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Calcoli renali (nefrolitiasi)

Avvertenze

Cosa chiedere al medico e al farmacista suli Calcoli renali (nefrolitiasi)?

Se ritieni di avere i sintomi dei calcoli renali (nefrolitiasi), o se a qualcuno dei tuoi familiari sono stati diagnosticati calcoli renali (nefrolitiasi), parlane con il tuo medico di fiducia.

Ecco alcune domande che potresti porre.

Quando una colica renale richiede di rivolgersi subito al medico o al Pronto Soccorso?

Un episodio di colica renale non costituisce necessariamente un’emergenza: molti calcoli ureterali, soprattutto se piccoli, possono essere gestiti inizialmente in modo conservativo. Alcune situazioni, tuttavia, richiedono una valutazione medica urgente.

Particolare attenzione deve essere prestata alla comparsa di febbre, brividi o altri segni di infezione in presenza di un possibile calcolo ostruttivo. L’associazione fra ostruzione delle vie urinarie e infezione rappresenta una vera emergenza urologica, perché l’urina infetta può rimanere intrappolata a monte dell’ostruzione e l’infezione può evolvere rapidamente verso sepsi o shock settico. In questa situazione può essere necessario drenare urgentemente il rene mediante posizionamento di uno stent ureterale o nefrostomia, rinviando il trattamento definitivo del calcolo a quando l’infezione sia stata controllata (Hemo et al., 2026; Pearle et al., 2026b).

È inoltre opportuno rivolgersi rapidamente a un medico se il dolore è molto intenso e non risponde alla terapia prescritta, se compaiono vomito persistente e impossibilità ad assumere liquidi, riduzione marcata o arresto della produzione di urina, deterioramento delle condizioni generali o segni di insufficienza renale. Una valutazione urgente assume ancora maggiore importanza nelle persone con un solo rene funzionante, malattia renale cronica o altre condizioni che rendono particolarmente rischiosa un’ostruzione urinaria.

Febbre e calcoli renali possono essere una combinazione pericolosa?

Sì. È probabilmente una delle avvertenze più importanti per chi soffre di nefrolitiasi. Un calcolo che ostruisce l’uretere può ostacolare il normale drenaggio dell’urina; se contemporaneamente è presente un’infezione, gli antibiotici da soli possono non essere sufficienti perché il rene infetto rimane ostruito.

Il quadro definito comunemente “rene ostruito e infetto” richiede una rapida valutazione urologica e, quando indicato, la decompressione delle vie urinarie. In una recente casistica di pazienti con ostruzione ureterale associata a infezione, un drenaggio più tempestivo mediante nefrostomia è risultato associato a migliori esiti clinici, confermando l’importanza di non ritardare la decompressione nei quadri settici (Hemo et al., 2026).

Per questo motivo una persona con calcolo noto o sospetto che sviluppi febbre, brividi, marcata debolezza, confusione, tachicardia o peggioramento rapido delle condizioni generali non dovrebbe attendere che i sintomi passino spontaneamente.

Se il dolore scompare significa che il calcolo è stato espulso?

Non necessariamente. La scomparsa della colica è certamente un segnale favorevole, ma non dimostra da sola che il calcolo sia stato eliminato. Il dolore dipende principalmente dall’ostruzione e dalla distensione acuta delle vie urinarie e può ridursi anche quando il calcolo rimane nell’uretere.

Per questa ragione il follow-up deve essere adattato alla posizione e alle dimensioni del calcolo, ai sintomi e agli esami eseguiti. Nei casi in cui non sia stata documentata l’espulsione può essere necessario un controllo mediante ecografia, radiografia dell’apparato urinario per i calcoli radiopachi o, in situazioni selezionate, tomografia computerizzata (TC). Le più recenti linee guida dell’American Urological Association (AUA) sottolineano che caratteristiche del calcolo, anatomia delle vie urinarie e condizioni del paziente devono essere considerate insieme nella scelta fra osservazione e trattamento (Pearle et al., 2026b).

Anche dopo un trattamento apparentemente risolutivo possono persistere frammenti residui. Secondo l’algoritmo elaborato dalla European Association of Urology (EAU) Urolithiasis Panel, persino frammenti di dimensioni non superiori a 4 mm possono aumentare di volume o determinare nuovi episodi e possono quindi richiedere controlli periodici (Lombardo et al., 2024).

Quanto tempo si può aspettare perché un calcolo venga espulso spontaneamente?

Non esiste un tempo valido per tutti. La probabilità di espulsione dipende soprattutto dalle dimensioni e dalla posizione del calcolo, oltre che dall’anatomia delle vie urinarie e dalle condizioni cliniche del paziente. In generale, i calcoli ureterali piccoli hanno maggiori probabilità di essere eliminati spontaneamente, mentre la probabilità diminuisce progressivamente all’aumentare delle dimensioni.

L’osservazione può essere appropriata quando il paziente è clinicamente stabile, il dolore è controllabile, non vi sono febbre o infezione, la funzione renale non è compromessa e non esistono altre indicazioni a un intervento immediato. Il semplice fatto che un calcolo possa potenzialmente essere espulso non significa quindi che sia sempre corretto attendere indefinitamente (Pearle et al., 2026b).

In alcuni pazienti con calcoli ureterali può essere prescritta una terapia medica espulsiva, soprattutto con alfa-bloccanti come tamsulosin. Le evidenze indicano un beneficio più evidente per calcoli ureterali superiori a circa 5 mm rispetto a quelli più piccoli, che presentano già un’elevata probabilità di espulsione spontanea. Questi farmaci possono però provocare effetti indesiderati, fra cui capogiri e ipotensione, e devono essere prescritti dopo valutazione clinica, non assunti autonomamente (Campschroer et al., 2018a).

Quali farmaci posso assumere per il dolore e quali precauzioni devo prendere?

I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) costituiscono uno dei principali trattamenti della colica renale perché, oltre all’effetto analgesico, riducono la produzione di prostaglandine e la pressione all’interno delle vie urinarie. La più recente revisione Cochrane conferma che i FANS sono efficaci nel ridurre il dolore della colica renale nell’adulto, pur sottolineando che la certezza delle evidenze varia a seconda degli specifici confronti terapeutici (Afshar et al., 2025).

Questo non significa, però, che siano appropriati per chiunque. I FANS richiedono particolare cautela o possono essere controindicati in persone con malattia renale, disidratazione importante, ulcera o sanguinamento gastrointestinale, allergia a questi farmaci, alcune malattie cardiovascolari o trattamento con determinati farmaci, nonché in alcune fasi della gravidanza.

Anche analgesici diversi dai FANS, compresi paracetamolo e, nei casi più intensi, oppioidi, possono avere un ruolo. La scelta deve considerare intensità del dolore, funzione renale, patologie concomitanti e terapie già assunte. Se il dolore rimane intenso nonostante il trattamento prescritto, è opportuno rivalutare la situazione invece di aumentare autonomamente dosi e numero di farmaci.

Devo bere moltissima acqua mentre ho una colica renale?

Una buona idratazione è fondamentale nella prevenzione della nefrolitiasi, ma durante una colica acuta non è corretto pensare che bere forzatamente grandi quantità d’acqua possa “spingere fuori” il calcolo.

In presenza di un’ostruzione acuta, un’eccessiva introduzione forzata di liquidi non ha dimostrato di accelerare in modo affidabile l’espulsione e può aumentare la produzione di urina a monte dell’ostruzione, contribuendo in alcuni casi ad accentuare la pressione e il dolore. È quindi ragionevole mantenere una normale idratazione, compatibilmente con nausea e vomito, senza obbligarsi ad assumere grandi volumi di acqua in breve tempo.

Il discorso cambia dopo la risoluzione dell’episodio acuto: nel lungo periodo, un’adeguata assunzione di liquidi finalizzata a mantenere un elevato volume urinario costituisce uno dei cardini della prevenzione delle recidive (Pearle et al., 2026).

Il sangue nelle urine è normale quando si hanno i calcoli?

La presenza di sangue nelle urine, o ematuria, è frequente nella nefrolitiasi perché il calcolo può irritare la mucosa delle vie urinarie. Il sangue può essere evidente a occhio nudo oppure rilevato soltanto con l’esame delle urine.

Una metanalisi comprendente 15.860 pazienti ha rilevato microematuria in circa il 77% delle persone con sospetta colica renale e nell’84% di quelle con urolitiasi confermata. Ciò significa, però, anche che l’assenza di sangue nelle urine non esclude un calcolo (Minotti et al., 2020).

Allo stesso modo, non bisogna attribuire automaticamente qualsiasi ematuria a una nefrolitiasi già nota. Un’ematuria persistente, ricorrente o non adeguatamente spiegata deve essere valutata in base all’età, alla storia clinica e ai fattori di rischio del paziente, perché può avere altre cause, comprese patologie renali, infezioni e neoplasie delle vie urinarie. Le linee guida AUA/SUFU 2025 (SUFU sta per Society for Urodynamics, Female Pelvic Medicine & Urogenital Reconstruction) raccomandano infatti una valutazione dell’ematuria basata sulla stratificazione individuale del rischio (Barocas et al., 2025).

I calcoli renali possono danneggiare il rene?

Nella maggior parte delle persone un singolo episodio di nefrolitiasi trattato correttamente non determina una perdita significativa permanente della funzione renale. Tuttavia, ostruzioni importanti o prolungate, infezioni associate, episodi ripetuti e alcune forme metaboliche o genetiche di nefrolitiasi possono causare danno renale.

L’ostruzione delle vie urinarie rappresenta uno dei meccanismi attraverso cui la nefrolitiasi può provocare danno renale acuto. Inoltre, gli studi epidemiologici mostrano un’associazione tra storia di nefrolitiasi e maggiore rischio di malattia renale cronica, anche se il rischio assoluto varia ampiamente in relazione alle caratteristiche individuali e alle patologie concomitanti (Prochaska, Zisman, 2024).

La soglia per una valutazione urgente deve essere particolarmente bassa nel paziente con rene unico, funzione renale già compromessa, ostruzione bilaterale o significativa riduzione della quantità di urina prodotta.

Cosa bisogna fare se i calcoli renali compaiono durante la gravidanza?

Una sospetta colica renale in gravidanza deve essere valutata dal medico perché sia la diagnosi sia il trattamento richiedono precauzioni specifiche. L’ecografia rappresenta generalmente l’esame di imaging iniziale, poiché non comporta esposizione a radiazioni ionizzanti; eventuali ulteriori accertamenti devono essere scelti valutando attentamente benefici e rischi.

Anche la terapia farmacologica deve essere adattata alla gravidanza: farmaci normalmente utilizzati nella colica renale possono non essere appropriati in determinate fasi della gestazione e non devono quindi essere assunti autonomamente.

La maggior parte dei casi non complicati può essere inizialmente gestita in modo conservativo, ma dolore intrattabile, infezione, deterioramento della funzione renale o ostruzione significativa possono richiedere un trattamento urologico. Quando necessario sono possibili il drenaggio mediante stent o nefrostomia e, in casi selezionati, l’ureteroscopia. La gestione dovrebbe essere multidisciplinare, coinvolgendo urologo e specialisti ostetrici (Golos et al., 2026).

Febbre, brividi, dolore intenso persistente, vomito importante o riduzione della diuresi durante la gravidanza meritano pertanto una valutazione tempestiva.

Dopo aver espulso o rimosso un calcolo devo continuare a fare controlli?

Dipende dal rischio individuale, ma la scomparsa del calcolo non conclude necessariamente la gestione della nefrolitiasi. La malattia ha infatti una marcata tendenza alla recidiva e alcune persone presentano condizioni metaboliche o anatomiche che favoriscono ripetutamente la formazione di calcoli.

Quando possibile è utile recuperare il calcolo espulso e sottoporlo ad analisi, perché conoscere la sua composizione aiuta a impostare strategie preventive specifiche. Nei pazienti a maggiore rischio, nelle forme ricorrenti, nei soggetti giovani o con calcoli multipli, bilaterali o di composizione particolare può essere indicato anche uno studio metabolico, generalmente comprendente esami ematici e raccolta delle urine delle 24 ore (Pearle et al., 2026).

Il follow-up radiologico non deve però tradursi in un ricorso indiscriminato alla TC. L’algoritmo dell’EAU Urolithiasis Panel propone un monitoraggio modulato sulla presenza di frammenti residui e sul rischio di recidiva, privilegiando quando appropriato ecografia e radiografia dell’apparato urinario e riservando la TC soprattutto ai pazienti sintomatici o nei quali si stia pianificando un nuovo intervento (Lombardo et al., 2024).

Nei pazienti che ricevono una terapia farmacologica preventiva — per esempio citrato di potassio, tiazidici o allopurinolo in condizioni specifiche — il follow-up serve inoltre a controllare sia l’efficacia del trattamento sia la comparsa di possibili effetti indesiderati. Le nuove linee guida AUA 2026 sottolineano proprio l’importanza di associare trattamento preventivo e monitoraggio nel tempo (Pearle et al., 2026a).


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