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Ebola

Prevenzione


         

Come prevenire la Ebola?

La prevenzione dell’infezione da virus Ebola si focalizza sull’isolamento del malato per limitare il più possibile il rischio di contagio nel contesto familiare e sociale e sull’adozione di misure di sicurezza che impediscano la diffusione della malattia.

Non essendo ancora disponibili vaccini in grado di proteggere contro l’infezione, la prevenzione nei territori colpiti dall’epidemia viene attuata tramite il rispetto di specifici protocolli che riguardano da un lato la gestione del paziente in ambiente sanitario (trasporto del malato e ricovero ospedaliero) e dell’altro gli interventi sul territorio nelle zone colpite dall’epidemia.

Il paziente con infezione da virus Ebola sospetta o confermata deve essere ricoverato in stanze singole o se questo non è possibile in aree dedicate dove accogliere pazienti solo di questo tipo. Il personale ospedaliero dedicato all’area o al reparto per i malati di Ebola vi è assegnato esclusivamente. L’accesso dei visitatori deve essere controllato rigidamente e limitato alle figure essenziali per il benessere del paziente stesso (ad esempio nel caso il paziente sia un bambino è possibile per la mamma accedere all’area riservata) (World Health Organization – WHO, 2014).

All’interno dell’ospedale, il personale sanitario a rischio di infezione deve indossare un equipaggiamento di protezione e seguire rigidi protocolli per indossare e dismettere tale equipaggiamento (World Health Organization – WHO, 2014a). L’abbigliamento di protezione prevede l’uso di camice, pantaloni, copriscarpe, doppio paio di guanti, maschera e visiera per proteggere occhi e viso da eventuali goccioline e fluidi contaminati. La vestizione richiede 10-15 minuti mentre la svestizione può richiedere fino a 30 minuti e deve avvenire in presenza di un secondo sanitario che verifica la correttezza del processo. La svestizione costituisce una fase cruciale per il rischio di infezione. L’equipaggiamento di protezione, usato, viene poi raccolto in contenitori preposti.

L’abbigliamento di protezione viene indossato dagli operatori sanitari anche all’esterno delle strutture sanitarie, quando il rischio di contagio è elevato, come ad esempio nel trasporto dei malati o in caso di sepoltura (i riti di sepoltura hanno rappresentato per l’epidemia di Ebola iniziata a marzo 2014 una delle modalità di maggior contagio e diffusione della malattia).

Sul territorio le misure di protezione contro l’infezione da virus Ebola spaziano da una corretta informazione sulle malattia (contagio, trasmissione e sintomi) alla diffusione di semplici ma importanti regole di igiene personale, prima fra tutte il lavaggio frequente delle mani con sapone e/o disinfettante.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS o secondo l’acronimo inglese, WHO, World Health Organization) ha pubblicato una guida tascabile per gli operatori sanitari che combattono l‘Ebola in prima linea (World Health Organization - WHO, 2014b).

Per quanto riguarda le misure di profilassi per chi si sposta verso i paesi colpiti dall’infezione da virus Ebola, le raccomandazioni del Ministero della Salute, condivise con l’organizzazione Mondiale della Sanità, prevedono (Ministero della Salute, 2014):
• livello di igiene personale elevato
• assenza di contatti con persone sintomatiche e/o loro fluidi corporei (come ad esempio, vomito, feci, urina, sangue, liquido seminale)
• assenza di contatto con persone decedute e /o loro fluidi corporei
• assenza di contatto con animali selvatici, vivi o morti
• non consumare carne selvatica
• evitare di maneggiare oggetti che possano essere stati a contatto con persone infette, inclusi i liquidi corporei, o con animali selvatici
• lavare spesso le mani (con sapone o disinfettante)
• lavare e sbucciare frutta e verdura

Per i viaggiatori che tornano da paesi colpiti dall’epidemia di Ebola, le autorità raccomandano di segnalare tempestivamente e telefonicamente qualsiasi sintomo sospetto (febbre, debolezza, dolore muscolare, mal di gola, vomito, diarrea, occhi arrossati, eruzione cutanea) al proprio medico curante o ai centri sanitari di competenza.

La chiusura delle frontiere come misura di sicurezza per limitare la diffusione del virus Ebola non è stata giudicata opportuna così come l’imposizione della quarantena ai viaggiatori provenienti dai paesi colpiti dall’Ebola. L’organizzazione Mondiale della Sanità ritiene infatti che questo tipo di interventi avrebbe auto un impatto negativo di tipo sanitario, commerciale ed economico per le zone colpite dalla malattia. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha ritenuto più efficace, per limitare la diffusione dell’Ebola, la definizione e implementazione di protocolli relativi all’identificazione (es. misurazione della temperatura corporea) e alla presa in carico del potenziale ammalato (aree dedicate e personale specializzato) presso areoporti e porti (World Health Organization - WHO, 2014c).

In particolare, nel caso un passeggero su volo aereo presenti sintomi compatibili con l’infezione da virus Ebola, le raccomandazioni internazionali (International Air Transport Association - IATA) prevedono (World Health Organization - WHO, 2014d):

1) allontanamento, per quanto possibile, degli altri passeggeri da quello sintomatico, collocando quest’ultimo vicino ad una toilette dedicata al suo uso esclusivo;

2) coprire naso e bocca del paziente con una mascherina medicale se sono presenti sintomi respiratori (es starnuti, tosse). Se il paziente non tollera la mascherina, deve utilizzare dei fazzoletti con cui coprirsi naso e bocca quando tossisce o starnutisce e successivamente deve lavarsi le mani ogni volta. Il tessuto deve essere poi raccolto in un contenitore di plastica;

3) deve essere fornito al paziente un contenitore idoneo nel caso manifestasse nausea e/o vomito;

4) tutti gli oggetti utilizzati dal paziente (mascherina facciale, fazzoletti, biancheria, cuscino, coperta, rivestimento del sedile, etc) devono essere raccolti nell’apposito contenitore per il rischio biologico o in altro contenitore su cui deve essere apposta la dicitura “rischio biologico”;

5) dedicare al paziente uno solo membro del personale di cabina (eventualmente due se l’assistenza al paziente lo richiede), preferibilmente quello che aveva avuto eventuali contatti precedenti la manifestazione dei sintomi compatibili con l’Ebola. La persona che assiste il paziente deve indossare sempre i guanti e adottare le misure precauzionali relative alla lavaggio delle mani e alla rimozione dei guanti;

6) il protocollo per l’igiene delle mani prevede lo strofinamento con una soluzione disinfettante a base di alcool per 20-30 secondi oppure il lavaggio con acqua e sapone per 40-60 secondi se le mani sono visibilmente sporche, dopo ogni contatto con il paziente, con i suoi effetti personali o qualsiasi oggetto/superficie potenzialmente contaminata con sangue o fluidi corporei del paziente stesso e dopo aver rimosso i guanti. Se i guanti sono visibilmente sporchi (es vomito), devono essere rimosso subito e le mani devono essere immediatamente disinfettate o lavate;

7) la presenza del passeggero con sintomi compatibili con l’Ebola deve essere immediatamente notificata alle autorità dell’areoporto di destinazione;

8) all’arrivo il paziente deve essere immediatamente posto in isolamento.

Il rischio per gli altri passeggeri e per il personale di bordo di contrarre l’Ebola dipende dall’eventuale contatto avuto con il passeggero ammalato, con eventuali suoi oggetti contaminati o con i suoi fluidi corporei. I passeggeri più a rischio sono quelli che sono stati seduti in prossimità del passeggero ammalato. Questi passeggeri e il personale di bordo dovranno essere inclusi nella lista dei contatti (contact tracing), potenzialmente a rischio di malattia.