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Depressione

Diagnosi


         

Come si diagnostica la Depressione?

Gli esami disponibili per diagnosticare una depressione (disturbo depressivo maggiore) comprendono:
• la valutazione fisica
• la valutazione psicologica

La valutazione fisica ha l’obiettivo di escludere la presenza di malattie che possano indurre sintomi depressivi. In alcuni casi può essere utile eseguire, a completamento della valutazione fisica, degli esami di laboratorio specifici, come ad esempio la determinazione dei livelli degli ormoni tiroidei per escludere l’ipotiroidismo che può presentare sintomi comuni con la depressione quali affaticamento, variazioni ponderali, perdita di energia.

La valutazione psicologica, che viene effettuata tramite somministrazione di questionari e interviste strutturate, serve per verificare se i sintomi lamentati dal paziente soddisfino i criteri per la diagnosi di depressione, ovvero disturbo depressivo maggiore.

I criteri diagnostici più utilizzati sono quelli che si riferiscono al Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) redatto dall’American Psychiatric Association e giungo alla sua quinta edizione (DSM-5) (American Psychiatric Association - APA, 2013).

Secondo il DSM-5 per fare diagnosi di depressione il paziente deve presentare almeno 5 o più sintomi, tratti da un determinato elenco, per un periodo di almeno due settimane (Criterio A di diagnosi). Nei cinque o più sintomi devono inoltre comparire “umore depresso” o “perdita di interesse o piacere”.

I sintomi elencati nel DSM-5 comprendono:
• Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno
• Marcata diminuzione di interesse o piacere (anedonia) per tutte, o quasi tutte le attività, per la maggior parte del giorno
• Perdita di peso significativa in assenza di diete o aumento di peso (ad esempio può essere significativa una variazione del peso corporeo superiore al 5% nell’arco di un mese), o riduzione/aumento dell’appetito quasi ogni giorno
• Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno
• Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno
• Fatigue o mancanza di energia quasi ogni giorno
• Perdita di energia
• Sentimenti di autosvalutazione o di colpa ecessivi o inappropriati quasi ogni giorno
• Ridotta capacità di pensare o concentrarsi, o indecisione quasi ogni giorno
• Pensiero ricorrente di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico, oppure tentato suicido o piano specifico per suicidarsi.

Gli altri due criteri che devono essere soddisfatti per porre diagnosi di depressione in base al DSM-5 sono:
• Criterio B: i sintomi devono causare disagio o compromissione clinicamente significative in ambito sociale, occupationale o in altro ambito funzionale importante
• Criterio C: l’episodio depressivo maggiore non deve essere attribuibile all’uso di particolari sostanze o ad altra condizione patologica

Non sono disponibili attualmente esami di laboratorio che possano essere impiegati come strumenti di diagnosi per la depressione. Studi recenti hanno indagato l’eventuale correlazione fra iperattività dell’asse ipotalamo - ipofisi - surrene e depressione maggiore evidenziando un’associazione con il sentimento di melanconia, caratteristiche psicotiche e rischio per eventuale suicidio. Tramite studi di imaging utilizzando la risonanza magnetica sono state evidenziate anomalie funzionali in specifiche aree cerebrali coinvolte nei processi emozionali, di “ricerca-ricompensa” e nella regolazione emozionale nei pazienti adulti con depressione (American Psychiatric Association - APA, 2013).

La valutazione psicologica serve anche per la diagnosi differenziale, vale a dire per capire se il quadro sintomatologico è quello proprio del disturbo depressivo maggiore oppure se è riferibile ad altro tipo di depressione ed orientare quindi in maniera opportuna la terapia.

La presenza di sintomi manicali consente di distinguere la depressione, ovvero il disturbo depressivo maggiore, dalla depressione bipolare. Nel paziente bipolare infatti sussiste un’alternanza fra momenti di depressione profonda e momenti di eccitamento psichico con perdita, più o meno spinta, dei freni inibitori (la cosidetta “mania” e “ipomania”). Il disturbo bipolare colpisce una persona ogni 100, indipendentemente dal sesso.

Correlato ai disturbo bipolare è il disturbo ciclotimico. Anche il paziente con disturbo ciclotimico presenta fasi depressive alternate a fasi ipomaniacali, ma il modo con cui si manifestano i sintomi depressivi non soddisfa i criteri diagnostici per il disturbo depressivo maggiore.

Sintomi depressivi possono manifestarsi anche nel paziente con disturbo schizzoaffettivo, insieme però a deliri e allucinazioni.

Nel paziente con depressione, la diagnosi differenziale viene fatta rispetto a (American Psychiatric Association - APA, 2013):
• Episodio maniacale con umore irritabile o episodio manicale misto
• Disturbo dell’umore dovuto ad altra malattia (ad esempio sclerosi ultipla, ictus, iportiroidismo)
• Depressione o disturbo bipolare indotto da sostanze
• ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività)
• Disturbo dell’adattamento con umore depresso
• Tristezza

Una forma particolare di depressione è la depressione post partum. Questo tipo di depressione colpisce l’8-12% delle neomamme e si manifesta generalmente fra la sesta e la dodicesima settimana dopo il parto. Il trauma della nascita e la separazione dal bambino, possono originare sindromi quali ansia e depressione, senso di vuoto che a volte può spingere la neomamma a forme di bulimia. La depressione post partum interferisce con la capacità della mamma di prendersi cura del bambino sia da un punto di vista pratico che affettivo.

La depressione può comparire associata ad altri disturbi mentali, come il disturbo da panico, il distubo ossessivo-compulsivo, l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo di personalità borderline.