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Diclofenac

Voltaren, Dicloreum, Voltfast e altri

Farmacologia - Come agisce Diclofenac?


         

Il diclofenac è un derivato arilacetico ad azione antiinfiammatoria, analgesica e antipiretica.

La potenza analgesica di una dose giornaliera di 75-150 mg è pari a quella dell’indometacina (75-150 mg) e dell’acido acetilsalicilico (3-5 g). L’attività analgesica del diclofenac è caratterizzata da un inizio rapido (15 minuti circa per via i.m.) e da un effetto duraturo.
In caso di dolore associato a dismenorrea, il diclofenac (50-100 mg) ha indotto analgesia entro 30 minuti e l’effetto analgesico si è mantenuto per circa 8 ore.
Nel trattamento dell’attacco acuto di colica uretrale, il diclofenac ha indotto riduzione parziale della sintomatologia dolorosa già 15 minuti dopo la prima somministrazione intramuscolare; risoluzione completa dopo 25 minuti.
In caso di attacco acuto di gotta, la scomparsa del dolore si è manifestata entro 24-72 ore dalla somministrazione di diclofenac.

In vivo, il farmaco inibisce la seconda fase della aggregazione piastrinica indotta da adenosina (Jabin et al., 1971), ma a dosi terapeutiche l’effetto è minimo.

Il diclofenac è porfirinogenico.

Il diclofenac agisce inibendo la cicloossigenasi con conseguente riduzione della sintesi di prostaglandine, prostacicline e trombossano, il farmaco blocca quindi la formazione di alcuni dei mediatori del processo infiammatorio esplicando in questo modo la sua attività farmacologica.

Il diclofenac inibisce la ciclo-ossigenasi (COX), enzima che catalizza il primo stadio del metabolismo dell’acido arachidonico, riducendone il rilascio dalla membrana cellulare e promuovendone l’inattivazione.
Esistono due isoenzimi della COX, la COX-1 e la COX-2. La COX-1 è costitutiva, è espressa in molti tessuti ed è responsabile della produzione fisiologica di prostaglandine. La COX-2 è un enzima indotto nelle cellule infiammatorie da citochine, fitogeni ed endotossine ed è responsabile della produzione elevata di prostaglandine durante l’infiammazione. Inoltre, la COX-2 sembra avere un ruolo fisiologico nel sistema riproduttivo, renale e cardiovascolare essendo implicata nell’ovulazione, fertilità, impianto e mantenimento della gravidanza. I più comuni effetti avversi gastrointestinali legati all’inibizione della COX-1 sono dispepsia, nausea, vomito e danno alla mucosa che può portare ad emorragia. Gli inibitori selettivi della COX-2 causano un minor numero di ulcere gastroduodenali e di loro complicanze per terapie di durata inferiore a 18 mesi. Superato questo valore soglia il profilo di tossicità gastrica tra FANS tradizionali e coxib tende a sovrapporsi.
Meno chiaro è il ruolo degli inibitori della COX sulla fertilità (Stone et al., 2002).

Una nuova formulazione di diclofenac sodico adatto per iniezione intravenosa in bolo è stato sviluppato usando idrossipropil-beta-ciclodestrina come acceleratore di solubilità (HPbCD diclofenac) (McCormack , Lesley, 2008).

Il diclofenac (50 mg) insieme a ibuprofene (10 mg/kg), naprossene sodico (250 mg) e indometacina (50-100 mg per os o 10-200 mg per via rettale), rientra nel gruppo di farmaci considerati più sicuri in età evolutiva per il trattamento della cefalea. Un uso eccessivo di questi farmaci può però indurre una cronicizzazione della cefalea.

Artrite reumatoide
Il diclofenac (forma farmaceutica a rilascio controllato, 150-200 mg/die) ha mostrato efficacia terapeutica equivalente ad acido acetilsalicilico (3600-4800 mg/ die) e ibuprofene (2400 mg/die); risulta meglio tollerato rispetto ad acido acetilsalicilico e naproxene.
Trattamento dell’osteoartrite: il diclofenac (forma farmaceutica a rilascio controllato, 100-150 mg/die) è risultato equivalente ad acido acetilsalicilico (2400-3600 mg/die) e naprossene (500 mg/die).

Osteoartrosi
Il trattamento farmacologico di prima scelta nella gestione del dolore artrosico è rappresentato dal paracetamolo, tuttavia le linee guida NICE e le raccomandazioni EULAR indicano le applicazioni topiche dei FANS come efficaci nel ridurre la sintomatologia dolorosa soprattutto a livello della mano e del ginocchio. Inoltre, secondo una metanalisi condotta analizzando i dati di 74 diversi studi clinici, il diclofenac, somministrato alla dose di 150 mg/die avrebbe un effetto analgesico migliore del paracetamolo e di altri FANS (naprossene, ibuprofene, celecoxib) nel trattamento dell’osteoartrite del ginocchio e dell’anca e avrebbe un effetto benefico anche nel ristabilire la funzionalità articolare. Sempre questo studio ha indicato la somministrazione intermittente dell’antinfiammatorio, per periodi brevi (in fase di infiammazione acuta) come preferibile rispetto ad un trattamento prolungato nel tempo (da Costa et al., 2016).

Spondilite anchilosante
Il diclofenac (forma farmaceutica a rilascio controllato, 75-125 mg/die) ha mostrato attività analoga a indometacina (75-125 mg/die).

Analgesia
Allevia il dolore di media e forte intensità. La potenza analgesica di una dose giornaliera da 75 a 150 mg è pari a quella esercitata da indometacina (75-150 mg), acido acetilsalicilico (3-5 g).
Non si sono evidenziate differenze significative tra il diclofenac (50 e 100 mg) e l’acido acetilsalicilico (650 mg) in relazione al rapporto tempo di latenza-comparsa dell’analgesia in caso di dolore associato ad estrazione dentale o intervento chirurgico ginecologico (somministrazione unica del farmaco); l’analgesia indotta da diclofenac è risultata di maggiore durata.
Il diclofenac (dose iniziale di 50 o 100 mg; dose di mantenimento: 50 mg ogni 8 ore) ha mostrato attività analgesica simile a naprossene (dose iniziale di 550 mg; dose di mantenimento: 275 mg ogni 8 ore) in caso di dolore associato a intervento chirurgico ortopedico e a dismenorrea primaria (somministrazione ripetuta del farmaco); ha mostrato attività analgesica (150 mg/die) equivalente a ibuprofene (2400 mg/die).
Nel trattamento della colica renale il diclofenac induce analgesia paragonabile a petidina, all’associazione dipirone più fenpiverinio più pitofenone (Eur. J. Clin. Pharmacol., 1991).
Diclofenac (50-100 mg) è simile per efficacia nel trattamento contro l’emicrania al sumatripan, ed è superiore al sumatripan stesso e al placebo nella riduzione dei sintomi correlati come la nausea (Diclofenac-K/Sumatripan Migraine Study Group, 1999).
Nel trattamento contro la cefalea di tipo tensivo (TTH) diclofenac (12,5 e 25 mg) ed ibuprofene (400 mg) sono risultati efficaci come il placebo, nessuna differenza è stata individuata tra i tre trattamenti. (Kubitzek et al., 2002).

Flogosi e infiammazione
Si è dimostrato almeno pari all’indometacina nel migliorare i parametri di efficacia clinica in corso di reumatismo extrarticolare e di stati dolorosi da flogosi di origine extra-reumatica e post-traumatica, a dosi da 75 a 150 mg/die.