Come prevenire il Cancro alla prostata (tumore della prostata)?
Non esiste attualmente un metodo che permetta di prevenire con certezza il cancro alla prostata. Alcuni dei principali fattori associati allo sviluppo della malattia, come l’età, la familiarità e la predisposizione genetica, non possono infatti essere modificati. Diversamente da quanto avviene per altri tumori, inoltre, non è stato identificato un singolo comportamento o intervento farmacologico che abbia dimostrato in maniera conclusiva di impedire lo sviluppo del tumore della prostata nella popolazione generale (Cui et al., 2024; Bergengren et al., 2023).
Questo non significa, tuttavia, che la prevenzione sia priva di importanza. Le evidenze disponibili indicano che alcuni fattori modificabili, soprattutto quelli legati al peso corporeo, all’attività fisica, all’alimentazione e al fumo, possono influire sul rischio di sviluppare forme clinicamente rilevanti o aggressive della malattia e, soprattutto, sul rischio di mortalità per cancro alla prostata. La prevenzione va quindi intesa principalmente come riduzione dei fattori di rischio modificabili, senza attribuire ai singoli interventi un’efficacia preventiva che non sia stata dimostrata (Lin et al., 2025; Bergengren et al., 2023; Ziglioli et al., 2023).
Peso corporeo e obesità
Il rapporto tra peso corporeo e tumore della prostata è complesso. Gli studi non dimostrano in maniera uniforme che l’obesità aumenti l’incidenza complessiva della malattia; inoltre, l’obesità è associata a concentrazioni più basse di antigene prostatico specifico (PSA), circostanza che può influenzare la probabilità di diagnosi e complicare l’interpretazione degli studi epidemiologici (Harrison et al., 2020).
Le evidenze sono invece più consistenti quando si considerano le forme avanzate e gli esiti della malattia. L’eccesso ponderale e, in particolare, l’obesità sono stati associati a un rischio maggiore di forme aggressive e a una maggiore mortalità correlata al cancro alla prostata. Una meta-analisi condotta su oltre 280.000 pazienti ha rilevato un aumento della mortalità specifica per tumore della prostata negli uomini con obesità e una relazione dose-risposta con l’aumento dell’indice di massa corporea (Rivera-Izquierdo et al., 2021).
Mantenere un peso corporeo adeguato ed evitare l’accumulo eccessivo di grasso, soprattutto a livello addominale, rappresentano quindi obiettivi ragionevoli nell’ambito della prevenzione, con benefici che si estendono anche alla salute cardiovascolare e metabolica (Ziglioli et al., 2023; Rivera-Izquierdo et al., 2021).
Attività fisica
L’attività fisica regolare costituisce un’altra componente di uno stile di vita favorevole alla salute, anche se il suo effetto specifico sulla comparsa del cancro alla prostata non è ancora completamente definito.
Una vasta revisione sistematica e meta-analisi non ha evidenziato una chiara riduzione dell’incidenza complessiva della malattia negli uomini più attivi, pur osservando segnali favorevoli per alcune forme avanzate o aggressive (Benke et al., 2018). Analisi più recenti suggeriscono inoltre che il mantenimento dei livelli raccomandati di attività fisica possa essere associato a una modesta riduzione del rischio a lungo termine di tumore della prostata letale e fatale (Guo et al., 2025).
L’attività fisica deve quindi essere incoraggiata, pur evitando di presentarla come una misura capace, da sola, di prevenire il tumore della prostata. Il suo valore deriva anche dalla capacità di contribuire al controllo del peso, alla salute metabolica e alla prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Alimentazione
Non è stata identificata una specifica “dieta anticancro” capace di prevenire con certezza il cancro alla prostata. La ricerca si è progressivamente spostata dallo studio dei singoli alimenti o nutrienti alla valutazione dei modelli alimentari complessivi.
Una recente revisione sistematica di studi prospettici e trial clinici ha osservato che modelli alimentari complessivamente salutari e ricchi di alimenti vegetali sono generalmente associati a un rischio inferiore di tumore della prostata, sebbene le evidenze siano più consistenti per la progressione e la mortalità dopo la diagnosi rispetto alla prevenzione primaria della malattia (Lin et al., 2025).
In termini pratici, è quindi ragionevole privilegiare un’alimentazione varia, ricca di verdura, frutta, legumi e cereali integrali, limitando alimenti altamente trasformati e bevande zuccherate. Tuttavia, per molti singoli componenti della dieta le evidenze specifiche sul cancro alla prostata rimangono insufficienti o discordanti. Anche un’analisi a lungo termine del Health Professionals Follow-up Study ha rilevato effetti modesti o sostanzialmente nulli per numerose singole strategie alimentari, mentre la limitazione delle bevande zuccherate è risultata associata a una piccola riduzione del rischio di malattia letale o fatale (Guo et al., 2025).
Di conseguenza, le raccomandazioni nutrizionali devono essere considerate nel contesto di un modello complessivo di alimentazione salutare e non come prescrizioni di singoli alimenti dotati di presunte proprietà preventive.
Fumo
Il rapporto tra fumo e incidenza del tumore della prostata presenta una particolarità epidemiologica: alcuni studi osservazionali hanno registrato nei fumatori un numero inferiore di diagnosi, soprattutto di tumori a basso rischio. Questo dato non indica però un effetto protettivo del tabacco e può essere spiegato almeno in parte da differenze nella partecipazione ai controlli e nell’esecuzione del PSA.
Ciò che appare clinicamente più importante è che il fumo è associato a una prognosi peggiore. In un’ampia analisi comprendente oltre 350.000 uomini, i fumatori presentavano un rischio maggiore di morte per cancro alla prostata; l’associazione risultava ulteriormente accentuata dalla concomitante presenza di obesità (Jochems et al., 2023).
Smettere di fumare rappresenta pertanto una misura fondamentale per la salute generale e può contribuire a ridurre il rischio di esiti sfavorevoli legati alla malattia.
Integratori alimentari: vitamina E e selenio
L’impiego di integratori allo scopo specifico di prevenire il cancro alla prostata non è supportato dalle evidenze disponibili. Particolare importanza ha avuto il Selenium and Vitamin E Cancer Prevention Trial (SELECT), un ampio studio clinico randomizzato progettato per verificare se selenio e vitamina E potessero ridurre il rischio della malattia.
I risultati hanno dimostrato che il selenio non riduceva significativamente l’incidenza del tumore della prostata, mentre l’assunzione di vitamina E alla dose utilizzata nello studio, 400 UI al giorno, era associata a un aumento statisticamente significativo del rischio di cancro alla prostata rispetto al placebo (Klein et al., 2011).
Vitamina E e selenio non dovrebbero quindi essere assunti con l’obiettivo specifico di prevenire il tumore della prostata. Più in generale, l’assenza di una carenza documentata o di altre indicazioni mediche rende inappropriato ricorrere autonomamente a integratori ad alte dosi a scopo preventivo.
Farmaci per prevenire il tumore della prostata
Tra i farmaci maggiormente studiati nella chemioprevenzione vi sono gli inibitori della 5-alfa-reduttasi, in particolare finasteride e dutasteride, utilizzati principalmente nel trattamento dell’iperplasia prostatica benigna.
Gli studi hanno mostrato che questi farmaci possono ridurre il numero complessivo di diagnosi di cancro alla prostata, soprattutto per quanto riguarda le forme a basso grado. Nel Prostate Cancer Prevention Trial, la finasteride ha ridotto significativamente l’incidenza della malattia; tuttavia, il beneficio non si è tradotto in una dimostrata riduzione della mortalità per tumore della prostata nel follow-up a lungo termine (Goodman et al., 2019).
Per questo motivo la possibilità di ridurre l’incidenza diagnostica non equivale automaticamente a prevenire le forme clinicamente più pericolose della malattia. finasteride o dutasteride non devono quindi essere assunte autonomamente con finalità preventive: il loro eventuale utilizzo deve essere deciso dal medico sulla base delle indicazioni cliniche individuali.
Analogamente, alcuni studi hanno valutato farmaci come aspirina, statine o metformina, ma le evidenze disponibili non sono sufficienti per raccomandarne l’impiego specificamente per la prevenzione del cancro alla prostata (Ziglioli et al., 2023).
Prevenzione e diagnosi precoce non sono la stessa cosa
È importante distinguere la prevenzione primaria dalla diagnosi precoce. Il dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA), la visita urologica e gli eventuali approfondimenti diagnostici non impediscono la formazione del tumore, ma possono consentire di identificarlo prima che provochi sintomi o raggiunga uno stadio avanzato.
La decisione di sottoporsi a controlli per la diagnosi precoce deve tenere conto dell’età, delle condizioni generali di salute, della familiarità e degli eventuali fattori genetici di rischio, valutando insieme al medico vantaggi e possibili conseguenze degli accertamenti. Questo aspetto è particolarmente importante perché l’identificazione di tumori indolenti può comportare sovradiagnosi e, in alcuni casi, trattamenti non necessari (Bergengren et al., 2023).
In sintesi: cosa si può realmente fare?
Allo stato attuale delle conoscenze non è possibile garantire la prevenzione del cancro alla prostata, né esiste un alimento, integratore o farmaco che debba essere utilizzato dalla popolazione maschile generale con questo scopo.
La strategia più prudente consiste nel mantenere un peso corporeo adeguato, svolgere regolarmente attività fisica, seguire un’alimentazione complessivamente equilibrata e ricca di alimenti vegetali, non fumare ed evitare l’assunzione autonoma di integratori o farmaci con presunte proprietà preventive. Queste misure possono contribuire soprattutto alla riduzione dei fattori associati alle forme aggressive o letali della malattia e, contemporaneamente, apportano benefici documentati alla salute cardiovascolare e metabolica (Lin et al., 2025; Guo et al., 2025; Bergengren et al., 2023).
La prevenzione del tumore della prostata deve quindi essere interpretata come una strategia di riduzione del rischio, non come la possibilità di azzerarlo.