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Difterite

Sintomi

Quali sono i sintomi della Difterite?

I sintomi della difterite comprendono:

Difterite respiratoria

Difterite cutanea

La difterite può presentarsi con manifestazioni cliniche molto diverse, da un’infezione paucisintomatica o localizzata fino a una grave malattia respiratoria associata a complicanze cardiache e neurologiche potenzialmente letali. La presentazione dipende soprattutto dalla sede dell’infezione, dalla capacità del ceppo di produrre la tossina difterica e dal grado di immunità del soggetto. Le due principali forme cliniche sono la difterite respiratoria, generalmente più grave e caratterizzata dal coinvolgimento delle prime vie aeree, e la difterite cutanea, nella quale l’infezione interessa prevalentemente la cute (Kobaidze, Quick, 2026; Sharma et al., 2019).

Esistono sintomi comuni alle diverse forme di difterite?

Non esiste un unico quadro sintomatologico comune a tutte le forme di difterite. Le manifestazioni locali dipendono infatti dalla sede colonizzata dal Corynebacterium diphtheriae: faringe, tonsille e laringe nella forma respiratoria, cute nella forma cutanea. Anche l’intensità dei sintomi generali è variabile.

Quando presenti, febbre generalmente non elevata, malessere, debolezza e riduzione dell’appetito possono accompagnare l'infezione, ma sono sintomi aspecifici e non consentono di distinguere la difterite da altre malattie infettive. L'elemento clinicamente più importante è invece la possibilità che un'infezione sostenuta da un ceppo tossigenico determini effetti sistemici attraverso la diffusione della tossina difterica, responsabile soprattutto delle complicanze cardiache e neurologiche (Sharma et al., 2019).

Quali sono i sintomi della difterite respiratoria?

La difterite respiratoria interessa prevalentemente tonsille, faringe e laringe. L’esordio è generalmente graduale e può inizialmente ricordare quello di una comune faringite, con mal di gola, malessere, debolezza, difficoltà o dolore alla deglutizione e febbre, spesso moderata. Possono associarsi aumento di volume dei linfonodi cervicali e tumefazione dei tessuti molli del collo (Kobaidze, Quick, 2026; Sharma et al., 2019;).

La manifestazione più caratteristica è la comparsa della pseudomembrana difterica, una formazione aderente di colore bianco-grigiastro che può ricoprire tonsille, faringe e altre strutture delle vie respiratorie superiori. È costituita da fibrina, cellule infiammatorie, tessuto necrotico e batteri ed è strettamente aderente ai tessuti sottostanti. Il tentativo di rimuoverla può provocare sanguinamento. La presenza della pseudomembrana rappresenta uno dei principali elementi che devono indurre al sospetto clinico di difterite respiratoria (Sharma et al., 2019).

Nei casi più gravi l’edema dei tessuti cervicali e la linfoadenopatia possono diventare molto pronunciati, producendo il caratteristico aspetto definito “bull neck”, o “collo taurino”. Questo reperto è indicativo di malattia estesa e di un quadro potenzialmente grave.

Quando l’infezione coinvolge la laringe possono comparire raucedine, tosse, alterazioni della voce, stridore e progressiva difficoltà respiratoria. L’edema e l’estensione della pseudomembrana possono determinare una ostruzione delle vie aeree, una delle emergenze più temibili della difterite respiratoria.

Quali sono i sintomi della difterite cutanea?

La difterite cutanea ha generalmente un decorso più indolente e meno grave rispetto alla forma respiratoria. L'infezione può svilupparsi su una cute precedentemente integra, ma frequentemente interessa una lesione preesistente, come una ferita, un'abrasione o una puntura d'insetto. La manifestazione può iniziare come papula, pustola o vescicola e successivamente evolvere verso una lesione ulcerativa persistente e di lenta guarigione (Coen et al., 2019).

L'aspetto clinico non è sempre specifico. La lesione tipica è un'ulcera cronica, talvolta dolorosa, con margini ben delimitati e fondo ricoperto da materiale grigiastro o da una pseudomembrana. Possono essere presenti eritema ed edema circostante. Nella recente casistica francese relativa alla difterite cutanea diagnosticata tra il 2018 e il 2022, le ulcerazioni costituivano l'82% delle manifestazioni cutanee e gli arti inferiori rappresentavano la sede più frequentemente interessata (86,9%) (Chêne et al., 2024).

I sintomi sistemici sono generalmente assenti o modesti. La forma cutanea non deve tuttavia essere considerata irrilevante: le lesioni possono persistere a lungo e rappresentare un serbatoio per la trasmissione del batterio. Inoltre, quando l'infezione è provocata da un ceppo tossigenico, rimane possibile, sebbene molto meno frequentemente rispetto alla difterite respiratoria, la comparsa di complicanze sistemiche (Sharma et al., 2019).

I sintomi sono diversi nel bambino e nell'adulto?

Le manifestazioni fondamentali della difterite non sono specifiche dell'età: pseudomembrana, faringodinia, disfagia, linfoadenopatia cervicale e possibili complicanze tossino-mediate possono verificarsi sia nel bambino sia nell'adulto. Non è quindi appropriato descrivere due sindromi cliniche nettamente separate.

Esistono tuttavia alcune differenze epidemiologiche e cliniche. Storicamente la difterite respiratoria è stata soprattutto una malattia pediatrica, mentre nei Paesi con elevata copertura vaccinale i casi possono interessare anche adolescenti e adulti, soprattutto quando l'immunità conferita dalla vaccinazione si è ridotta nel tempo. La riemergenza della malattia in alcune popolazioni adulte è infatti collegata anche alla progressiva diminuzione dell'immunità antitossina in assenza dei richiami vaccinali (Kobaidze, Quick, 2026).

Nel bambino, in particolare nelle forme respiratorie estese, il diametro inferiore delle vie aeree rende clinicamente particolarmente importante l'edema e l'accumulo di pseudomembrane, che possono favorire una rapida compromissione respiratoria. Le casistiche pediatriche contemporanee confermano inoltre che miocardite e neuropatia continuano a rappresentare complicanze importanti delle forme tossigeniche.

Negli adulti sono invece oggi relativamente importanti alcune presentazioni cutanee. La recente serie francese sulla difterite cutanea, per esempio, riguardava pazienti adulti con età media di 53,8 anni e mostrava una netta predominanza delle lesioni ulcerative agli arti inferiori (Chêne et al., 2024).

L'età, quindi, modifica soprattutto contesto epidemiologico, presentazione prevalente e vulnerabilità alle complicanze, più che determinare sintomi completamente differenti.

Quali complicanze può provocare la difterite?

La gravità della difterite non dipende soltanto dall'infezione locale. Nelle infezioni causate da ceppi tossigenici, la tossina difterica può raggiungere attraverso il circolo sanguigno organi distanti dalla sede dell'infezione e provocare danni potenzialmente molto gravi. Le complicanze maggiormente caratteristiche interessano apparato respiratorio, cuore e sistema nervoso (Sharma et al., 2019).

La complicanza locale più immediata della difterite respiratoria è l'ostruzione delle vie aeree. L'estensione della pseudomembrana e l'edema dei tessuti possono ridurre progressivamente il lume respiratorio e provocare dispnea, stridore, insufficienza respiratoria e, nei casi estremi, asfissia. Il rischio è particolarmente importante quando è interessata la laringe.

La miocardite difterica è una delle principali complicanze sistemiche e una delle maggiori cause di morte. È determinata dall'azione della tossina sulle cellule miocardiche e tende a manifestarsi dopo la fase iniziale della malattia respiratoria, spesso a distanza di circa una settimana o più dall'esordio (Singh et al., 2020). Può presentarsi con tachicardia, alterazioni della conduzione cardiaca, aritmie e progressiva compromissione della funzione contrattile fino allo scompenso cardiaco e allo shock cardiogeno. La comparsa di disturbi del ritmo o della conduzione rappresenta un importante segnale prognostico.

Un'altra complicanza caratteristica è la neuropatia difterica, anch'essa conseguenza dell'azione sistemica della tossina. Le manifestazioni possono comparire in maniera ritardata, anche alcune settimane dopo l'infezione iniziale. Possono essere interessati inizialmente i nervi cranici, con paralisi del palato molle, alterazioni della deglutizione, della fonazione o dei movimenti oculari; successivamente può svilupparsi una polineuropatia periferica con debolezza muscolare, disturbi sensitivi e riduzione dei riflessi (Sanghi, 2014). Una recente descrizione di polineuropatia difterica pediatrica ha evidenziato in particolare il coinvolgimento dei nervi cranici VII, IX e X (Ikhurionan et al., 2026).

Nei quadri neurologici più severi possono essere compromessi anche i muscoli respiratori, rendendo necessario il supporto ventilatorio. È importante ricordare che queste manifestazioni possono insorgere quando i sintomi locali della difterite sono già migliorati: la regressione della pseudomembrana non esclude quindi la comparsa successiva di complicanze tossino-mediate.

Nelle forme severe possono inoltre verificarsi danno renale e altre manifestazioni sistemiche, generalmente nel contesto di una tossiemia importante. Nel complesso, la presenza di malattia respiratoria estesa, “bull neck”, compromissione delle vie aeree, miocardite o neuropatia identifica un quadro clinico a maggiore rischio.

Qual è la letalità della difterite?

È opportuno distinguere mortalità e letalità. La mortalità esprime il numero di decessi dovuti alla malattia rispetto alla popolazione generale, mentre la letalità (Case Fatality Rate, CFR), indica la proporzione di persone con difterite che muore a causa della malattia. Per descrivere la prognosi individuale della difterite è quindi più appropriato parlare di letalità.

Nonostante la disponibilità della vaccinazione, dell'antitossina difterica, degli antibiotici e delle moderne cure intensive, la difterite respiratoria rimane una malattia potenzialmente letale. Le stime contemporanee devono essere interpretate in relazione al contesto epidemiologico, alla copertura vaccinale, alla rapidità della diagnosi e soprattutto alla tempestività della somministrazione dell'antitossina.

In termini generali, nelle forme respiratorie clinicamente manifeste viene ancora riportata una letalità nell'ordine del 5-10%, che può essere sensibilmente maggiore nei pazienti con malattia grave e complicanze. La prognosi peggiora soprattutto in presenza di ostruzione respiratoria, malattia locale estesa e miocardite. Quest'ultima costituisce una delle principali determinanti della mortalità correlata alla tossina (Kobaidze, Quick, 2026; Sharma et al., 2019).

La letalità non deve quindi essere considerata una proprietà costante della malattia. La difterite può evolvere da una forma localizzata relativamente lieve a una malattia sistemica rapidamente pericolosa per la vita. Il riconoscimento precoce della pseudomembrana e degli altri segni suggestivi è particolarmente importante perché l'antitossina neutralizza la tossina ancora circolante, ma non può neutralizzare quella che si è già legata ai tessuti. Il ritardo nel trattamento può pertanto aumentare il rischio di miocardite, neuropatia e morte.

In sintesi, la difterite respiratoria è caratterizzata soprattutto dalla formazione della pseudomembrana e può evolvere verso l'ostruzione delle vie aeree; la difterite cutanea si manifesta prevalentemente con lesioni ulcerative croniche e persistenti. Le manifestazioni fondamentali sono comuni ad adulti e bambini, pur con differenze nella distribuzione epidemiologica e nella vulnerabilità clinica. Le complicanze più importanti – respiratorie, cardiache e neurologiche – sono legate alla malattia locale e, soprattutto, all'azione sistemica della tossina difterica e spiegano perché, anche nell'era della vaccinazione e delle terapie intensive, la difterite respiratoria debba essere considerata un'infezione potenzialmente letale.

 

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