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Losartan

Losaprex, Lortaan, Losazid e altri

Tossicità - Qual è la tossicità di Losartan?


         

Sovradosaggio: il sovradosaggio di losartan potrebbe determinare un eccessivo abbassamento della pressione arteriosa (ipotensione) ed alterazioni della frequenza cardiaca (tachicardia o bradicardia).
In caso di ipotensione sintomatica, un rialzo pressorio può essere ottenuto tramite l’infusione endovenosa di soluzione fisiologica. L’emodialisi è inefficace in quanto non è in grado di rimuovere dal circolo nè il losartan nè l’ E3174 (metabolita attivo).

Tossicità acuta: dosi di 1 g/Kg nel topo e di 2 g/Kg nel ratto hanno determinato una significativa mortalità negli animali trattati; tali dosi sono ampiamente superiori alla massima dose/die utilizzata nella pratica clinica.

Tossicità cronica: in vivo, la somministrazione ripetuta di losartan non ha determinato l’insorgenza di effetti avversi tanto gravi da impedirne la somministrazione cronica ai dosaggi terapeutici.

Carcinogenesi: il losartan, somministrato a ratti e topi ad elevati dosaggi e per lunghi periodi di tempo, non ha mostrato alcuna attività cancerogena.

Mutagenesi: dai test effettuati, il losartan non è risultato nè mutageno nè genotossico.

Tossicità riproduttiva: il losartan come tutti i sartani provoca tossicità fetale come conseguenza dell'azione diretta sul sistema renina-angiotensina, in particolare quando somministrato durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza: oligoidramnio (diminuzione del liquido amniotico), ipoplasia polmonare fetale, costrizione del dotto arterioso, riduzione ponderale, danno renale e mortalità (Saji et al., 2001; Martinovic et al., 2001).
Per tale motivo, la FDA pone il losartan in classe C di rischio teratogeno per il primo trimestre di gravidanza e in classe D per il secondo e terzo (in classe C vi sono i farmaci che negli studi in vivo hanno determinato effetti avversi nel feto e per i quali non ci sono studi controllati in donne gravide; oppure i farmaci per i quali non sono stati condotti studi nè sulle donne nè sugli animali. I farmaci di questa classe possono essere somministrati in gravidanza solo se il beneficio risultante dal loro impiego giustifica il rischio potenziale per il feto. In classe D vengono raggruppati i farmaci che negli studi hanno dimostrato di rappresentare un rischio per il feto umano; tuttavia, in determinati casi, il loro utilizzo nelle donne in gravidanza potrebbe essere accettabile nonostante il rischio per il nascituro).