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Raffreddore

Cause


         

Quali sono le cause del Raffreddore?

Il raffreddore è causato nella maggior parte dei casi da un’infezione virale, più raramente da un’infezione batterica.

Il raffreddore comune, che si può contrarre in tutti i mesi dell’anno ma con maggior frequenza nella stagione fredda, è causato principalmente dai rhinovirus e in misura minore da coronavirus, virus parainfluenzali e adenovirus.

Esistono poi altri tipi di virus che in alcune categorie di pazienti danno luogo ad infezioni poco significative mentre in altre provocano infezioni importanti come il virus respiratorio sinciziale, che negli adulti provoca in genere il raffreddore, mentre nei bambini piccoli è la causa principale di bronchiolite (Harrison, 1995).

Indipendentemente dal virus scatenante, il raffreddore comune si trasmette attraverso le gocce di saliva, le particelle di Fugge, disperse nell’ambiente circostante con lo starnuto e la tosse oppure per contatto con superfici o materiale infetto.

I rhinovirus appartengono alla famiglia Picornaviridae. Sono virus di piccole dimensioni (30 nm), il cui capside contiene RNA a singola elica. La temperatura ideale per la loro replicazione è 33-34°C che è la stessa della mucosa nasale umana. I sierotipi identificati sono 115 alcuni dei quali classificati in due specie, A e B. I rhinovirus sono i principali responsabili del raffreddore comune e raggiungono la massima diffusione all’inizio della primavera e dell’autunno. Colpiscono tutte le fascie di età anche se la maggior parte dei casi si registra nei bambini.

Il raffreddore da rhinovirus presenta un’incubazione di 24-48 ore, dura circa 4-9 giorni e si risolve spontaneamente. La febbre non è un sintomo frequente. Le complicanze, rare, comprendono bronchiti, bronchioliti e broncopolmoniti; si può verificare un peggioramento dell’asma e di eventuali malattie polmonari croniche.

I coronavirus costituiscono l’unico genere della famiglia Coronaviridae. Sono virus pleiomorfi, possono cioè avere forme diverse, irregolari, filamentose e sferiche, con dimensioni che variano da 80 a 230 nm; il nucleocapside contiene RNA a filamento singolo. Sono state identificate due specie di coronavirus, 229E e OC43, che comprendono diversi sierotipi. Sono virus attivi nel periodo che dall’autunno arriva fino all’inizio della primavera e causano il 10-20% delle forme di raffreddore.

Il raffreddore da coronavirus ha un periodo di incubazione di 1-3 giorni, leggermente più lungo rispetto ai rhinovirus, con una durata di 6-7 giorni.

Al genere Coronavirus appartiene anche il virus responsabile della SARS, Sindrome Acuta di Respirazione Severa.

I virus parainfluenzali appartengono al genere Paramixovirus, sottofamiglia Paramixovirinae, famiglia Paramixoviridae. Alla stessa famiglia appartengono anche il virus del morbillo, il virus della parotite epidemica e il virus respiratorio sinciziale. Sono virus provvisti di involucro (“envelope“), con nucleocapside a RNA a filamento singolo. Hanno dimensioni comprese fra 150 e 250 nm. Se ne conoscono 5 specie, indicate con i numeri 1, 2, 3, 4a e 4b; a differenza del virus dell’influenza non evidenziano variazioni antigeniche.

I virus parainfluenzali sono causa del comune raffreddore negli adulti, mentre nei bambini possono provocare infezioni più severe a carico delle basse vie respiratorie come la croup (specie 1,2,3), la bronchite e la bronchiolite (specie 3) (Moroni et al., 2008). Nei bambini i virus parainfluenzali rappresentano la seconda causa di bronchiolite dopo il virus respiratorio sinciziale.

Gli adenovirus appartengono al genere Mastadenovirus, famiglia Adenoviridae. Sono stati isolati per la prima volta nell’uomo nel 1953. Sono virus a DNA, di dimensioni comprese fra 70 e 80 nm, classificati in 6 specie – A, B, C, D, E, F – che comprendono 51 sierotipi. Sono virus resistenti al pH acido gastrico, per cui possono arrivare in forma attiva a livello intestinale dove possono causare infezioni gastroenteriche.

Le infezioni da adenovirus si verificano soprattutto nei mesi freddi, dall’autunno all’inizio della primavera e colpiscono preferenzialmente i bambini più piccoli nei quali provocano faringiti e tonsilliti. La trasmissione dell’infezione avviene, oltre che per via aerea attraverso le secrezioni, anche per via orofecale, data la loro resistenza all’acidità gastrica. Raramente provocano complicazioni come bronchiolite e polmonite.

Il virus respiratorio sinciziale appartiene al genere Pneumovirus, sottofamiglia Pneumovirinae, famiglia Paramixoviridae. È un virus provvisto di rivestimento (“envelope“), con nucleocapside contenente RNA a filamento singolo, di dimensioni comprese fra 120 e 300 nm; se ne conoscono tre ceppi: A1, B2 e S2. È stato chiamato sinciziale perchè provoca l’aggregazione di più cellule in un elemento più grande multinucleato (sincizio).

Il virus respiratorio sinciziale provoca negli adulti sani una sintomatologia del tutto simile al raffreddore, che negli anziani e soprattutto nei bambini piccoli evolve facilmente in infezioni più severe come la polmonite (nel 25-40% delle infezioni sussiste un interessamento delle vie respiratorie inferiori). Nei bambini il rischio maggiore di contrarre il virus respiratorio sinciziale si verifica verso i 2-3 mesi d’età. In ambito pediatrico è responsabile del 75% dei casi di bronchiolite e del 20-25% dei casi di ricovero ospedaliero (Harrison, 1995).

La trasmissione del virus sinciziale avviene per via aerea attraverso starnuti o tosse o per contatto di superficie o materiale infetto. L’infezione ha un’incubazione di 4-6 giorni e l’eliminazione del virus perdura per circa due settimane nei bambini e per un periodo leggermente inferiore negli adulti.