Quali sono i sintomi delle Malattie da Hantavirus?
I sintomi delle malattie da Hantavirus comprendono:
Le malattie da Hantavirus comprendono un insieme di sindromi acute, cioè a comparsa relativamente rapida, nelle quali i sintomi dipendono dal virus coinvolto, dall’area geografica, dalla dose infettante e dalla risposta immunitaria dell’ospite. Il tratto comune è l’interessamento dell’endotelio, ossia il rivestimento interno dei vasi sanguigni, con aumento della permeabilità capillare, cioè della tendenza dei piccoli vasi a lasciar fuoriuscire liquidi verso i tessuti. Da questo meccanismo derivano le manifestazioni più caratteristiche: febbre, ipotensione, alterazioni della coagulazione, danno renale, edema polmonare e, nei casi gravi, shock e insufficienza multiorgano. Le due forme cliniche maggiori sono la febbre emorragica con sindrome renale (Hemorrhagic Fever with Renal Syndrome, HFRS), prevalente in Europa e Asia, e la sindrome cardiopolmonare da Hantavirus (Hantavirus Cardiopulmonary Syndrome, HCPS), detta anche sindrome polmonare da Hantavirus (Hantavirus Pulmonary Syndrome, HPS), prevalente nelle Americhe (Vial et al., 2023).
L’esordio è spesso ingannevole perché assomiglia a molte comuni infezioni virali. Dopo un periodo di incubazione, cioè l’intervallo tra contagio e comparsa dei sintomi, che può durare da pochi giorni a diverse settimane, compaiono febbre elevata, brividi, cefalea, mialgie, ossia dolori muscolari, astenia, cioè marcata stanchezza, nausea, vomito, dolore addominale e talvolta diarrea. Nelle fasi iniziali il paziente può non presentare ancora segni renali o respiratori evidenti, e questo spiega perché la diagnosi sia spesso ritardata se non emerge una storia di esposizione a roditori o ad ambienti contaminati da urine, feci o saliva di roditori infetti (Vial et al., 2023; Tkachenko et al., 2025).
Febbre emorragica con sindrome renale
Nella febbre emorragica con sindrome renale il quadro classico è stato descritto in fasi successive: fase febbrile, fase ipotensiva, fase oligurica, fase diuretica e convalescenza. Questa scansione non è sempre completa né rigidamente separata, soprattutto nelle forme lievi, ma resta utile per comprendere l’evoluzione clinica. La fase febbrile è dominata da febbre, brividi, cefalea, dolori lombari, mialgie, nausea e vomito. Il dolore lombare può riflettere l’interessamento renale e l’edema del parenchima renale, cioè del tessuto funzionale del rene. Possono comparire arrossamento del volto, congestione congiuntivale, cioè arrossamento degli occhi per dilatazione dei piccoli vasi, fotofobia, cioè fastidio alla luce, e disturbi visivi transitori (Lu et al., 2024; Tkachenko et al., 2025).
La fase ipotensiva è caratterizzata da riduzione della pressione arteriosa, tachicardia, cioè aumento della frequenza cardiaca, e nei casi severi shock, condizione nella quale la perfusione degli organi diventa insufficiente. In questa fase possono emergere trombocitopenia, cioè riduzione del numero di piastrine, leucocitosi, cioè aumento dei globuli bianchi, e segni di coagulopatia, termine che indica un’alterazione dei meccanismi della coagulazione del sangue. Le manifestazioni emorragiche, non sempre presenti nelle forme europee più lievi, possono includere petecchie, cioè piccole macchie rosso-violacee da microemorragie cutanee, epistassi, cioè sanguinamento dal naso, sanguinamento gengivale, ematuria, cioè sangue nelle urine, o sanguinamento gastrointestinale (Lu et al., 2024).
La fase oligurica rappresenta il momento di maggiore evidenza renale. Oliguria significa riduzione della quantità di urina prodotta; nei casi più gravi può comparire anuria, cioè assenza quasi completa di diuresi. Il danno renale acuto si manifesta con aumento della creatinina e dell’azotemia, alterazioni idroelettrolitiche, proteinuria, cioè presenza anomala di proteine nelle urine, ed ematuria. In questa fase possono essere necessari monitoraggio intensivo e terapia sostitutiva renale, cioè dialisi temporanea, soprattutto quando compaiono sovraccarico di liquidi, iperkaliemia, cioè aumento pericoloso del potassio nel sangue, o acidosi metabolica, cioè eccessiva acidità del sangue dovuta a squilibri metabolici (Vial et al., 2023; Lu et al., 2024).
La fase diuretica segue la fase oligurica ed è caratterizzata da poliuria, cioè aumento marcato della produzione di urina. Questa fase indica in genere una ripresa della funzione renale, ma non è priva di rischi: la perdita eccessiva di liquidi ed elettroliti può causare disidratazione, ipotensione e squilibri del sodio o del potassio. La convalescenza, infine, può essere lenta. Anche dopo la normalizzazione degli esami, alcuni pazienti riferiscono stanchezza persistente, ridotta tolleranza allo sforzo e recupero graduale della funzione fisica (Lu et al., 2024).
Sindrome cardiopolmonare da Hantavirus
La sindrome cardiopolmonare da Hantavirus ha un andamento clinico spesso più rapido e drammatico. Dopo una fase prodromica, cioè una fase iniziale con sintomi generali non specifici, compaiono febbre, mialgie intense, cefalea, malessere, nausea, vomito, diarrea e dolore addominale. La tosse può essere inizialmente assente o modesta, elemento che può far sottovalutare la gravità del quadro. La transizione alla fase cardiopolmonare può avvenire bruscamente, con dispnea, cioè difficoltà respiratoria, ipossiemia, cioè riduzione dell’ossigeno nel sangue, tachipnea, cioè aumento della frequenza respiratoria, edema polmonare non cardiogeno e ipotensione. L’espressione “non cardiogeno” indica che l’accumulo di liquidi nei polmoni non dipende primariamente da scompenso della pompa cardiaca, ma dalla perdita di liquidi attraverso la barriera microvascolare polmonare (Vial et al., 2023).
Nei casi più gravi può svilupparsi sindrome da distress respiratorio acuto, cioè insufficienza respiratoria severa dovuta a infiammazione diffusa e aumento della permeabilità dei capillari polmonari. Possono associarsi shock cardiocircolatorio, alterazioni del ritmo cardiaco, ridotta capacità contrattile del cuore e insufficienza multiorgano. La mortalità della sindrome cardiopolmonare resta elevata, in particolare quando il paziente arriva tardivamente all’osservazione clinica o non può essere rapidamente gestito in terapia intensiva con supporto respiratorio e circolatorio avanzato (Vial et al., 2023; Tortosa et al., 2026).
Segni di gravità e sintomi atipici
La gravità delle malattie da Hantavirus non si misura soltanto dall’intensità della febbre. Segni d’allarme sono ipotensione, confusione mentale, dispnea, riduzione della diuresi, sanguinamenti, dolore addominale severo, vomito persistente, peggioramento rapido degli esami renali, marcata trombocitopenia, alterazioni della coagulazione e aumento degli enzimi epatici, cioè delle transaminasi. Una metanalisi su casi fatali di febbre emorragica con sindrome renale ha mostrato che i pazienti deceduti erano più spesso anziani e con comorbilità come diabete mellito, ipertensione arteriosa e abitudine al fumo; inoltre presentavano più frequentemente shock, danno multiorgano, coinvolgimento neurologico, polmonare e cardiaco, riduzione delle piastrine e alterazioni coagulative (Lu et al., 2024).
Il coinvolgimento neurologico è meno comune ma clinicamente rilevante. Può manifestarsi con cefalea intensa, sonnolenza, confusione, convulsioni, encefalopatia, cioè sofferenza cerebrale diffusa, o edema cerebrale. Il coinvolgimento epatico può determinare aumento di alanina aminotransferasi e aspartato aminotransferasi, enzimi che indicano sofferenza delle cellule epatiche. Il coinvolgimento gastrointestinale può simulare un addome acuto, cioè un quadro doloroso addominale che può far pensare a patologie chirurgiche. Queste manifestazioni spiegano perché l’Hantavirus debba entrare nella diagnosi differenziale delle sindromi febbrili acute con piastrinopenia, danno renale, disturbi respiratori o shock, soprattutto in presenza di esposizione ambientale compatibile.
Differenze tra adulti e bambini
Le infezioni da Hantavirus sono meno frequentemente diagnosticate in età pediatrica rispetto all’età adulta. Questa differenza dipende probabilmente da più fattori: minore esposizione professionale a roditori e ambienti agricoli o forestali, minore sospetto diagnostico nei bambini e possibile sottodiagnosi delle forme lievi. Tuttavia, la malattia pediatrica esiste e può essere severa. In generale, i sintomi nei bambini e negli adolescenti sono simili a quelli degli adulti, ma l’esordio può essere ancora più aspecifico, con febbre, vomito, dolore addominale, cefalea, mialgie e astenia, elementi facilmente attribuibili a gastroenteriti, influenza, sepsi batterica o altre infezioni virali (Mocanu et al., 2023).
Nella popolazione pediatrica con febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), gli studi disponibili descrivono febbre, sintomi digestivi, cefalea, dolore lombare, segni emorragici e manifestazioni di danno renale come reperti frequenti. Una casistica pediatrica ha evidenziato che alterazioni come leucocitosi, trombocitopenia, ematuria, proteinuria, aumento dell’azotemia e riduzione della filtrazione glomerulare stimata, cioè della capacità del rene di filtrare il sangue, sono elementi ricorrenti; nei casi più gravi possono comparire coagulopatia, riduzione del sodio nel sangue (iponatremia), e incremento della procalcitonina, un biomarcatore spesso usato per valutare gravità infiammatoria o sospetto di infezione batterica concomitante (Li et al., 2023).
Una piccola esperienza clinica rumena su bambini e adolescenti con HFRS ha confermato che l’età pediatrica non protegge dal danno renale acuto: i casi osservati erano prevalentemente adolescenti maschi provenienti da aree rurali, con infezione da sierotipi Dobrava o Hantaan e ricovero per insufficienza renale acuta. Questo dato è importante per l’Europa, perché Dobrava-Belgrado virus può associarsi a quadri renali più severi rispetto a Puumala virus (Mocanu et al., 2023).
Per la sindrome cardiopolmonare (HCPS), le casistiche pediatriche sono meno numerose, ma indicano che bambini e adolescenti possono sviluppare un quadro clinico sovrapponibile a quello degli adulti. Una revisione con casi pediatrici brasiliani ha sottolineato la rarità dell’HCPS nei bambini, ma anche la somiglianza delle manifestazioni cliniche rispetto agli adulti quando la malattia si manifesta: febbre, sintomi gastrointestinali, compromissione respiratoria rapida e necessità di cure intensive (Terças-Trettel et al., 2019).
Un’analisi statunitense dei casi di sindrome polmonare da Hantavirus tra il 1993 e il 2018, basata su dati nazionali, ha confrontato bambini, adolescenti e adulti. Lo studio ha confermato che la malattia è rara in età pediatrica, ma clinicamente rilevante; l’obiettivo era valutare se bambini e adolescenti venissero diagnosticati più tardivamente per la natura aspecifica dei sintomi iniziali. Il lavoro evidenzia l’importanza di riconoscere precocemente febbre, sintomi gastrointestinali, trombocitopenia e rapida comparsa di compromissione respiratoria nei bambini con esposizione plausibile a roditori (Thorp et al., 2023).
In termini pratici, la differenza principale tra adulto e bambino non riguarda tanto la natura dei sintomi, quanto il contesto diagnostico. Nell’adulto la professione o l’attività ricreativa possono orientare subito verso l’esposizione a roditori; nel bambino questa informazione deve essere cercata attivamente, chiedendo se la famiglia vive in area rurale, ha pulito cantine o capanni, conserva legna o mangimi, ha osservato roditori in casa, ha soggiornato in baite, campeggi o ambienti chiusi infestati. Un bambino con febbre, piastrinopenia, dolore addominale, vomito e alterazioni urinarie o respiratorie non dovrebbe essere valutato solo come caso di gastroenterite o virosi comune, soprattutto se l’anamnesi ambientale è suggestiva.