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Blefarite

Farmaci e terapie

Quali farmaci per la Blefarite?

La blefarite è una condizione cronica e ricorrente dell’infiammazione del margine palpebrale che richiede un approccio terapeutico multimodale e adattato alla forma clinica e alla gravità dei sintomi. L’obiettivo della terapia è alleviare i sintomi, ridurre l’infiammazione, migliorare la funzione delle ghiandole di Meibomio e prevenire recidive o complicanze alla superficie oculare (Di Zazzo et al., 2024; Kudasiewicz-Kardaszewska et al., 2023).

La gestione della blefarite è, pertanto, prevalentemente di supporto e sintomatica, poiché non esistono trattamenti capaci di “guarire” definitivamente la malattia. I principi terapeutici comprendono:

Igiene palpebrale: la pietra angolare

La igiene delle palpebre rappresenta il primo e più importante intervento in qualunque forma di blefarite (anteriore o posteriore). La routine quotidiana include (Hakim, Farooq, 2021):

Questo approccio riduce il carico di detriti, batteri e lipidi ostruiti nei dotti ghiandolari, risultando benefico sia nella blefarite anteriore che in quella associata alla MGD.

Terapia farmacologica

Antibiotici topici

Nei casi di blefarite batterica o con colonizzazione stafilococcica significativa, gli antibiotici topici possono ridurre il carico microbico e l’infiammazione:

Corticosteroidi topici

I corticosteroidi topici a basso dosaggio possono essere utili in fasi infiammatorie moderate-gravi per ridurre rapidamente l’arrossamento e il gonfiore palpebrale. Tuttavia, il loro impiego deve essere breve e sotto controllo clinico per evitare effetti avversi noti (aumento della pressione intraoculare, cataratta) (Lin et al., 2024).

In alcuni casi, combinazioni di antibiotico più corticosteroide sono utilizzate per gestire contemporaneamente componente infettiva e infiammatoria, con evidenze di efficacia clinica nel migliorare i sintomi e i segni oculari (Pflugfelder et al., 2014).

Antibiotici sistemici

In forme persistenti o associate a disfunzione delle ghiandole di Meibomio severa, si possono utilizzare antibiotici sistemici a basso dosaggio (es. Doxiciclina oppure Azitromicina orale) per le loro proprietà antinfiammatorie e lipidi-modulanti sulle ghiandole di Meibomio.

Questi farmaci non sono utili in tutte le forme di blefarite, e la scelta va personalizzata sul quadro clinico e tollerabilità del paziente.

Trattamenti per disfunzione delle ghiandole di Meibomio (MGD)

La blefarite posteriore è frequentemente associata a disfunzione delle ghiandole di Meibomio, una condizione cronica che richiede specifiche strategie terapeutiche (Kudasiewicz-Kardaszewska et al., 2023).

Terapie termiche avanzate

Oltre agli impacchi caldi domiciliari, terapie termiche professionali (come pulsazione di calore o dispositivi di termopulsazione in studio) possono essere utilizzate per:

Questi approcci sono particolarmente utili in forme di MGD moderate-gravi e sono sostenuti da evidenze cliniche emergenti (Rocha et al., 2024).

Trattamenti aggiuntivi in fase di studio

La ricerca clinica sta esplorando anche l’uso di nuovi composti e tecnologie (ad es. terapia con luce pulsata intensa, farmaci lipofili o modulanti la secrezione glandolare), ma al momento tali approcci non sono ancora standardizzati e devono essere valutati alla luce di studi più ampi (Rocha et al., 2024).

Ruolo degli integratori nutrizionali (omega-3)

Gli acidi grassi omega-3 sono stati proposti come coadiuvanti nella gestione di blefarite associata a disfunzione delle ghiandole di Meibomio perché possono modulare l’infiammazione e migliorare la composizione del film lipidico. Tuttavia, i dati clinici sono contrastanti.

Un recente studio clinico randomizzato su pazienti con disfunzione delle ghiandole di Meibomio ha mostrato mancanza di beneficio statisticamente significativo dell’integrazione con trigliceridi di omega-3 rispetto a controllo con olio di semi d’uva sugli indici clinici di superficie oculare e sintomi (Eom et al., 2024).

Le meta-analisi in ambito di malattia dell’occhio secco (di cui la disfunzione delle ghiandole di Meibomio è una componente) suggeriscono effetti modesti sui sintomi soggettivi, ma risultati clinici discordanti e variabilità tra studi indicano la necessità di cautela nell’interpretare eventuali benefici (Wang, Ko, 2023).

Pertanto, gli integratori omega-3 possono essere considerati come terapia complementare in casi selezionati, ma non vanno considerati come trattamento di prima linea universale.

Approccio terapeutico personalizzato

La gestione terapeutica della blefarite deve tener conto di:

Il trattamento è spesso prolungato e recidivante: la compliance del paziente alle misure domiciliari è un fattore determinante per il controllo a lungo termine della malattia (Di Zazzo et al., 2024).

Monitoraggio e follow-up

Un regolare follow-up oftalmologico è essenziale per: