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Omeprazolo

Antra, Mepral, Omeprazen e altri

Effetti collaterali - Quali sono gli effetti collaterali di Omeprazolo?


         

Gli effetti collaterali più frequenti comprendono: diarrea, nausea, vomito, dolori addominali, flatulenza costipazione, sonnolenza alterazioni del sonno, vertigini, cefalea e parestesia.

Centrali: debolezza, capogiri, cefalea, dolore articolare, dolore toracico, malessere, ipoestesia delle estremità; encefalopatia in caso di insufficienza epatica grave; (segnalazioni sporadiche) confusione mentale, eloquio incoerente, depressione, aggressività, allucinazioni, insonnia, apatia, nervosismo, ansia, sonnolenza, incubi, irrequietezza psicomotoria, reazione paranoide e tentato suicidio.
Nella Rete Italiana di Farmacovigilanza, le reazioni psichiatriche riportate sono state confusione (2 segnalazioni), insonnia (1 segnalazione), irrequietezza psicomotoria (1 segnalazione), reazione paranoide e tentato suicidio (1 segnalazione ciascuna) ed hanno rappresentato il 2,7% del totale. In particolare il tentativo di suicidio è stato riportato in un paziente pediatrico di 9 anni di età dopo 10 giorni di terapia con omeprazolo 20 mg/die (ReA, 2009).
E’ stato ipotizzato che le reazioni psichiatriche da IPP possano dipendere dalla stimolazione di recettori del peptide di rilascio della gastrina localizzati a livello di ippocampo e amigdala dorsale.

Cardiovascolari: cardiopatia ischemica, attacchi cardiaci, morte cardiaca.

Dermatologici: (raro) gravi rash cutanei, alopecia, eruzione lichenoidi (probabile effetto di classe) (Bong et al., 2000), prurito, dermatite esfoliativa, eritema multiforme.

Ematici: riduzione della concentrazione di emoglobina e ematocrito; trombocitopenia (Hayashibara, 1998; Rudelli et al., 1993) pancitopenia, neutropenia, anemia emolitica e megaloblastica, leucocitosi (Leuk, 2001), petecchie, agranulocitosi.
Nei pazienti trattati per almeno un anno con inibitori di pompa protonica (IPP), è stata osservata una riduzione dei livelli di emoglobina (p=0,03) ed ematocrito (p=0,02) statisticamente significativa (Sarzynski et al., 2011).

Epatici: ittero, epatite acuta fulminante (probabile reazione idiosincrasica).
Nei casi riportati di epatite fulminante da omeprazolo, le transaminasi sono aumentate da 1000 a 3000 U/L e l’ittero è insorto in un intervallo di tempo compreso fra 9 giorni e 4 settimane dall’inizio della terapia farmacologica (Romero-Gomez et al. 1999; Jochem et al., 1992).

Gastrointestinali: nausea, vomito, diarrea, coliche addominali, xerostomia, stomatite.
L’intensità della nausea rappresenta un fattore dose-limitante.
La xerostomia o secchezza delle fauci può favorire la comparsa di carie dentaria.
In uno studio di coorte focalizzato sull’analisi degli eventi avversi più frequenti associati all’uso nella medicina generale di omeprazolo, lansoprazolo e pantoprazolo, è emerso come gli effetti collaterali gastrointestinali (diarrea, dolore addominale, nausea e vomito) più cefalea siano i più comuni, in particolare la diarrea. L’omeprazolo è risultato più tollerato rispetto a lansoprazolo per nausea, vomito, cefalea, malessere e depressione; più tollerato rispetto a pantoprazolo per cefalea e mialgia (Martin et al., 2000).

Metabolici: iponatriemia; aumento dei livelli di gastrina sierica (ipergastrinemia), di fosfatasi alcalina, di aspartato aminotransferasi; (somministrazione prolungata) riduzione dei livelli di magnesio (ipomagnesiemia) associata a diminuzione dei livelli di potassio (ipokaliemia) e calcio (ipocalcemia); deficit di vitamina B12.
L’uso a lungo termine di inibitori di pompa protonica (IPP) è stata associata a ipomagnesiemia (livelli di magnesio < 0,7 mmoli/L) spesso associata a ipocalcemia e/o ipokaliemia secondari a ipomagnesiemia (Hoorn et al., 2010; Regolisti et al., 2010). Sebbene la maggior parte dei casi di ipomagnesiemia siano stati osservati con omeprazolo e esomeprazolo, l’effetto collaterali può essere considerato un effetto di classe (Tamura et al., 2012). Sulla base degli studi fatti, è probabile che l’ipomagnesiemia sia dovuta ad un effetto inibitorio degli IPP sul meccanismo di trasporto attivo intestinale del magnesio (Cundy, Dissanayake, 2008).
In alcuni pazienti in terapia prolungata con inibitori di pompa protonica sono stati osservati diminuiti livelli di vitamina B12; nella maggior parte dei pazienti comunque la carenza vitaminica è risultata di modesta entità e non associata a manifestazioni cliniche.

Muscoloscheletrici: (raro) incremento della creatinfosfochinasi, debolezza muscolare, miopatia, miosite, polimiosite, rabdomiolisi; (uso cronico) fratture ossee non traumatiche.
Le reazioni avverse a carico del distretto muscoloscheletrico e relative a tossicità muscolare sono state associate, in vario grado, all’uso degli inibitori di pompa protonica (IPP). E’ possibile che tali reazioni possano dipendere dall’inibizione enzimatica (CYP2C19, 3A4) e della glicoproteina P con conseguente aumento dei livelli sierici degli inibitori di pompa e/o dei farmaci somministrati in associazione e noti per causare miopatia.
L’uso prolungato (almeno un anno) di inibitori di pompa protonica è stata associata ad un aumento, modesto, del rischio di fratture ossee dovute a fragilità del tessuto (osteoporosi) (Fraser et al., 2013).

Oftalmici: alterazioni alla vista (somministrazione parenterale di dosi elevate).

Renali: (raro) nefrite acuta interstiziale (Myers et al. 2001).
La nefrite interstiziale acuta è un effetto collaterale raro, ma grave, associato all’uso degli inibitori di pompa protonica. I sintomi con cui si manifesta sono inizialmente aspecifici e simili a quelli della dispepsia. Possono comparire febbre, rash ed eosinofilia, ematuria, proteinuria, iperazotemia e iperuricemia; la diagnosi può essere confermata solo con biopsia renale. E’ probabile che la nefrite sia una reazione di ipersensibilità al farmaco.

Respiratori: tosse persistente e intrattabile (Howaizi, Delafosse, 2003); polmonite (uso cronico).
Un aumento del rischio di infezioni respiratorie, in particolare polmoniti, è stato osservato in pazienti ospedalizzati gravi trattati con inibitori della secrezione acida per prevenire la formazione di ulcere da stress (de Jager et al., 2012; Prescrire Int., 2012). L’analisi di 9 studi clinici di caso-controllo e di coorte, ha evidenziato un’associazione positiva fra polmonite acquisita in comunità (extraospedaliera) e uso di IPP (OR 1,39), uso di IPP per meno di 30 giorni (OR 1,65), uso di IPP a dosaggio elevato (OR 1,50) e IPP a basso dosaggio (OR 1,17), ma non per uso di IPP per più di 180 giorni (OR 1,10) (Giuliano et al., 2012).

Urogenitali: (raro) ginecomastia unilaterale, anorgasmia, impotenza, diminuzione della libido, disfunzione erettile ed erezione notturna dolorosa (Carvajal et al., 1995).
La comparsa di ginecomastia in pazienti che assumono omeprazolo potrebbe lasciare supporre un’azione estrogenica del farmaco.
Gli effetti relativi a impotenza, disfunzione erettile, riduzione della libido sono stati correlati ad una diminuzione dei livelli di testosterone libero probabilmente per induzione del metabolismo citocromiale dell’ormone indotto dagli IPP (Rosenshein et al., 2004).

Sistemici: infezioni da Clostridium difficile, reazioni anafilattiche (edema periorbitale, edema cutaneo, prurito, nausea, vomito), angioedema; (molto raro) sudorazione eccessiva associata ad aumento pressorio (da 130/80 mmHg a 170/110 mmHg); pancreatite (Sundstrom et al., 2006).
L’uso prolungato di inibitori di pompa protonica (IPP) è stato associato ad un aumento del rischio di infezioni da Clostridium difficile in particolare nei pazienti anziani (incidenza dell’infezione: 25,2% vs 18,5% rispettivamente nei pazienti esposti e non esposti agli IPP; HR aggiustato: 1,42; HR aggiustato nei pazienti con più di 80 anni: 1,86) (Linsky et al., 2010). L’uso di IPP è risultato associato sia all’infezione da C. difficile sia alla colonizzazione del batterio (Loo et al., 2011).
Secondo L'UMC (Uppsala Monitoring Centre) dell’OMS le reazioni anafilattiche per omeprazolo rappresentano lo 0,2% di tutte le reazioni avverse relative al farmaco (Ottervanger et al., 1996). Considerando il numero di segnalazioni di reazioni anafilattiche pervenute entro maggio 1999 all’UMC, la discrepanza fra gli H2 antagonisti cimetidina e ranitidina, e gli inibitori di pompa appare elevata (probabile una sottostima dei secondi): lansoprazolo, 12 segnalazioni (0,2% su tutte le ADR pervenute); omeprazolo, 27 segnalazioni (0,2% su tutte le ADR), pantoprazolo (3 segnalazioni (0,4% su tutte le ADR); cimetidina, 97 segnalazioni (0,4% su tutte le ADR); ranitidina, 150 segnalazioni (0,7% su tutte le ADR) (Natsch et al., 2000).
Sporadicamente, in pazienti neonati, la somministrazione di omeprazolo ha provocato stress respiratorio con retrazione polmonare, tachipnea e respiro affannoso, talvolta associata a lieve edema della faccia (Baldassarre et al., 2007).
L’aumento della sudorazione indotto da omeprazolo è una reazione avversa molto rara e non è stata segnalata con altri IPP. Il meccanismo non è noto (l’omeprazolo non stimola il sistema nervoso parasimpatico).
Gli inibitori di pompa protonica sono stati correlati, raramente, a pancreatite. Questa reazione che nei casi gravi comporta una mortalità attorno al 30%, quando indotta dai farmaci potrebbe verificarsi per tossicità diretta oppure indiretta (ischemia, trombosi intravascolare, aumento della viscosità del succo pancreatico) oppure come reazione idiosincrasica. Dai dati disponibili, la pancreatite da farmaci sembrerebbe favorire i pazienti pediatrici e i soggetti HIV-positivi.