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Malattia di Lyme

Farmaci e terapie

Quali farmaci per la Malattia di Lyme?

La malattia di Lyme è un’infezione batterica trasmessa dal morso di alcune specie di zecche. Sebbene la malattia possa risolversi spontaneamente, la somministrazione di antibiotici velocizza la risoluzione dell’infezione e riduce il rischio di manifestazioni cliniche tardive.

Gli antibiotici raccomandati nella fase iniziale dell’infezione (eritema migrante) sono amoxicillina per via orale (adulti: 500 mg tre volte al giorno; bambini: 50 mg/kg/die da dividere in tre somministrazioni giornaliere fino a 500 mg/dose), doxiciclina orale (adulti: 100 mg due volte al giorno; bambini: 4 mg/kg/die da dividere in 2 somministrazioni giornaliere fino a 100 mg/dose) o cefuroxima axetil orale (adulti 500 mg due volte al giorno; bambini: 30 mg/kg/die da dividere in 2 volte al giorno fino a 500 mg/dose). Questi stessi antibiotici possono essere utilizzati anche in caso di comparsa di artrite e acrodematite atrofica cronica. Sono invece raccomandate le cefalosporine, ceftriaxone o cefotaxime, oppure la pennicilina G per via endovenosa in caso di complicanze a carico del sistema nervoso centrale o periferico (ceftriaxone, adulti: 2 g/die in somministrazione singola; bambini: 50-75 mg/kg/die fino a 2 g/die in somministrazione singola; Cefotaxime, adulti: 2 g ogni 8 ore; bambini: 150-200 mg/kg/die da dividere in tre somministrazioni ogni 8 ore, fino a 2 g/dose) (Shapiro, 2014).

Nel trattamento della meningite associata a malattia di Lyme, in pazienti adulti, la terapia orale con doxiciclina è risultata efficace quanto il trattamento per via endovenosa con ceftrixone (trattamento di prima linea negli USA). Nei bambini i farmaci di prima linea per la terapia della malattia di Lyme sono rappresentati da amoxicillina e doxiciclina perché molto efficaci e non gravati dal problema dell’antibiotico resistenza. In caso di manifestazioni cliniche neurologiche (meningite) è preferibile la doxiciclina perché caratterizzata da un’elevata penetrazione nei tessuti cerebrali. La doxiciclina però non è indicata nei bambini con meno di 8 anni per il rischio di decolorazione permanente dei denti. Inoltre questo antibiotico può provocare dermatite per esposizione al sole. Nei pazienti che non possono assumere doxiciclina o con allergia alla penicillina, il farmaco di riferimento è la cefuroxima. Altro antibiotico non di prima linea che eventualmente può essere utilizzato è l’azitromicina (Shapiro, 2014).

In alcuni pazienti può manifestarsi la reazione di Jarish-Herxheimer, caratterizzata da febbre, sudorazione e dolore muscolare. Questa reazione è causata dalla liberazione nell’organismo di un’elevata quantità di tossine batteriche in seguito a terapia antibiotica che il corpo fatica a smaltire (la reazione è frequente in caso di infezione da batteri del genere Spirochete). I sintomi, che si risolvono spontaneamente nel giro di 1-2 giorni, possono essere alleviati dalla somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei. La terapia antibiotica non deve essere sospesa (Shapiro, 2014).

Nei pazienti trattati con terapia antibiotica per la malattia di Lyme, la prognosi a lungo tempo è favorevole. Il motivo principale per una mancata risposta agli antibiotici è che ci sia stato un errore dignostico. Nei pazienti che rispondono alla terapia, è possibile che  sintomi aspecifici – affaticamento artralgia, mialgia – possano persistere per più settimane, ma questo non significa che la cura non abbia avuto effetto e non è richiesto un ulteriore trattamento antibiotico. I sintomi infatti scompaiono spontaneamente. Non ci sono evidenze che esista una malattia di Lyme cronica: i pazienti con sintomi aspecifici persistenti non hanno un’infezione persistente. Pertanto non è raccomandata una terapia antibiotica prolungata (rapporto rischi/benefici non favorevole) (Shapiro, 2014).