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Infezione da Toscana Virus (TOSV)

Prevenzione

Come prevenire l’Infezione da Toscana Virus (TOSV)?

La prevenzione dell'infezione da Toscana Virus si basa essenzialmente sulla riduzione del contatto con i flebotomi, piccoli insetti ematofagi che rappresentano i vettori del virus. Non è infatti disponibile, al momento, un vaccino approvato contro il Toscana Virus e non esiste una profilassi farmacologica capace di prevenire l'infezione. La strategia preventiva consiste quindi soprattutto nell'evitare o ridurre le punture dei flebotomi e, a livello di sanità pubblica, nel monitorare la presenza e la distribuzione dei vettori e la circolazione del virus (Keskek Turk et al., 2024; Ayhan, Charrel, 2020).

Proteggersi dalle punture dei flebotomi

Il Toscana Virus viene trasmesso all'uomo principalmente attraverso la puntura di flebotomi infetti. Phlebotomus perniciosus e Phlebotomus perfiliewi sono considerati tra i principali vettori nell'area mediterranea, anche se la presenza del virus è stata documentata in altre specie e la reale gamma dei vettori competenti potrebbe essere più ampia di quanto tradizionalmente ritenuto (Keskek Turk et al., 2024; Ayhan et al., 2020).

La misura preventiva individuale più importante è pertanto ridurre l'esposizione alle punture dei flebotomi, in particolare nei periodi e nelle zone nei quali questi insetti sono più attivi.

I flebotomi sono insetti molto piccoli, generalmente lunghi pochi millimetri, con un'attività prevalentemente crepuscolare e notturna. Nelle aree mediterranee la loro densità aumenta soprattutto durante i mesi caldi, parallelamente all'aumento stagionale delle infezioni da Toscana Virus. L'esposizione è quindi particolarmente importante dalla tarda primavera all'inizio dell'autunno, anche se durata e intensità della stagione possono variare in funzione delle condizioni climatiche locali (Keskek Turk et al., 2024; Maia, 2024).

Durante le ore di maggiore attività dei flebotomi è opportuno limitare, quando possibile, la permanenza prolungata all'aperto nelle aree ad alta densità di vettori. Se si rimane all'aperto, soprattutto dal tramonto alle ore notturne, indossare pantaloni lunghi, camicie o maglie a maniche lunghe e calzature chiuse può ridurre la superficie cutanea disponibile alla puntura.

I repellenti sono utili?

L'applicazione di repellenti sulle zone cutanee esposte rappresenta una delle principali misure di protezione personale contro gli artropodi ematofagi e può essere utilizzata anche per ridurre le punture dei flebotomi.

La letteratura specificamente dedicata alla prevenzione dell'infezione da Toscana Virus mediante repellenti è tuttavia molto limitata: non disponiamo di studi clinici che dimostrino direttamente che l'applicazione di un determinato repellente riduca l'incidenza dell'infezione da Toscana Virus. L'indicazione deriva principalmente dalle evidenze entomologiche e dagli studi condotti sui flebotomi e sulle altre infezioni da essi trasmesse.

Tra le sostanze utilizzate per la protezione personale dagli artropodi ematofagi vi sono repellenti come DEET e icaridina/picaridina. È importante applicare il prodotto secondo le modalità, le concentrazioni, le fasce d'età e gli intervalli di riapplicazione indicati nella relativa autorizzazione, evitando utilizzi impropri.

Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026 ha inoltre valutato i repellenti spaziali a base di piretroidi volatili. Gli studi entomologici disponibili hanno mostrato una significativa riduzione dell'esposizione ai flebotomi. Tuttavia, i dati clinici relativi alla prevenzione delle malattie trasmesse dai flebotomi rimangono limitati e non riguardano specificamente l'infezione da Toscana Virus (Rawlings et al., 2026).

Questi dispositivi possono quindi rappresentare una misura complementare di controllo vettoriale, ma non devono essere considerati una protezione assoluta contro il Toscana Virus.

Zanzariere e protezione degli ambienti domestici

La protezione degli ambienti nei quali si soggiorna durante le ore serali e notturne costituisce un altro elemento importante della prevenzione.

I flebotomi sono significativamente più piccoli delle comuni zanzare; una normale zanzariera a maglie relativamente larghe potrebbe quindi non rappresentare una barriera altrettanto efficace. Nelle aree nelle quali i flebotomi sono presenti è preferibile utilizzare reti a maglia fine, adeguatamente installate e prive di aperture.

Le zanzariere o le tende trattate con insetticidi piretroidi possono offrire una protezione aggiuntiva. Gli studi sul controllo dei flebotomi hanno documentato che le reti impregnate di insetticida, le tende trattate e alcuni trattamenti residuali degli ambienti possono ridurre il numero di flebotomi e le punture (Alexander, Maroli, 2003).

Anche in questo caso, tuttavia, è necessario distinguere l'effetto sul vettore dalla dimostrazione di prevenzione specifica del Toscana Virus: la maggior parte degli studi di intervento sui flebotomi è stata realizzata nel contesto della prevenzione delle leishmaniosi, non dell'infezione da Toscana Virus.

L'impiego di ventilatori o aria condizionata può inoltre rendere gli ambienti meno favorevoli all'attività dei flebotomi, ma deve essere considerato una misura aggiuntiva e non sostitutiva delle barriere fisiche e dei repellenti.

Casa, giardino e ambienti esterni

La prevenzione ambientale è più complessa rispetto a quella delle malattie trasmesse da alcune specie di zanzare. I flebotomi non depongono necessariamente le uova in raccolte d'acqua facilmente identificabili, ma utilizzano microambienti terrestri umidi e ricchi di sostanza organica.

Le larve possono svilupparsi in diversi microhabitat protetti, per esempio crepe, cavità, ricoveri animali e terreni ricchi di materiale organico. Proprio la difficoltà nell'individuare con precisione i siti larvali rende il controllo delle forme immature molto più problematico rispetto al controllo delle zanzare (Alexander, Maroli, 2003).

Non è pertanto corretto trasferire automaticamente alla prevenzione del Toscana Virus tutte le raccomandazioni utilizzate contro le zanzare, come la semplice eliminazione dell'acqua stagnante. Quest'ultima è importante per numerose malattie trasmesse da zanzare, ma non rappresenta la misura centrale per il controllo dei flebotomi.

È invece ragionevole mantenere in buone condizioni gli spazi esterni prossimi alle abitazioni, limitare l'accumulo di materiale organico e ridurre, quando possibile, i microambienti umidi e protetti che possono favorire la presenza dei flebotomi. Eventuali interventi insetticidi ambientali dovrebbero essere inseriti in programmi di controllo integrato del vettore e non essere effettuati indiscriminatamente.

Quando il rischio è maggiore?

Il rischio di infezione segue in larga misura l'attività stagionale dei flebotomi. Nei Paesi mediterranei i casi si concentrano prevalentemente durante la stagione calda. La distribuzione geografica del Toscana Virus è inoltre strettamente correlata alla presenza dei vettori competenti (Keskek Turk et al., 2024; Hong et al., 2024).

L'Italia rappresenta un esempio particolarmente significativo. L’analisi dei casi autoctoni di infezione neuroinvasiva notificati tra il 2016 e il 2023 ha evidenziato come nel biennio 2022-2023 sono stati segnalati 276 casi, con un'incidenza media annua di 2,34 casi per milione di abitanti, rispetto a 0,92 per milione nel periodo 2016-2021. L'aumento corrisponde a circa 2,6 volte l'incidenza osservata negli anni precedenti (Fotakis et al., 2025).

Lo studio ha inoltre mostrato che nel 2022-2023 il rischio di infezione neuroinvasiva era significativamente superiore nelle persone residenti nelle aree rurali rispetto a quelle residenti nelle aree urbane. I casi si sono estesi anche nel mese di settembre e sono stati acquisiti in 12 regioni o Province autonome italiane (Fotakis et al., 2025).

Questi dati suggeriscono che la prevenzione non debba essere limitata alla Toscana, nonostante il nome del virus. Il Toscana Virus circola infatti in varie regioni italiane e in numerosi Paesi dell'area mediterranea.

Viaggi nell'area mediterranea

Chi viaggia nelle aree nelle quali circola il Toscana Virus dovrebbe conoscere la stagionalità dell'infezione e adottare le misure di protezione contro le punture dei flebotomi, soprattutto durante i mesi caldi.

Questo aspetto è particolarmente importante perché la diffusione geografica del virus è più ampia di quanto suggerisse la sua identificazione originaria in Toscana. Il Toscana Virus è stato documentato in numerosi Paesi del Mediterraneo e la presenza di differenti specie di flebotomi potenzialmente coinvolte nella sua trasmissione suggerisce che le aree di rischio possano essere più estese di quelle nelle quali sono stati diagnosticati casi clinici (Ayhan et al., 2020).

Non è invece indicata alcuna profilassi farmacologica prima, durante o dopo un soggiorno in un'area endemica.

È disponibile un vaccino?

Attualmente non è disponibile un vaccino autorizzato contro il Toscana Virus.

La ricerca sui vaccini contro i phlebovirus e contro il Toscana Virus è in sviluppo, ma le strategie vaccinali disponibili rimangono sperimentali e non hanno raggiunto l'impiego clinico. Per questo motivo la prevenzione continua a dipendere principalmente dalla protezione individuale dalle punture e dal controllo dei vettori (Keskek Turk et al., 2024).

Non è quindi possibile prevenire l'infezione mediante una vaccinazione prima di un viaggio o durante la stagione di maggiore circolazione del virus.

Esiste una trasmissione da persona a persona?

La normale catena epidemiologica del Toscana Virus è vettoriale: l'infezione umana viene acquisita attraverso la puntura di un flebotomo infetto.

Non esistono evidenze che il Toscana Virus si trasmetta normalmente attraverso il contatto quotidiano tra persone. Non sono quindi necessarie misure di isolamento del paziente paragonabili a quelle utilizzate per le infezioni respiratorie o per altre malattie contagiose interumane.

La prevenzione deve concentrarsi soprattutto sul rapporto tra virus, vettore e ambiente e sulla riduzione dell'esposizione ai flebotomi.

Il ruolo della sorveglianza

La prevenzione del Toscana Virus non riguarda soltanto il singolo individuo. Poiché l'area di distribuzione dei flebotomi può modificarsi in risposta a temperatura, umidità, uso del territorio e altri fattori ambientali, la sorveglianza entomologica rappresenta uno strumento fondamentale per individuare le zone nelle quali i vettori sono presenti e monitorarne eventuali cambiamenti geografici (Maia, 2024; Hong et al., 2024).

Un’analisi del 2024 sulla distribuzione globale dell'infezione e dei principali vettori, mostra come la probabilità di presenza dei flebotomi contribuisca in modo sostanziale alla distribuzione potenziale del rischio di Toscana Virus. Gli autori sottolineano quindi l'importanza di indirizzare la sorveglianza e gli interventi verso le aree considerate a maggior rischio (Hong et al., 2024).

A questa sorveglianza deve affiancarsi quella dei casi umani. L'esperienza italiana dimostra infatti che variazioni significative dell'incidenza possono verificarsi nel corso di pochi anni e interessare nuove aree geografiche (Fotakis et al., 2025).

Una strategia integrata secondo l'approccio One Health, capace di mettere in relazione salute umana, vettori, animali e cambiamenti ambientali, viene sempre più indicata come necessaria per affrontare le malattie trasmesse dai flebotomi in Europa (Maia, 2024).

Toscana Virus e cambiamenti climatici

L'espansione dei flebotomi in Europa rappresenta un aspetto crescente della prevenzione. Le condizioni climatiche influenzano la sopravvivenza, la densità e la distribuzione geografica dei vettori e possono modificare la durata della stagione di trasmissione.

La revisione di Maia (2024) identifica il cambiamento climatico e altre modificazioni ambientali di origine antropica tra i possibili fattori che favoriscono l'emergere e il riemergere delle malattie trasmesse dai flebotomi in Europa. Analogamente, la review di Keskek Turk e collboratori (2024) richiama l'attenzione sull'influenza dell'emergenza climatica sulla distribuzione dei flebotomi.

Ciò non significa che ogni aumento della temperatura determini automaticamente un aumento delle infezioni: la trasmissione dipende dall'interazione di numerosi fattori ecologici, climatici, biologici e sociali. Tuttavia, l'ampliamento delle aree climaticamente idonee alla presenza dei vettori rende ancora più importante mantenere sistemi di sorveglianza capaci di riconoscere rapidamente cambiamenti nella distribuzione del Toscana Virus.

 

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