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Criptosporidiosi

Cause

Quali sono le cause della Criptosporidiosi?

La criptosporidiosi è un’infezione causata da protozoi del genere Cryptosporidium (Phylum Apicomplexa, classe Conoidasida, famiglia Cryptosoridiidae) (Moroni et al., 2014). Si tratta di protozoi normalmente presenti nell’ambiente (ubiquitari). Le specie identificate che possono causare l’infezione nell’uomo sono 15, ma nella maggior parte dei casi sono coinvolti il Cryptosporidium hominis, il Cryptosporidium parvum e il Cryptosporidium meleagridis. Il primo è risultato l’agente patogeno principale nelle forme di diarrea infantile negli studi condotti in Perù, Brasile, Bangladesh e India. Negli studi condotti nel Regno Unito, il C. parvum è risultato la specie principale nelle aree rurali, nelle infezioni associate all’esposizione animale e ai picchi di infezione primaverili, mentre il C. hominis è risultato quello maggiormente presente nelle aree urbane, nelle infezioni pediatriche e nei picchi di infezione in tarda estate e in autunno. Il C. parvum presenta due sottogruppi, il genotipo 1, identificato solo nell’uomo, e il genotipo 2, identificato nell’uomo e in altri mammiferi (Arrowood, 2002). Le infezioni sono in genere sostenute da una sola specie di criptosporidium, ma la possibilità di infezioni miste non può essere esclusa (Cama et al., 2006).

Il criptosporidium è un protozoo in grado di infettare mammiferi, uccelli, rettili e pesci. E’ un parassita obbligato, che compie il proprio ciclo vitale in un unico ospite. Il ciclo vitale può essere sessuato e asessuato. L’infezione dell’ospite avviene per l’ingestione di oocisti, contenenti ognuna quattro protozoi sotto forma di sporozoiti, che rappresentano la forma infettante del criptosporidium. Il criptosporidium si localizza nelle cellule epiteliali del tratto gastrointestinale, e nei pazienti immunocompromessi anche nell’epitelio dei dotti biliari e delle vie respiratorie. L’oocisti si apre a livello intestinale liberando gli sporozoiti. A contatto con la mucosa intestinale, lo sporozoita aderisce alla superficie cellulare e viene inglobato nella cellula tramite la formazione di un vacuolo, per invaginazione della membrana cellulare (vacuolo parassitoforo). Il vacuolo si posiziona nella parte apicale della cellula epiteliale, rivolta verso il lume intestinale. Nel vacuolo lo sporozoita evolve a trofozoita, la forma metabolicamente attiva del protozoo, che inizia a moltiplicarsi per via asessuata con formazione di schizonti, ciascuno dei quali contiene 4-8 merozoiti. I merozoiti vengono poi rilasciati nel lume intestinale determinando in questo modo la diffusione dell’infezione. Nelle cellule infettate, i merozoiti possono replicarsi anche per via sessuata. In questo caso, nel vacuolo intracellulare, il merozoita evolve a formare microgamonti (microgameti) o macrogamonti (macrogameti). Dall’unione di un microgamonte con un macrogamonte si forma uno zigote da cui originano due diversi tipi di oocisti, una con parete sottile e una con parete spessa e molto più resistente. La prima, rilasciata nel lume intestinale, va ad infettare altri enterociti (autoinfezione endogena), la seconda invece, viene espulsa con le feci. Le oocisti espulse sono infettanti già al momento dell’espulsione.

Nei pazienti immunocompetenti, il criptosporidium si localizza soprattutto nella parte terminale dell’ileo e nella parte iniziale del colon, mentre nei pazienti immunocompromessi, l’infezione può interessare tutto l’intestino, le vie biliari e il polmone. Nei pazienti con infezione polmonare le oocisti sono disperse nell’ambiente con le secrezioni respiratorie (Esposito et al., 2014).

Le oocisti presenti nell’ambiente sono resistenti ai comuni disinfettanti (ad esempio alla clorazione dell’acqua), ma sensibili alla temperatura, sono inattivate da temperature molto basse (congelamento) o molto alte (pastorizzazione).