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Amoxicillina

Augmentin, Zimox, Clavulin e altri

Tossicità - Qual è la tossicità di Amoxicillina?


         

Tossicità epatica: l’associazione amoxicillina più acido clavulanico può indurre danno epatico (incidenza stimata: 1/10.000-1/100.000). Il danno epatico da amoxicillina/acido clavulanico può essere considerato una reazione avversa idiosincrasica o immuno-mediata, caratterizzata da 1) non prevedibilità, 2) dose-indipendenza, 3) bassa incidenza. Le reazioni epatiche idiosincrasiche o immuno-mediate sono in genere legate alla formazione di metaboliti tossici in pazienti con metabolismo alterato su base genetica. Il tempo di comparsa di queste reazioni può arrivare anche a mesi o anni. Nel caso di danno epatico da amoxicillina più acido clavulanico complicanze epatiche possono manifestarsi oltre le 6 settimane successive l’interruzione della terapia. Nello scatenamento di questo evento avverso, l’acido clavulanico sembra avere un ruolo preminente rispetto all’antibiotico: l’incidenza di ittero colestatico è risultata 6 volte più frequente con l’associazione farmacologica rispetto alla monoterapia con amoxicillina; la risomministrazione (rechallenge) di amoxicillina, in pazienti che già avevano manifestato epatite da amoxicillina più acido clavulanico, è stata ben tollerata, mentre il rechallenge con amoxicillina più acido clavulanico ha causato un secondo episodio di epatite.

Tossicità riproduttiva: l’amoxicillina non è risultata embriofetotossica nè teratogena in vivo. In studi caso controllo non specifici non sono state osservate malformazioni a carico di amoxicillina somministrata nel secondo-terzo trimestre di gravidanza (Czeizel et al., 2001). In studi di coorte retrospettivi con gruppo di controllo, il rischio relativo (odds ratio, OR) è risultato minore di 1 per basso peso alla nascita (OR 0,63), nati pretermine (OR 0,77) e aborto spontaneo (OR 0,89); lievemente superiore a 1 per malformazioni congenite (OR 1,16). Questi dati indicherebbero l’assenza di un incremento significativo del rischio di tossicità verso il bambino per le madri che assumono amoxicillina in gravidanza, rispetto alle madri non esposte al farmaco in gravidanza (Jepsen et al., 2003).
La FDA, Food and Drug Administration, inserisce l’amoxicillina in classe B per l’uso in gravidanza. In questa classe rientrano i farmaci i cui studi riproduttivi sugli animali non hanno mostrato un rischio per il feto ma per i quali non esistono studi controllati sull'uomo oppure farmaci i cui studi sugli animali hanno mostrato un effetto dannoso (oltre a un decremento della fertilità) che non è stato confermato con studi controllati in donne nel I trimestre (e non c'è evidenza di danno nelle fasi avanzate della gravidanza).