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Obesità

Cause


         

Quali sono le cause dell'Obesità?

Le cause dell’obesità sono principalmente riconducibili a:
• scorrette abitudini alimentari
• inattività fisica

A queste si aggiungono:
• familiarità e predisposizione genetica
• co-morbidità (es. diabete)
• ipernutrizione in età infantile (un’eccessiva alimentazione nei primi tre anni di vita comporta un aumento del numero di cellule adipose che rimarrà tale per tutta la durata della vita aumentando il rischio di sovrappeso e obesità)
• alterazioni endocrine che interferiscono sul metabolismo dei lipidi
• malattie psichiatriche (disturbi alimentari e/o consumo di farmaci che possono causare aumento del peso corporeo)
• mancanza di sonno
• gravidanza in tarda età

L’eccessivo apporto calorico e la mancanza di attività fisica risultano essere le cause principali di sovrappeso e obesità sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo (SIO/ADI, 2012/2013).

Gli alimenti che forniscono energia sono rappresentati dai carboidrati (es. pane, pasta, dolci) e dai grassi (es. burro e olio). All’interno del corpo umano, gli zuccheri o carboidrati rappresentano l’energia “dell’istante“, prontamente utilizzabile. I grassi o lipidi sono portatori di un’energia “progettuale”, si mantengono nel tempo e sostengono la vita. L’adipe è simbolicamente una “ riserva vitale” (il grasso degli animali che vanno in letargo) e una difesa verso l’esterno (funzione protettiva nei confronti degli sbalzi termici).

Negli ultimi anni le bevande zuccherate, consumate in elevata quantità e che troppo spesso sostituiscono l’acqua durante i pasti, e i cibi “junk food” e “fast food”, ricchi di grassi saturi, hanno contribuito in maniera significativa all’aumento del sovrappeso e dell’obesità nel mondo.

La spiegazione psicanalitica che induce un soggetto ad alimentarsi in eccesso è da ricondurre all’utilizzo dell’adipe come “scudo”, vale a dire, la creazione volontaria di una corazza fisica e psicologica che faccia “rimbalzare” gli eventi negativi dal corpo. Il “bisogno d’affetto” associato spesso all’ “horror vacui”, sono legati alla paura dei silenzi, coperti frequentemente da una spiccata tendenza alla risata di alcuni obesi, tesa a sdrammatizzare e difendere stati di depressione. La forma corporea non attraente scoraggia automaticamente ogni tipo di approccio sentimentale.

Numerosi studi clinici hanno evidenziato la presenza di caratteristiche comportamentali comuni nelle persone obese:
• disturbi d’ansia e/o depressione trascurati
• estrema paura di soffrire
• propensione alla sedentarietà, intesa anche come staticità esistenziale
• difficoltà a liberare le proprie energie vitali (eros, creatività, fantasie)
• difficoltà a sentirsi appagati anche da un grande affetto/amore

Anche lo stile di vita sempre più sedentario rappresenta uno dei fattori principali che portano all’obesità. Sia nella popolazione pediatrica che in quella adulta è stata dimostrata una correlazione fra ore trascorse davanti alla televisione e rischio di obesità (Strasburger et al., 2011). La sedentarietà rappresenta inoltre il quarto fattore di rischio, in ordine di importanza, di mortalità per tutte le cause. Secondo una recente indagine sponsorizzata dalla Commissione Europea, Eurobarometro “Sport and physical activity”, l’Italia si colloca al quarto posto nella classifica dei più sedentari di Europa, con il 60% della popolazione che non pratica mai attività fisica (definita dall’Organizzazione Mondiale della Salute come “ogni movimento del corpo generato dai muscoli scheletrici che richieda un dispendio di energia”) (European Commission, 2014). Secondo il rapporto europeo, la mancanza di attività fisica è responsabile di 3,2 milioni di morti all’anno (World Health Organization, 2014a).

L’obesità è una malattia complessa che riconosce anche una componente genetica. Nella maggior parte dei casi, le mutazioni geniche che possono favorire la comparsa di obesità non interessano un solo gene, ma più geni o porzioni di geni (difetto multigenico). I geni, i marker e le regioni cromosomiche le cui alterazioni possono in un qualche modo influenzare lo sviluppo dell’obesità, nell’uomo, sono circa 600 (Perusse et al., 2005).

Negli ultimi anni particolare attenzione ha suscitato il gene FTO (Fat Mass and Obesity-associated gene). L’espressione di questo gene è regolata dalla quantità di energia che viene immessa nell’organismo. E’ un gene con elevato polimorfismo e alcune varianti sono correlate ad un maggior rischio di sviluppare obesità (Hinney et al., 2007; Bressler et al., 2010; Liu et al., 2013). Altri geni le cui varianti sono associate ad obesità sono il gene MC4R (Melacortin 4 receptor) e il gene SIRT1 (Loos et al., 2008; Peeters et al., 2008; Zillikens et al., 2009; Xi et al., 2012; Clark et al., 2012; Dwivedi et al., 2013).

Il gene MC4R è chiamato anche il gene dell’appetito e della sazietà perchè interviene nella regolazione del bilancio energetico e nell’omeostasi del glucosio. Questo gene codifica il recettore della melanocortina-4; il deficit di questo recettore rappresenta la forma più comune di obesità su base ereditaria. Gli individui con deficit di MC4R presentano obesità grave, aumento della massa magra, della densità minerale ossea e della crescita in altezza nella prima infanzia, iperfagia nel primo anno di vita e iperinsulinemia grave. La prevalenza del deficit di MC4R nella popolazione generale è stimata di 1/2000.

Il gene SIRT1 è responsabile della sintesi della proteina sirtuina 1. Questa proteina, presente in tutte le cellule, è coinvolta nella produzione di insulina e glucosio, nel metabolismo lipidico e nella sopravvivenza cellulare (agisce su proteine a loro volta coinvolte nel processo di apoptosi cellulare o morte programmata della cellula). Diversi studi preclinici hanno messo in relazione la restrizione calorica, che si associa ad un effetto di prolungamento della vita (studi in vivo), con un aumento della concentrazione di proteina SITR1 che per questo è chiamata la proteina della longevità.

Un altro gene che sembra avere un filo diretto con l’obesità è il gene della saliva AMY1. Questo gene codifica l’enzima amilasi presente nella saliva e responsabile della digestione e assimilazione dei carboidrati. In uno studio che ha arruolato 6200 pazienti è stata osservata una relazione diretta fra carenza del gene AMY1 e aumento dell’indice di massa corporea e rischio di obesità (Falchi et al., 2014).

Spesso i pazienti affetti da obesità presentano co-morbidità. Alcune malattie aumentano in modo esponenziale il rischio di obesità: ipotiroidismo, sindrome di Cushing, deficit dell'ormone della crescita, sindrome del disturbo da alimentazione incontrollata, sindrome da alimentazione notturna. Oltre alle malattie, anche i farmaci possono portare ad un aumento del peso corporeo. Tra questi ricordiamo farmaci per il diabete (insulina, sulfaniluree, tiazolidinedioni), neurolettici (antipsicotici atipici), antidepressivi, steroidi, anticonvulsivanti (fenitoina e valproato), pizotifene (farmaco per l’emicrania) e alcuni contraccettivi orali.

L’obesità a sua volta rappresenta una delle principali cause di morte prevenibile nel mondo e uno dei principali fattori di rischio per: ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari, ictus, ipercolesterolemia, diabete, tumore, malattie respiratorie, complicanze in gravidanza, disfunzioni endocrine, rischio chirurgico.

Anche il reddito è un fattore determinante dell’obesità. Quest’ultima infatti risulta più diffusa nelle fasce di popolazione a minor reddito e con minor tasso di istruzione. La minore disponibilità economica limita l’accesso all’assistenza medica e un basso livello di istruzione ostacola la fruizione di programmi educazionali dedicati.

Il fumo influenza il peso corporeo individuale: chi smette di fumare aumenta in media di 4,4 kg se di sesso maschile e di 5,0 kg se di sesso femminile. Nonostante la correlazione fra fumo e peso, il fumo non rientra fra le cause che hanno portato all’impennata drammatica dell’obesità nella popolazione mondiale, a differenza delle scorrette abitudini alimentari e della sedentarietà.

L’obesità infantile è un problema di salute pubblica che interessa i paesi occidentali e i paesi in via di sviluppo. In questi ultimi, la malnutrizione nella prima infanzia è ritenuta essere una causa di obesità perchè attraverso cambiamenti a livello ormonale è risultata favorire i depositi di grasso.

Il sovrappeso nei bambini comporta un rischio maggiore di obesità in età adulta e di co-morbidità associate. Circa il 26-41% dei bambini obesi in età prescolare è obeso nell’età adulta; la percentuale sale al 69% nei bambini in età scolare. Di fatto il rischio di diventare obesi in età adulta aumenta di 2-6,5 volte per i bambini obesi rispetto ai non obesi (la percentuale di rischio risulta essere dell’83% per gli adolescenti) (Ministero della Salute, 2004).

I principali fattori di rischio di obesità nei bambini sono rappresentati dall’anamnesi familiare e dall’adiposity rebound. L’avere uno o entrambi i genitori obesi (BMI > 30) costituisce il rischio principale per lo sviluppo dell’obesità infantile. L’adiposity rebound è l’età alla quale il bambino presenta il valore più basso di indice di massa corporea prima dell’aumento fisiologico e corrisponde in genere ai 5-6 anni. Se l’Adiposity rebound è raggiunta prima dei 5 anni, aumenta il rischio di obesità (Ministero della Salute, 2004).

L’Italia è il paese europeo con la più alta percentuale di bambini in sovrappeso (36-40% in alcune regione del Sud) (Nisoli, 2014). Nel 2012, il sistema di sorveglianza “OKkio alla SALUTE”, promosso dal Ministero della Salute e dal Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (CCM), attraverso una rilevazione biennale (alla terza edizione), ha realizzato uno studio che ha visto coinvolto 46.492 bambini appartenenti a 2.623 classi terze della scuola primaria. Dai dati 2012 risulta che il 22,1% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso rispetto al 23,2% del 2008/09 (-1,1%) e il 10,2% in condizioni di obesità, mentre nel 2008/09 lo era il 12% (- 1,8%). Complessivamente, dunque, nel 2012 l'eccesso ponderale riguarda il 32,3% dei bambini della terza elementare (-2,9% rispetto alla prima rilevazione). Le percentuali più elevate di sovrappeso e obesità si riscontrano nelle regioni del Centro-Sud: in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Basilicata l'eccesso ponderale riguarda più del 40% del campione, mentre Sardegna, Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige sono sotto il 25%. Si è rilevato inoltre che il 9% dei bambini salta la prima colazione; il 43% consuma abitualmente bevande zuccherate e/o gassate e, purtroppo i genitori non sempre sono consapevoli dei problemi relativi al peso dei propri figli: tra le madri di bambini in sovrappeso o obesi, il 38% non ritiene che il proprio figlio sia in eccesso ponderale (Istituto Superiore di Sanità, 2012).

Per arginare il problema del sovrappeso e dell’obesità infantile, l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è fatta promotrice presso gli enti pubblici locali di programmi di educazione alimentare (es. mense scolastiche con program