Quali farmaci per la Cinetosi (mal d’auto, mal di mare, mal d’aria)?
Il trattamento della cinetosi ha due obiettivi complementari: prevenire l'insorgenza dei sintomi quando l'esposizione al movimento è prevedibile e controllarli quando sono già comparsi. La prevenzione è generalmente più efficace del trattamento di un episodio conclamato, perché nausea e vomito possono rallentare lo svuotamento gastrico e rendere meno prevedibile l'assorbimento dei farmaci assunti per via orale. La strategia terapeutica comprende quindi misure comportamentali dirette a ridurre il conflitto sensoriale, processi di adattamento o abituazione e, quando necessario, trattamento farmacologico (Bodner, Perry, 2025; Keshavarz, Golding, 2022).
I farmaci tradizionalmente più efficaci agiscono a livello del sistema nervoso centrale, soprattutto sulle vie vestibolari e sui circuiti che collegano il sistema vestibolare ai centri coinvolti nella nausea e nel vomito. I due principali gruppi sono gli antimuscarinici, rappresentati soprattutto dalla scopolamina, e gli antistaminici H1 di prima generazione, come dimenidrinato, meclizina e cinnarizina. Più recentemente si è aggiunto il tradipitant, antagonista del recettore della neurochinina 1 (NK1), che rappresenta un approccio farmacologico differente (Elsaadouni et al., 2026; Nguyen et al., 2026; Bodner, Perry, 2025; Karrim et al., 2022).
Scopolamina
La scopolamina, o ioscina, è un antagonista dei recettori muscarinici dell'acetilcolina ed è uno dei farmaci meglio studiati per la prevenzione della cinetosi. Riducendo la trasmissione colinergica nelle vie vestibolari centrali e nei circuiti coinvolti nella risposta emetica, attenua soprattutto nausea e vomito provocati dal movimento (Zhang et al., 2024; Keshavarz, Golding, 2022; Koch et al., 2018).
La formulazione più caratteristica è quella transdermica, applicata dietro l'orecchio prima dell'esposizione al movimento e capace di rilasciare lentamente il principio attivo per un periodo prolungato. Per questa ragione può risultare particolarmente utile nei viaggi di lunga durata. La somministrazione preventiva è importante: l'efficacia è maggiore quando concentrazioni farmacologicamente attive sono già presenti prima dell'inizio dello stimolo responsabile della cinetosi.
Le evidenze disponibili sono complessivamente favorevoli. Una meta-analisi pubblicata nel 2024, comprendente 20 studi randomizzati e 753 partecipanti, ha mostrato una significativa riduzione della nausea rispetto al placebo, con un rischio relativo (RR) di 0,35, corrispondente a una riduzione relativa del rischio di circa il 65% (Zhang et al., 2024).
La scopolamina può tuttavia provocare effetti indesiderati legati alla sua attività anticolinergica, soprattutto secchezza delle fauci, secchezza oculare, visione offuscata e sonnolenza; possono inoltre comparire difficoltà nella minzione e, soprattutto nei soggetti più sensibili o a dosaggi elevati, alterazioni cognitive. Particolare cautela è necessaria nei pazienti con glaucoma ad angolo chiuso o predisposizione alla ritenzione urinaria. L'effetto sulla vigilanza rende inoltre prudente evitare attività che richiedano elevati livelli di attenzione finché non sia nota la risposta individuale al farmaco (Zhang et al., 2024; Koch et al., 2018).
Antistaminici H1
Gli antistaminici H1 di prima generazione costituiscono l'altro grande gruppo di farmaci utilizzati nella cinetosi. Tra quelli maggiormente impiegati o studiati figurano dimenidrinato, meclizina, cinnarizina, ciclizina e prometazina. La loro efficacia dipende dalla capacità di attraversare la barriera ematoencefalica e antagonizzare i recettori H1 a livello delle vie vestibolari centrali; molti possiedono inoltre una componente anticolinergica (Karrim et al., 2022; Koch et al., 2018).
La revisione Cochrane di Karrim e collaboratori ha rilevato che gli antistaminici di prima generazione sono probabilmente più efficaci del placebo nella prevenzione della cinetosi in condizioni naturali: negli studi considerati, i sintomi erano prevenuti in circa il 40% dei soggetti trattati rispetto al 25% dei soggetti trattati con placebo. La certezza dell'evidenza è stata giudicata moderata. Le evidenze sono invece insufficienti per stabilire con sicurezza se gli antistaminici siano superiori o inferiori alla scopolamina (Karrim et al., 2022).
Il dimenidrinato è uno dei farmaci storicamente più utilizzati, soprattutto per esposizioni relativamente brevi. La meclizina ha una durata d'azione più prolungata ed è anch'essa utilizzata nella prevenzione della cinetosi, sebbene alcuni studi sperimentali recenti abbiano evidenziato una risposta vestibolare complessa e una notevole variabilità individuale (Wibble et al., 2020). La cinnarizina, dotata sia di attività antistaminica sia di effetti sui canali del calcio, è utilizzata in alcuni Paesi europei.
La prometazina possiede una marcata attività antiemetica, ma è anche fortemente sedativa. Il suo impiego deve quindi tenere conto della compromissione della vigilanza e delle prestazioni psicomotorie, particolarmente rilevante per chi deve guidare, pilotare un mezzo o svolgere attività che richiedano attenzione costante.
La sedazione rappresenta infatti il principale limite dell'intera classe. Possono inoltre verificarsi secchezza delle fauci, visione offuscata e riduzione delle prestazioni cognitive e psicomotorie. Per lo stesso motivo gli antistaminici H1 di seconda generazione, poco o per nulla sedativi, come loratadina, fexofenadina e cetirizina, non costituiscono un'alternativa equivalente: la loro scarsa penetrazione nel sistema nervoso centrale, vantaggiosa nel trattamento delle allergie, ne limita l'efficacia contro la cinetosi (Bodner, Perry, 2025; Karrim et al., 2022; Koch et al., 2018).
Tradipitant: una nuova opzione terapeutica
Un'importante novità farmacologica è rappresentata dal tradipitant, antagonista selettivo del recettore della neurochinina 1 (NK1). Diversamente dalla scopolamina e dagli antistaminici, il farmaco interferisce con l'azione della sostanza P sui recettori NK1, presenti in strutture coinvolte nelle vie centrali del vomito (Elsaadouni et al., 2026; Nguyen et al., 2026).
I risultati clinici sono particolarmente interessanti. Nel trial randomizzato Motion Syros, condotto su 365 adulti predisposti alla cinetosi ed esposti a viaggi in barca in differenti condizioni marine, l'incidenza del vomito è stata del 18,3% con tradipitant 170 mg e del 19,5% con 85 mg, rispetto al 44,3% con placebo (Polymeropoulos et al., 2025). Un precedente studio randomizzato in condizioni marine aveva già evidenziato una riduzione del vomito dal 39,7% con placebo al 17,5% con tradipitant (Polymeropoulos et al., 2020).
La successiva meta-analisi del 2026, comprendente tre studi randomizzati e complessivamente 808 partecipanti, ha confermato una significativa riduzione del rischio di vomito rispetto al placebo (RR 0,42; IC 95% 0,33-0,53), con risultati coerenti nelle diverse dosi considerate (Elsaadouni et al., 2026).
Il tradipitant rappresenta quindi un'evoluzione importante rispetto ai tradizionali anticolinergici e antistaminici, anche perché non condivide nello stesso grado i loro caratteristici effetti sedativi e anticolinergici (Elsaadouni et al., 2026; Nguyen et al., 2026). È però importante distinguere il contesto regolatorio: il farmaco costituisce ormai un'opzione terapeutica approvata negli Stati Uniti per la prevenzione del vomito indotto dalla cinetosi, mentre disponibilità e indicazioni autorizzate possono differire negli altri Paesi.
Farmaci antiemetici: perché non tutti funzionano nella cinetosi
La nausea da cinetosi non utilizza esattamente le stesse vie neurochimiche di altre forme di nausea e vomito. Per questo motivo farmaci antiemetici molto efficaci in altri contesti non sono necessariamente efficaci contro il mal di movimento.
Un esempio importante è l'ondansetron, antagonista dei recettori serotoninergici 5-HT3 largamente utilizzato contro nausea e vomito associati a chemioterapia, chirurgia o altre condizioni. Nella cinetosi la sua efficacia è invece scarsa, perché i principali circuiti responsabili originano dalle vie vestibolari centrali, nelle quali il blocco dei recettori 5-HT3 non interrompe adeguatamente il meccanismo responsabile dei sintomi (Keshavarz, Golding, 2022; Koch et al., 2018).
Anche antagonisti dopaminergici e altri antiemetici convenzionali non rappresentano generalmente la prima scelta per la prevenzione della cinetosi. Questa caratteristica spiega perché scopolamina e antistaminici H1 di prima generazione abbiano conservato per decenni un ruolo centrale nella terapia.
Trattamento farmacologico nei bambini
Nei bambini il trattamento richiede maggiore prudenza. La cinetosi è particolarmente frequente nell'età scolare, ma le evidenze farmacologiche pediatriche sono molto più limitate rispetto a quelle disponibili negli adulti. La revisione Cochrane sugli antistaminici, ad esempio, non ha identificato studi che valutassero chiaramente e specificamente la popolazione pediatrica (Karrim et al., 2022).
Per questo motivo nel bambino acquistano particolare importanza le misure non farmacologiche e la scelta di un eventuale farmaco deve essere effettuata tenendo conto dell'età, delle indicazioni autorizzate e delle controindicazioni. Gli antistaminici sedativi possono inoltre determinare sonnolenza ma, occasionalmente, nei bambini possono produrre una reazione paradossa caratterizzata da agitazione o eccitazione. La scopolamina transdermica non deve essere considerata automaticamente equivalente all'impiego nell'adulto.
Ridurre il conflitto sensoriale
Le misure comportamentali costituiscono parte integrante della terapia e, nelle forme lievi o prevedibili, possono essere sufficienti. L'obiettivo fondamentale consiste nel ridurre la discordanza tra le informazioni visive, vestibolari e propriocettive che raggiungono il sistema nervoso centrale (Keshavarz, Golding, 2022; Koch et al., 2018).
È utile rivolgere lo sguardo verso un riferimento visivo stabile, come l'orizzonte durante un viaggio in nave, evitando attività che aumentano il conflitto visivo-vestibolare, come leggere o utilizzare a lungo smartphone, tablet e altri schermi mentre il mezzo è in movimento. Può essere utile scegliere la posizione nella quale le oscillazioni sono minori: per esempio, nelle imbarcazioni le zone prossime al centro di rotazione sono generalmente meno soggette ai movimenti più ampi.
Anche mantenere la testa relativamente stabile, orientarla nella direzione del movimento prevedibile e, quando possibile, assumere una posizione supina con gli occhi chiusi può ridurre gli stimoli conflittuali. Essere il conducente di un'automobile, piuttosto che il passeggero, tende inoltre a diminuire la suscettibilità perché il movimento diviene maggiormente prevedibile e il controllo attivo facilita la concordanza tra segnali visivi e vestibolari (Keshavarz, Golding, 2022; Koch et al., 2018).
Respirazione controllata
Fra le strategie non farmacologiche è stata studiata anche la respirazione diaframmatica lenta e controllata. In uno studio randomizzato su soggetti suscettibili alla cinetosi, l'allenamento a una respirazione diaframmatica lenta durante un'esposizione visiva provocatoria ha ridotto alcuni indici della sintomatologia rispetto alla respirazione spontanea (Stromberg et al., 2015).
L'effetto appare comunque inferiore a quello dei farmaci più efficaci e le dimensioni degli studi sono limitate. La respirazione controllata deve pertanto essere considerata una strategia complementare, interessante soprattutto perché priva dei tipici effetti sedativi dei farmaci.
Recentemente è stata inoltre proposta la manovra di Valsalva come possibile intervento non farmacologico. Un piccolo studio pilota randomizzato pubblicato nel 2026 ha mostrato una possibile riduzione dei sintomi, ma le evidenze sono ancora preliminari e richiedono conferma in studi più ampi prima che questa procedura possa essere considerata un trattamento consolidato (Isenberg et al., 2026).
Abituazione e adattamento
Quando l'esposizione al movimento è ripetuta, una delle strategie più efficaci a lungo termine è l'abituazione, cioè la progressiva riduzione della risposta alla ripetizione dello stimolo provocatorio. È un fenomeno ben noto nei marinai e negli astronauti: dopo esposizioni ripetute allo stesso ambiente di movimento, il sistema nervoso centrale modifica progressivamente l'elaborazione delle informazioni sensoriali e la suscettibilità tende a diminuire (Keshavarz, Golding, 2022; Koch et al., 2018).
L'abituazione presenta un vantaggio importante rispetto ai farmaci: non determina sedazione né compromissione delle prestazioni cognitive e psicomotorie. Richiede però esposizioni ripetute e progressive ed è quindi poco pratica per chi affronta occasionalmente un viaggio. Trova invece particolare applicazione nei soggetti professionalmente esposti, come personale navale, aviatori e astronauti.
Quale strategia terapeutica scegliere?
Non esiste un trattamento universalmente migliore per ogni forma di cinetosi. La scelta dipende dall'intensità prevedibile dello stimolo, dalla durata del viaggio, dall'età, dalla suscettibilità individuale e dalla necessità di mantenere integre vigilanza e capacità psicomotorie.
Nelle forme lievi possono essere sufficienti le strategie comportamentali. Quando è necessario un farmaco, scopolamina e antistaminici H1 di prima generazione rimangono opzioni consolidate, soprattutto se assunti preventivamente (Bodner, Perry, 2025; Zhang et al., 2024; Karrim et al., 2022). Il principale compromesso terapeutico consiste nel bilanciare efficacia e possibili effetti sulla vigilanza. Per viaggi prolungati la formulazione transdermica della scopolamina presenta il vantaggio di un'azione protratta; gli antistaminici possono essere più pratici nelle esposizioni brevi, ma differiscono per durata d'azione e grado di sedazione.
Il tradipitant modifica oggi questo scenario, introducendo un meccanismo d'azione completamente differente e mostrando, negli studi disponibili, un'importante riduzione soprattutto del vomito. Le evidenze sono ormai sostenute da studi randomizzati di fase III e da una recente meta-analisi, anche se l'esperienza clinica è inevitabilmente molto più limitata rispetto a quella accumulata con scopolamina e antistaminici (Elsaadouni et al., 2026; Nguyen et al., 2026; Polymeropoulos et al., 2025; Polymeropoulos et al., 2020).