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Chikungunya

Monografia scientifica


         

La Definizione di Chikungunya - Che cos'รจ la Chikungunya?

La chikungunya è un’infezione virale trasmessa con la puntura di zanzare infette. (leggi)

Le Cause della Chikungunya - Quali sono le cause della Chikungunya?

La chikungunya è un’infezione causata da un virus appartenente al genere Alphavirus, famiglia Togaviridae. (leggi)

I Sintomi della Chikungunya - Quali sono i sintomi della Chikungunya?

Il periodo di incubazione della chikungunya varia da 1 a 12 giorni, ma in genere è pari a circa 2-4 giorni. (leggi)

La Diagnosi della Chikungunya - Come si diagnostica la Chikungunya?

Gli esami disponibili per diagnosticare la Chikungunya comprendono test sierologici e virologici. (leggi)

Farmaci e Terapie per la Chikungunya - Quali farmaci per la Chikungunya?

Il trattamento della chikungunya è sintomatico, volto cioè al trattamento dei sintomi dell’infezione virale. (leggi)

La Prevenzione della Chikungunya - Come prevenire la Chikungunya?

Attulamente non è disponibile un vaccino per la prevenzione della chikungunya. (leggi)

Le Avvertenze per la Chikungunya - Cosa chiedere al medico e al farmacista sulla Chikungunya?

Se ritieni di avere i sintomi della chikungunya o se a qualcuno dei tuoi familiari è stata diagnosticata la chikungunya, parlane con il tuo medico di fiducia. (leggi)

L'Omeopatia e la Fitoterapia per la Chikungunya - Quali farmaci e rimedi omeopatici e fitoterapici per la Chikungunya?

Le medicine non convenzionali tendono ad avere un approccio olistico nei confronti della malattia, tendono cioè a considerare “il malato“ nella sua complessità di individuo, al di là del singolo organo malato. (leggi)

La Bibliografia per la Chikungunya - Quali fonti bibliografiche considerare per la Chikungunya?

Le informazioni contenute nella ricerca Pharmamedix dedicata alla chikungunya sono state analizzate dalla redazione scientifica con riferimento alle fonti seguenti. (leggi)

Che cos'รจ la Chikungunya?

La chikungunya è un’infezione virale trasmessa con la puntura di zanzare infette. La zanzara vettore dell’infezione appartiene al genere Aedes, in particolare le specie A. aegypti e A. albopictus (zanzara tigre, introdotta in Italia nel 1990). La zanzara Aedes aegypti è vettore anche del virus della dengue, zika e febbre gialla. Il virus può infettare anche zanzare del genere Culex, ma la trasmissione dell’infezione con questo vettore è molto meno efficiente (Richards et al., 2010). In Africa, altri animali che possono trasmettere l’infezione virale oltre alle zanzare Aedes sono alcuni artropodi del genere Mansonia, mentre alcune scimmie (babbuini e circopitechi) e piccoli roditori svolgono il ruolo di serbatoi del virus.

In Europa, la zanzara Aedes aegypti è presente sulle rive orientali del Mar Nero, mentre la zanzara tigre, più diffusa, è distrubuita su tutto il territorio italiano, lungo le coste che si affacciano sul mediterraneo di Spagna, Francia, penisola balcanica, Grecia, Malta (European Centre for Disease Prevention and Control – ECDC, 2017).

La chikungunya è un arbovirosi. Per arbovirosi si intendono infezioni virali i cui virus compiono parte del loro ciclo vitale negli artropodi e nei vertebrati.

La malattia è trasmessa solo dalle zanzare femmine. La zanzara diventa infetta dopo aver punto una persona durante il periodo in cui il virus è presente nel sangue (viremia). Il periodo di viremia dura circa 5-7 giorni dall’inizio dei sintomi. Il virus si moltiplica nella zanzara per diversi giorni, successivamente può essere trasferito ad un’altra persona (Okeoma, 2016). L’infezione non può essere trasmessa direttamente da uomo a uomo. Può verificarsi passaggio del virus da madre a figlio durante il parto nella fase di viremia materna, ma non durante l’allattamento al seno (Gérardin et al., 2008; Simon et al., 2015). E’ probabile che la chikungunya possa anche essere trasmessa con la trasfusione di sangue o con l’uso di aghi infetti (Gallian et al., 2014; Parola et al., 2006).

Nell’80% circa dei pazienti la chikungunya è sintomatica. I sintomi compaiono 2-12 giorni dopo il contagio e comprendono febbre e dolori articolari che possono essere gravemente debilitanti (la parola chikungunya in lingua makonde (Mozambico) significa “ciò che contorce”). Altri sintomi comunemente osservati comprendono mal di testa, dolore ai muscoli, affaticamento e rash cutaneo. Il dolore alle articolazioni può perdurare anche per alcune settimane per poi risolversi completamente. In un numero limitato di pazienti il dolore articolare può persistere per mesi o anni. In genere l’infezione segue il suo corso e si risolve spontaneamente, ma, raramente, possono innescarsi complicanze gastrointestinali, oculari, neurologiche e cardiache (Okeoma, 2016).

I ricercatori hanno individuato tre stadi della malattia: acuto, post acuto e cronico. La fase acuta coincide con le prime tre settimane di malattia; la fase post acuta va dalla quarta settimana fino alla fine del terzo mese dal contagio; la fase cronica dal quarto mese in poi. Non tutti i pazienti manifestano la fase post acuta o cronica (fase post acuta: 60-80% dei pazienti; fase cronica: 50-5% dei pazienti) (Okeoma, 2016). La mortalità della chikungunya è sovrapponibile a quella dell’influenza stagionale (0,01-0,1%) legata soprattutto all’età del paziente (la mortalità aumenta sopra i 75 anni) e alla presenza di altre malattie croniche (Simon et al., 2015).

La chikungunya non è stata associata a tossicità embriofetale (aborto spontaneo, morte fetale, difetti genetici). L’infezione può essere però acquisita dal bambino in prossimità del parto dalla madre infetta, nel periodo di viremia, quando cioè il virus è presente nel sangue materno. In queste condizioni il 50% dei neonati contrae l’infezione per trasmissione verticale (madre-figlio). In circa la metà di questi, l’infezione causa complicanze importanti (encefalopatia con edema cerebrale, sepsi, coagulazione intravascolare disseminata, cardiomiopatia) con un tasso di mortalità pari al 50% e il rischio di conseguenze di natura psicomotoria nei neonati con encefalopatia (Okeoma, 2016; Gérardin et al., 2014; Gérardin et al., 2008).

Il trattamento della chikungunya è sintomatico. Al momento non esiste un vaccino.

L’infezione da virus della chikungunya, anche asintomatica, conferisce immunità permanente (Wadhwani, 2013).

La prima epidemia di chikungunya documentata (in cui venne isolato il virus) risale al 1952 in Tanzania. Dall’Africa l’infezione si è poi trasmessa al continente europeo e americano e, attraverso le isole del Pacifico, all’Asia sud-orientale (aree equatoriali e tropicali o tropicalizzanti).

Nelle Americhe il virus è arrivato per la prima volta nel 2013 nei Caraibi (isola di Saint Martin). Da qui si è poi diffuso in 45 paesi del continente. Nel 2014 i casi di chikungunya sospetti sono stati circa 1 milione. Nel 2015 i casi sospetti sono stati 693489 (37480 confermati), particolarmente colpiti Brasile, Bolivia e Colombia. Nel 2016 i casi sospetti sono ulteriormente diminuiti a 349936 di cui 146914 confermati (World Health Organization – WHO, 2017 e 2017a).

Nel 2014, in Europa (paesi dell’Unione Europea e dello Spazio economico europeo) i casi sospetti, segnalati, di chikungunya sono stati 1461; di questi sono stati confermati in laboratorio 875 casi (0,31 casi per 100mila abitanti). Rispetto al 2013 (72 casi) il numero di casi di chikungunya è aumentato di circa 20 volte, dovuti soprattutto ad infezioni (1406 casi) contratte in viaggio (casi di importazione). Dei restanti 55 casi, 11 casi si sono verificati in Francia (Montpellier) in seguito ad infezioni contratte sul territorio (infezione autoctona), di 44 casi non è stato possibile risalire all’area di contagio. La maggior parte dei casi di chikungunya relativi al 2014 sono stati riportati  in persone di età compresa fra 25 e 44 anni e 45-64 anni, con una prevalenza nelle donne. Il paese che ha riportato il numero più alto di casi è stata la Francia (550 casi), seguito dal Regno Unito (301) e dalla Spagna (272); in Italia i casi sono stati 39 (European Centre for Disease Prevention and Control – ECDC, 2016).

In Italia il primo caso di infezione autoctona è stato registrato nel 2007 in Emilia-Romagna (205 casi, nei comuni di Castiglione di Cervia e Castiglione di Ravenna, tra luglio e settembre). Questo focolaio è stato anche il primo segnalato in Europa. Nel settembre del 2017 un altro focolaio di chikungunya è stato riportato nel Lazio (comune di Anzio 54 casi; Roma, 7 casi; Latina, 3 casi) (dati aggiornati al 20 settembre 2017).