/Sta

Classificazione secondo Black
Black classifica le carie in 6 classi, indicate con numerazione romana (I, II, III, IV, V, VI).

Ogni classe identifica una porzione anatomica sede della lesione della carie:
• I CLASSE: la carie interessa la superficie occlusale a livello dei solchi e delle fossette, e le superfici vestibolari e linguali a livello dei forami ciechi molari o delle fossette linguali incisive
• II CLASSE: la carie si localizza tra dente e dente (pareti interprossimali) dei denti molari e premolari (denti diatorici)
• III CLASSE: la carie interessa le pareti interprossimali di incisivi e canini senza coinvolgimento del margine
• IV CLASSE: la carie coinvolge incisivi e canini interessandone contemporaneamente le pareti interprossimali e il margine
• V CLASSE: la carie interessa i colletti sia dei denti frontali che dei denti posteriori
• VI CLASSE: la carie interessa il margine incisale degli elementi frontali o la sommità delle cuspidi di canini e molari e premolari (denti diatorici)

Classificazione secondo Mount e Hume Si/Sta
Questa classificazione tiene in considerazione contemporaneamente la posizione della carie e la sua dimensione (Mount, Hume, 1997).

In base alla posizione della carie si distinguono:
• Sito 1: solchi occlusali dei denti posteriori e superfici lisce dei denti anteriori
• Sito 2: superfici interprossimali, punti di contatto
• Sito 3: terzo cervicale e radici esposte

Abbinata alla posizione si considera anche la dimensione della carie:
• Stadio 1: piccole dimensioni, minimo coinvolgimento della dentina
• Stadio 2: medie dimensioni, coinvolgimento moderato della dentina
• Stadio 3: grandi dimensioni con interessamento importante della dentina
• Stadio 4: lesioni molto estese, con perdita importante di struttura dentaria

Classificazione radiologica della carie secondo Marthaler e Lutz
Le radiografie della lesione della carie devono essere scattate con tecnica bite-wing. Questa tecnica consente di lasciare fuori dall’immagine l’apice del dente e di fotografare la corona sia dei denti superiori che inferiori; è la tecnica usata in caso di carie interprossimali (tra dente e dente).

Bisogna tenere in considerazione che l’immagine radiografica tende a sottostimare la reale estensione della carie, pertanto secondo alcuni autori i gradi che garantirebbero una maggior coincidenza tra le lesioni cliniche e le immagini radiografiche sarebbero le D0 E D4, mentre i gradi intermedi mostrerebbero un grado di coincidenza inferiore (del 5-10% secondo alcuni autori):
• D0: assenza di radiotrasparenza
• D1: radiotrasparenza che interessa la metà esterna dello smalto
• D2: radiotrasparenza che interessa metà esterna ed interna dello smalto
• D3: radiotrasparenza che interessa la metà esterna della dentina
• D4: radiotrasparenza che interessa la metà interna della dentina

Classificazione anatomo-patologica della carie
Classificazione di Carlier

Carie dello smalto
• Zona trans lucente: zona più interna, di avanzamento
• Zona scura: superficiale, che si estende fino alla superficie dello smalto in ogni lato
• Corpo della lesione: demineralizzato e situato tra le due precedenti zone

Carie della dentina
• Zona di distruzione: dentina destrutturata e necrotica
• Zona di rammollimento: dentina parzialmente demineralizzata, infarcita da flora batterica
• Zona di intorbidamento: primi fenomeni di totale decalcificazione
• Zona di trasparenza: iniziale obliterazione dei tubuli dentinali
• Zona dura: dentina terziaria

Un’ulteriore classificazione prevede 4 gradi:
• 1° grado: interessamento del solo smalto;
• 2°grado: interessamento di smalto e dentina senza coinvolgimento pulpare
• 3°grado: interessamento pulpare con conservazione della vitalità del dente
• 4°grado: alterazione totale della polpa e perdita della vitalità del dente

Classificazione clinica: classificazione della carie secondo Baume e Holtz
Questo tipo di classificazione, basata sul grado di penetrazione della carie, distingue:
• Carie iniziale: senza cavità, interessa solo lo smalto, con aspetto di macchia biancastra, ruvida e gessosa; è l'unica reversibile con la fluorurazione
• Carie superficiale: supera la giunzione smalto-dentinale, quindi inizia ad invadere la dentina
• Carie profonda: si estende in profondità interessando il corpo dentinale
• Carie penetrante: determina una reazione da parte dell'organo pulpo-dentinale con formazione di dentina terziaria
• Carie perforante: comporta esposizione pulpare

Classificazione sintomatologica della carie

La carie iniziale dello smalto si presenta:
• asintomatica
• con aree scure pigmentate nei solchi
• con aree biancastre lattescenti su tutte le superfici lisce, particolarmente quelle interprossimali

Alla carie conclamata che si è spinta fino alla dentina appartiene invece una sintomatologia più evidente che orienta la diagnosi per il dolore dentinale:
• provocato da stimoli esogeni
• localizzato
• immediato (cessa rapidamente dopo stimolazione)
• non esiste variazione clinica al variare del tipo di stimolazione (assenza di correlazione tra quadro anatomo patologico e clinico)
• non classificabile secondo una scala di intensità
• in risposta a stimolo: meccanico, chimico e termico