Cosa chiedere al medico e al farmacista sull' Otite?
Se ritieni di avere i sintomi dell’otite, o se a qualcuno dei tuoi familiari è stata diagnosticata l’otite, parlane con il tuo medico di fiducia.
Ecco alcune domande che potresti porre.
Come posso sapere se si tratta davvero di otite?
Il dolore all’orecchio non è sufficiente, da solo, per formulare la diagnosi. Nell’otite media acuta devono essere presenti segni di infiammazione acuta e liquido nell’orecchio medio, generalmente associati a una membrana timpanica estroflessa o a una nuova fuoriuscita di secrezione non attribuibile a otite esterna. Arrossamento isolato del timpano, febbre, irritabilità o l’abitudine del bambino a toccarsi l’orecchio non consentono una diagnosi certa.
L’otite esterna provoca tipicamente dolore quando si premono il trago, la piccola prominenza davanti al condotto uditivo, o il padiglione auricolare. Il condotto può apparire gonfio, arrossato e contenere secrezioni. Nell’otite media con effusione, invece, è presente liquido dietro il timpano senza i sintomi acuti dell’infezione: il disturbo più evidente può essere una riduzione dell’udito.
La diagnosi richiede pertanto l’osservazione del condotto e della membrana timpanica mediante otoscopia; in alcune situazioni sono utili otoscopia pneumatica, timpanometria e valutazione audiometrica. Una diagnosi accurata evita sia l’impiego inutile di antibiotici sia il mancato riconoscimento di forme che necessitano di trattamento o controllo specialistico (Lieberthal et al., 2013; Schilder et al., 2016).
Quando devo rivolgermi urgentemente al medico?
Una valutazione rapida è necessaria quando il dolore è molto intenso, peggiora rapidamente o si associa a condizioni generali compromesse, sonnolenza insolita, rigidità del collo, forte mal di testa, vomito ripetuto, vertigini importanti o difficoltà a mantenere l’equilibrio.
Particolare attenzione richiedono gonfiore, arrossamento o dolore dietro l’orecchio, soprattutto se il padiglione appare spinto verso l’esterno. Questi segni possono indicare una mastoidite acuta, ossia l’estensione dell’infezione alle cavità mastoidee dell’osso temporale. Anche la comparsa improvvisa di asimmetria del volto o difficoltà a chiudere un occhio richiede una valutazione urgente, perché la paralisi del nervo facciale, pur essendo rara, può complicare un’otite media acuta (Fichera et al., 2023).
Nei neonati e nei lattanti molto piccoli i sintomi possono essere poco specifici. Febbre, irritabilità inconsolabile, difficoltà ad alimentarsi, ridotta reattività o peggioramento generale devono essere valutati dal pediatra senza attendere che compaia un dolore auricolare evidente.
Diabete o immunodepressione rendono l’otite più pericolosa?
Sì, soprattutto nel caso dell’otite esterna. Nelle persone anziane con diabete, nei pazienti immunodepressi o sottoposti a terapie che riducono le difese immunitarie, un’otite esterna può raramente evolvere in otite esterna necrotizzante. Si tratta di un’infezione invasiva che può estendersi ai tessuti profondi e all’osso temporale.
Devono destare sospetto un dolore intenso e persistente, spesso più grave durante la notte, secrezioni auricolari che non migliorano con la terapia, tessuto di granulazione nel condotto e, nelle forme avanzate, disturbi dei nervi cranici. Il consenso internazionale più recente include tra gli elementi diagnostici la persistenza dei sintomi nonostante il trattamento, la presenza di fattori che compromettono la risposta immunitaria e reperti compatibili agli esami radiologici (Lodhi et al., 2024).
Una persona diabetica o immunodepressa non dovrebbe quindi trattare autonomamente un dolore auricolare persistente con gocce rimaste da precedenti episodi. È necessaria una valutazione medica precoce, con controllo adeguato anche della glicemia e delle condizioni generali.
Gli antibiotici sono sempre necessari?
No. Molte otiti medie acute non complicate, soprattutto nei bambini più grandi con sintomi lievi, migliorano spontaneamente. La terapia del dolore resta necessaria indipendentemente dalla decisione di utilizzare o meno un antibiotico. Le revisioni sistematiche indicano che gli antibiotici producono un beneficio modesto nella maggior parte dei bambini, mentre risultano più utili in alcuni sottogruppi, come i bambini molto piccoli con otite bilaterale o quelli con otorrea associata a otite media acuta (Venekamp et al., 2023).
La strategia di osservazione non equivale a ignorare la malattia: richiede la possibilità di rivalutare il paziente e di iniziare l’antibiotico se i sintomi peggiorano o non migliorano entro il periodo concordato con il medico. Età, intensità del dolore, febbre, bilateralità, presenza di secrezione e affidabilità del controllo clinico influenzano la decisione.
Gli antibiotici non devono essere assunti senza prescrizione, utilizzando confezioni avanzate da precedenti terapie o modificando autonomamente dose e durata. Un uso inappropriato espone a diarrea, eruzioni cutanee e altri effetti indesiderati e contribuisce alla selezione di batteri resistenti. Una metanalisi di 82 studi ha confermato che la frequenza degli effetti avversi varia in relazione all’antibiotico e alla formulazione impiegata (Hum et al., 2019).
Come si può controllare correttamente il dolore?
Il dolore deve essere trattato anche quando viene prescritto un antibiotico, perché l’effetto dell’antimicrobico non è immediato. paracetamolo o ibuprofene possono essere utilizzati, se appropriati per età e condizioni cliniche, rispettando dosi, intervalli e controindicazioni. Nei bambini il dosaggio deve essere calcolato in base al peso e non semplicemente all’età.
Non devono essere alternati o associati più analgesici senza indicazione sanitaria. L’acido acetilsalicilico non deve essere somministrato ai bambini e agli adolescenti con infezioni virali per il rischio di sindrome di Reye. Anche nell’adulto occorre considerare malattie epatiche, renali, gastriche, terapie anticoagulanti, gravidanza e possibili interazioni farmacologiche.
Impacchi tiepidi possono offrire sollievo, purché non siano troppo caldi. Non è invece opportuno introdurre nel condotto olio, preparati domestici, alcol, acqua ossigenata o altre sostanze, soprattutto quando non sia stata verificata l’integrità della membrana timpanica.
Posso utilizzare liberamente gocce auricolari?
No. La scelta delle gocce dipende dalla sede dell’infezione e dalle condizioni del timpano. Le gocce sono il trattamento principale dell’otite esterna non complicata, ma non tutte le formulazioni sono adatte in presenza di perforazione timpanica, drenaggi transtimpanici o precedenti interventi sull’orecchio.
Quando si sospetta una perforazione o sono presenti drenaggi, devono essere utilizzati soltanto medicinali considerati non ototossici e specificamente appropriati. Alcune preparazioni contenenti aminoglicosidi possono avere potenziale tossicità cocleare o vestibolare se raggiungono l’orecchio medio attraverso un timpano non integro. Per questo motivo il paziente non dovrebbe impiegare gocce avanzate da una precedente terapia né prodotti acquistati senza aver comunicato al medico o al farmacista la possibile presenza di perforazione o drenaggi.
Nell’otite esterna è inoltre importante che il medicinale raggiunga il condotto. Se il gonfiore è marcato, può essere necessario pulire il condotto o applicare uno stoppino auricolare da parte di un professionista. Gli antibiotici per via orale non sono normalmente indicati nell’otite esterna semplice, salvo estensione dell’infezione oltre il condotto o presenza di particolari fattori di rischio (Rosenfeld et al., 2014; Jackson, Geer, 2023).
La fuoriuscita di liquido o pus dall’orecchio è sempre un’emergenza?
La secrezione auricolare, o otorrea, richiede una valutazione, ma il suo significato dipende dal contesto. Può derivare da otite esterna, perforazione spontanea del timpano durante un’otite media acuta, infezione in un orecchio con drenaggio transtimpanico oppure otite media suppurativa cronica.
Se il timpano si perfora durante un’otite media, il dolore può diminuire improvvisamente perché si riduce la pressione nell’orecchio medio. Ciò non significa però che l’infezione sia guarita: occorre verificare la causa dell’otorrea, scegliere una terapia compatibile con il timpano non integro e controllare successivamente la chiusura della perforazione.
L’otorrea persistente o ricorrente, soprattutto se associata a riduzione dell’udito, cattivo odore, vertigini o precedenti interventi, richiede una valutazione otorinolaringoiatrica. Una secrezione protratta attraverso una perforazione può essere espressione di otite media suppurativa cronica, condizione associata a perdita uditiva e, più raramente, a complicanze extracraniche o intracraniche.
Fino alla visita è prudente mantenere asciutto l’orecchio, senza occludere in profondità il condotto e senza effettuare lavaggi.
Posso nuotare, fare la doccia o viaggiare in aereo?
Durante un’otite esterna è opportuno evitare nuoto e immersioni finché dolore, gonfiore e secrezioni non si sono risolti. Durante la doccia bisogna impedire, per quanto possibile, l’ingresso di acqua nel condotto, senza inserire oggetti in profondità.
In presenza di perforazione timpanica o otorrea è generalmente prudente mantenere asciutto l’orecchio fino alla rivalutazione. Nei bambini con drenaggi transtimpanici, invece, le protezioni sistematiche dall’acqua non sono raccomandate di routine: possono essere considerate in caso di acqua contaminata, immersioni profonde, dolore durante il nuoto o otorrea ricorrente. Le linee guida aggiornate sui drenaggi non raccomandano l’impiego profilattico abituale di tappi o fasce né l’esclusione generalizzata dal nuoto (Rosenfeld et al., 2022).
Il viaggio aereo può accentuare dolore e senso di pressione quando la tuba di Eustachio è ostruita da un’infezione respiratoria o da liquido nell’orecchio medio. Nei casi non urgenti può essere ragionevole rinviare il volo durante la fase acuta, soprattutto in presenza di dolore importante, febbre o recente intervento otologico. Decongestionanti e altri medicinali non devono essere assunti automaticamente: efficacia, controindicazioni ed età del paziente devono essere valutate individualmente.
Quando è necessario controllare l’udito?
Dopo un’otite media acuta può persistere liquido nell’orecchio medio anche quando dolore e febbre sono scomparsi. Questa condizione può provocare un’ipoacusia trasmissiva temporanea e non richiede necessariamente un trattamento immediato. Tuttavia, il versamento deve essere monitorato se persiste.
Nei bambini con otite media con effusione protratta per almeno tre mesi è raccomandata una valutazione dell’udito. I controlli sono particolarmente importanti quando il disturbo è bilaterale, quando genitori o insegnanti notano difficoltà nell’ascolto, aumento del volume della televisione, ritardo del linguaggio, rendimento scolastico ridotto, problemi comportamentali o difficoltà di equilibrio.
I bambini con disturbi dello sviluppo, sindromi genetiche, anomalie craniofacciali, ipoacusia preesistente o altri fattori che li rendono più vulnerabili alle conseguenze della riduzione uditiva devono essere valutati più precocemente. Nei bambini con versamento cronico non sottoposti a drenaggio, le linee guida suggeriscono rivalutazioni ogni tre-sei mesi fino alla risoluzione del liquido, alla comparsa di una perdita uditiva significativa o al sospetto di alterazioni strutturali del timpano o dell’orecchio medio (Rosenfeld et al., 2016; Rosenfeld et al., 2022).
Anche negli adulti un versamento persistente, soprattutto se monolaterale, deve essere valutato dallo specialista per ricercare eventuali cause ostruttive rinofaringee e non deve essere considerato automaticamente una conseguenza innocua di un raffreddore.
Quando le otiti ricorrenti richiedono una visita specialistica o i drenaggi?
Si parla generalmente di otite media acuta ricorrente in presenza di almeno tre episodi in sei mesi o quattro episodi in dodici mesi, con almeno un episodio recente. Prima di proporre un intervento è però fondamentale accertare che gli episodi precedenti siano stati realmente otiti medie acute documentate e non semplici dolori auricolari o infezioni respiratorie.
La visita otorinolaringoiatrica è indicata quando gli episodi sono frequenti o gravi, quando persiste liquido nell’orecchio medio, quando vi sono problemi uditivi, linguistici o scolastici, oppure quando si sospettano perforazione cronica, retrazione timpanica, colesteatoma o altre alterazioni strutturali.
I drenaggi transtimpanici non sono indicati automaticamente in ogni bambino con infezioni ricorrenti. Le linee guida raccomandano di non inserirli quando, al momento della valutazione, non sia presente versamento nell’orecchio medio. Possono invece essere proposti nei bambini con otiti ricorrenti e versamento presente in uno o in entrambi gli orecchi, oppure in caso di otite media con effusione bilaterale persistente e documentate difficoltà uditive. La decisione deve considerare l’età, la frequenza e la gravità degli episodi, l’udito, lo sviluppo del linguaggio, le condizioni associate e le preferenze della famiglia (Rosenfeld et al., 2022).
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