I calcoli renali (nefrolitiasi) sono aggregati solidi costituiti da cristalli e materiale organico che si formano all’interno del rene per precipitazione di sostanze normalmente disciolte nelle urine. (leggi)
I calcoli renali (nefrolitiasi) non hanno generalmente una causa unica. (leggi)
I calcoli renali (nefrolitiasi) possono manifestarsi in modi molto diversi. (leggi)
La diagnosi dei calcoli renali (nefrolitiasi) nasce dall’integrazione tra quadro clinico, esami di laboratorio e tecniche di imaging. (leggi)
Il trattamento dei calcoli renali (nefrolitiasi) dipende da numerosi fattori: dimensioni e sede del calcolo, sua composizione, intensità dei sintomi, presenza di ostruzione delle vie urinarie o infezione, funzionalità renale e probabilità che il calcolo venga eliminato spontaneamente. (leggi)
La prevenzione rappresenta una parte essenziale della gestione dei calcoli renali, perché la nefrolitiasi tende frequentemente a recidivare. (leggi)
Se ritieni di avere i sintomi dei calcoli renali (nefrolitiasi), o se a qualcuno dei tuoi familiari sono stati diagnosticati i calcoli renali (nefrolitiasi), parlane con il tuo medico di fiducia. (leggi)
Le medicine non convenzionali tendono ad avere un approccio olistico nei confronti della malattia, tendono cioè a considerare “il malato” nella sua complessità di individuo, al di là del singolo organo malato. (leggi)
Le informazioni contenute nella ricerca Pharmamedix dedicata ai calcoli renali (nefrolitiasi) sono state analizzate con riferimento alle fonti seguenti. (leggi)
Che cos'è i Calcoli renali (nefrolitiasi)?
I calcoli renali (nefrolitiasi) sono aggregati solidi costituiti da cristalli e materiale organico che si formano all’interno del rene per precipitazione di sostanze normalmente disciolte nelle urine. La loro formazione è un processo complesso che dipende dalla concentrazione urinaria delle sostanze capaci di cristallizzare, dal volume e dal pH delle urine, dalla presenza di promotori e inibitori della cristallizzazione e da numerosi fattori metabolici, genetici, alimentari e ambientali. La nefrolitiasi non deve quindi essere considerata semplicemente come la presenza occasionale di un "sassolino" nel rene, ma come una patologia multifattoriale caratterizzata, in molti pazienti, dalla tendenza alla formazione e alla recidiva dei calcoli (Bargagli et al., 2025; Prochaska, Zisman, 2024).
I calcoli possono rimanere confinati nelle cavità renali senza provocare sintomi oppure migrare dal rene nell’uretere, il sottile condotto che trasporta l’urina dal rene alla vescica. È soprattutto il passaggio e l’eventuale ostruzione dell’uretere a determinare la tipica colica renale, caratterizzata generalmente da dolore intenso e improvviso. La presenza di un calcolo, tuttavia, può determinare conseguenze cliniche anche in assenza della classica colica, per esempio provocando ematuria, infezione o ostruzione delle vie urinarie.
I calcoli non sono tutti uguali. La maggior parte contiene calcio e la forma predominante è rappresentata dai calcoli di ossalato di calcio; esistono inoltre calcoli di fosfato di calcio, acido urico, struvite e cistina, oltre a forme meno comuni. La composizione non costituisce una semplice caratteristica chimica: può fornire informazioni importanti sui meccanismi responsabili della formazione del calcolo e condizionare le strategie di prevenzione e trattamento (Bargagli et al., 2025; Prochaska, Zisman, 2024).
Negli ultimi anni la concezione della nefrolitiasi si è inoltre ampliata. La malattia viene sempre più considerata una condizione che può avere implicazioni sistemiche, poiché è associata a un maggior rischio di malattia renale cronica e presenta relazioni con alterazioni metaboliche, malattie cardiovascolari, sindrome metabolica e riduzione della massa ossea. Queste associazioni non implicano necessariamente un rapporto causale diretto in ogni paziente, ma sottolineano l’importanza di considerare la nefrolitiasi nel contesto complessivo dello stato metabolico e cardiovascolare della persona (Bargagli et al., 2025).
Calcoli renali, nefrolitiasi, litiasi renale e urolitiasi: sono la stessa cosa?
I termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma non sono perfettamente sovrapponibili.
Nefrolitiasi deriva da nephros, rene, e lithos, pietra, e indica propriamente la presenza o la formazione di calcoli nel rene. In questo senso, "nefrolitiasi", "litiasi renale" e il termine di uso comune "calcoli renali" possono essere considerati sostanzialmente equivalenti.
Il termine urolitiasi ha invece un significato anatomico più ampio: indica la presenza di calcoli nell’apparato urinario e comprende quindi non soltanto i calcoli localizzati nel rene, ma anche quelli presenti nelle altre vie urinarie. Un calcolo originatosi nel rene che migra nell’uretere viene definito calcolo ureterale o ureterolitiasi.
Questa distinzione è particolarmente importante quando si interpretano gli studi scientifici. Gran parte della letteratura epidemiologica internazionale utilizza infatti il termine urolithiasis o urinary stone disease e comprende nella stessa analisi calcoli renali e ureterali. In questa monografia utilizzeremo calcoli renali (nefrolitiasi) come denominazione principale, ricorrendo al termine urolitiasi quando il dato scientifico citato riguarda complessivamente la calcolosi delle vie urinarie. Questa scelta permette di evitare di attribuire impropriamente alla sola nefrolitiasi dati epidemiologici raccolti con una definizione più ampia.
Esistono differenze tra uomini e donne?
Sì. Storicamente la nefrolitiasi è stata considerata una patologia prevalentemente maschile e gli studi più datati riportavano rapporti uomo:donna anche prossimi a 3:1. Questa distanza si è però progressivamente ridotta, tanto che la differenza tra i sessi è oggi considerevolmente inferiore in molte popolazioni.
La meta-analisi mondiale più recente ha stimato una prevalenza del 12,93% negli uomini e dell’8,91% nelle donne (Vera-Ponce et al., 2025). Analogamente, secondo il GBD 2021, circa il 67% dei nuovi casi mondiali di urolitiasi del 2021 riguardava uomini (Zheng et al., 2025; GBD 2021 Urolithiasis Collaborators, 2024).
Il sesso maschile rimane quindi complessivamente associato a un burden maggiore, ma il rapporto uomo:donna non è costante e varia con età, popolazione e periodo storico. L’aumento della frequenza osservato nelle donne in alcune popolazioni è stato messo in relazione con cambiamenti nell’alimentazione, nell’obesità e in altri fattori metabolici e ambientali. È pertanto più corretto affermare che la nefrolitiasi rimane globalmente più frequente negli uomini, ma il tradizionale divario epidemiologico tra i sessi si è ridotto.
I calcoli renali possono comparire nei bambini?
La nefrolitiasi può interessare anche bambini e adolescenti e non deve essere considerata una patologia esclusivamente dell’adulto. Rimane molto meno comune in età pediatrica, ma negli ultimi decenni numerosi studi hanno segnalato un aumento della malattia in bambini e adolescenti (Cao et al., 2023; Tong et al., 2023).
I dati più recenti del Global Burden of Disease confermano che il fenomeno ha dimensioni non trascurabili. Un’analisi pubblicata nel 2025 ha stimato per il 2021 circa 1,56 milioni di nuovi casi pediatrici di urolitiasi nel mondo, circa il 15% in più rispetto al 1990. I maschi rappresentavano circa il 58% dei nuovi casi e le femmine il 41%; dal 2015 al 2021 sono aumentate sia l’incidenza sia la prevalenza della malattia pediatrica (Xu et al., 2025).
L’urolitiasi pediatrica presenta inoltre alcune peculiarità. Rispetto all’adulto assume maggiore importanza la ricerca di una predisposizione metabolica, anatomica o genetica, soprattutto quando i calcoli compaiono molto precocemente, sono bilaterali o recidivanti oppure esiste una storia familiare. Per questo la presenza di un calcolo in un bambino richiede generalmente un inquadramento eziologico e metabolico particolarmente accurato (Cao et al., 2023; Tong et al., 2023).
Epidemiologia
La nefrolitiasi è una delle patologie più comuni dell’apparato urinario e rappresenta un problema sanitario rilevante per la sua elevata frequenza, per la possibilità di recidiva e per il conseguente ricorso ad assistenza medica, diagnostica e chirurgica. La sua distribuzione non è uniforme: frequenza e caratteristiche della malattia variano con l’età, il sesso, l’area geografica, il clima, l’alimentazione, le condizioni socioeconomiche e altri fattori ambientali e metabolici (Bargagli et al., 2025; GBD 2021 Urolithiasis Collaborators, 2024).
World
Le stime epidemiologiche devono essere interpretate con cautela perché cambiano considerevolmente in funzione della popolazione studiata e, soprattutto, del metodo utilizzato per identificare i calcoli. Una recente meta-analisi comprendente 22 studi e oltre 1,27 milioni di persone ha stimato una prevalenza globale dell’urolitiasi del 10,85%, con un intervallo di confidenza al 95% dell’8,76-13,14%. La marcata eterogeneità tra gli studi indica tuttavia che questa percentuale non deve essere interpretata come una prevalenza uniforme applicabile indistintamente a tutte le popolazioni (Vera-Ponce et al., 2025).
Il Global Burden of Disease Study 2021 offre una prospettiva complementare basata sull’incidenza. Nel 2021 sono stati stimati nel mondo circa 106 milioni di nuovi casi di urolitiasi. Tra il 2000 e il 2021 il numero assoluto di nuovi casi è aumentato del 26,7%, mentre il tasso di incidenza standardizzato per età è diminuito del 17,5%. Le due osservazioni non sono contraddittorie: l’aumento del numero assoluto dei casi può coesistere con la diminuzione del tasso standardizzato, anche per effetto della crescita e dell’invecchiamento della popolazione mondiale (Zheng et al., 2025; GBD 2021 Urolithiasis Collaborators, 2024).
Esistono inoltre importanti differenze geografiche, attribuibili almeno in parte a clima, esposizione alle alte temperature, disponibilità di acqua, abitudini alimentari, caratteristiche genetiche e condizioni socioeconomiche. Anche le differenze nei sistemi sanitari e nei metodi diagnostici utilizzati contribuiscono però alle variazioni osservate, rendendo difficile confrontare direttamente le prevalenze riportate nei diversi Paesi (Vera-Ponce et al., 2025; GBD 2021 Urolithiasis Collaborators, 2024).
Europa
I dati europei sono stati recentemente rivalutati da Trinchieri et al. in una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026, comprendente 66 studi europei. La prevalenza aggregata dei calcoli urinari è risultata pari al 7,2% (IC 95% 5,55-9,05%). La prevalenza stimata era del 7,03% nell’Europa meridionale, mediterranea e balcanica e del 7,52% nell’Europa centrale e settentrionale, senza una differenza statisticamente rilevabile tra queste macroaree. Gli autori non hanno inoltre osservato una variazione significativa della prevalenza aggregata confrontando gli studi pubblicati prima e dopo il 2000 (Trinchieri et al., 2026).
Anche questi risultati richiedono cautela. L’eterogeneità tra gli studi europei è risultata molto elevata e i valori di incidenza variano considerevolmente in relazione alla popolazione e al disegno dello studio. È quindi preferibile parlare di una prevalenza europea nell’ordine del 7%, piuttosto che attribuire all’intera popolazione europea un singolo valore epidemiologico assoluto.
Italia
Per l’Italia disponiamo di studi epidemiologici specifici, ma i principali dati primari nazionali sono meno recenti rispetto a quelli disponibili per l’Europa nel suo complesso. Uno studio basato sul database della medicina generale italiana stimava nel 2012 una prevalenza dell’urolitiasi del 4,14%, con un’incidenza di 2,23 nuovi casi per 1.000 persone, evidenziando inoltre una considerevole variabilità regionale. La prevalenza risultava del 4,53% negli uomini e del 3,78% nelle donne (Prezioso et al., 2014).
Un precedente studio condotto su una popolazione urbana di Firenze aveva invece rilevato una prevalenza dei calcoli renali del 7,5%; circa la metà dei soggetti con storia di nefrolitiasi riferiva una malattia recidivante. In quella popolazione non emergeva una differenza statisticamente significativa tra uomini e donne (Croppi et al., 2012).
La differenza tra queste stime non deve essere considerata necessariamente una contraddizione: popolazione studiata, definizione di caso, modalità di rilevazione e distribuzione geografica possono influenzare notevolmente la prevalenza osservata. Alla luce della recente meta-analisi europea, che stima una prevalenza aggregata del 7,03% nell’Europa meridionale, mediterranea e balcanica, appare quindi prudente non proporre un unico valore come attuale prevalenza nazionale italiana, in assenza di un’indagine nazionale recente direttamente comparabile (Trinchieri et al., 2026; Prezioso et al., 2014; Croppi et al., 2012).