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Otite

Sintomi

Quali sono i sintomi dell' Otite?

I sintomi dell’otite comprendono:

Otite esterna

Otite media

Otite media con effusione

Come si manifesta l’otite

L'otite può manifestarsi con sintomi molto diversi in relazione alla sede anatomica interessata, all'età del paziente e al tipo di processo infiammatorio. L'elemento comune è rappresentato dall'infiammazione delle strutture dell'orecchio, ma le manifestazioni cliniche differiscono significativamente tra otite esterna, otite media acuta e otite media con effusione. Nell'otite esterna prevalgono il dolore localizzato al condotto uditivo, il prurito e la dolorabilità alla manipolazione del padiglione auricolare; nell'otite media acuta dominano invece l'otalgia profonda, la febbre e la riduzione dell'udito, mentre l'otite media con effusione decorre spesso senza dolore ed è caratterizzata soprattutto da ipoacusia e sensazione di orecchio pieno (Schilder et al., 2016; Rosenfeld et al., 2016).

L'intensità dei sintomi non sempre riflette la gravità della malattia. Una modesta infiammazione del condotto uditivo può provocare un dolore molto intenso per l'elevata sensibilità della cute che lo riveste, mentre una raccolta di liquido nell'orecchio medio può determinare un'importante riduzione dell'udito con sintomi dolorosi minimi o assenti. Nei bambini piccoli, inoltre, la sintomatologia può essere poco specifica e manifestarsi con irritabilità, pianto persistente, disturbi del sonno o riduzione dell'appetito piuttosto che con la classica lamentela di dolore auricolare (Lieberthal et al., 2013).

La conoscenza delle diverse modalità di presentazione clinica è fondamentale per orientare il sospetto diagnostico e distinguere le forme che possono essere trattate con una terapia locale da quelle che richiedono una valutazione medica più approfondita.

Decorso dei sintomi

L'evoluzione dei sintomi rappresenta un importante elemento di orientamento clinico, poiché le diverse forme di otite presentano modalità di insorgenza e decorso differenti. L'otite esterna esordisce generalmente in modo rapido, nell'arco di poche ore o di uno-due giorni, con prurito del condotto uditivo seguito dalla comparsa di dolore progressivamente più intenso, spesso aggravato dalla manipolazione del padiglione auricolare o dalla masticazione. In assenza di trattamento l'infiammazione può estendersi rapidamente, determinando edema del condotto, otorrea e temporanea riduzione dell'udito (Rosenfeld et al., 2014).

L'otite media acuta compare frequentemente come complicanza di un'infezione virale delle alte vie respiratorie. Dopo alcuni giorni di raffreddore, rinite o faringite, l'ostruzione della tuba di Eustachio favorisce l'accumulo di secrezioni nell'orecchio medio, con improvvisa comparsa di otalgia, febbre e ipoacusia. La sintomatologia raggiunge generalmente la massima intensità entro le prime 24-48 ore. Se la pressione esercitata dall'essudato determina una perforazione spontanea della membrana timpanica, il dolore tende a ridursi rapidamente, mentre compare un'otorrea purulenta. Nella maggior parte dei casi, con un trattamento appropriato, il quadro clinico migliora sensibilmente nell'arco di pochi giorni, anche se il completo riassorbimento del liquido presente nell'orecchio medio può richiedere alcune settimane (Schilder et al., 2016).

L'otite media con effusione presenta invece un decorso più lento e insidioso. Poiché il liquido presente nell'orecchio medio non è associato a un'infiammazione acuta, il dolore è generalmente assente e il paziente riferisce soprattutto una progressiva sensazione di orecchio pieno e una riduzione dell'udito. Nei bambini piccoli questa forma può rimanere a lungo misconosciuta e manifestarsi indirettamente con ritardo nello sviluppo del linguaggio, difficoltà scolastiche o alterazioni del comportamento. Sebbene nella maggior parte dei casi il versamento si riassorba spontaneamente entro alcuni mesi, la sua persistenza richiede un controllo specialistico per prevenire possibili conseguenze sulla funzione uditiva e sullo sviluppo del linguaggio (Rosenfeld et al., 2016).

Nel complesso, il decorso dell'otite è generalmente favorevole. Tuttavia, la persistenza dei sintomi oltre i tempi attesi, il loro peggioramento improvviso oppure la comparsa di segni neurologici, vertigine intensa, tumefazione retroauricolare o paralisi del nervo facciale devono far sospettare l'insorgenza di complicanze e richiedono una tempestiva rivalutazione clinica.

Sintomi dell'otite esterna

Otalgia: il sintomo più caratteristico

Il sintomo predominante dell'otite esterna acuta è l'otalgia, cioè il dolore localizzato all'orecchio. Nella maggior parte dei casi compare rapidamente, interessa un solo orecchio ed è descritto come intenso, pulsante o urente. A differenza dell'otite media, il dolore origina dal condotto uditivo esterno e tende ad aumentare durante la masticazione, i movimenti della mandibola o la manipolazione dell'orecchio.

La cute del condotto uditivo è riccamente innervata da terminazioni nervose sensitive appartenenti ai nervi trigemino, facciale, glossofaringeo e vago. L'edema e l'infiammazione determinano quindi una stimolazione particolarmente intensa dei recettori del dolore, spiegando perché anche forme clinicamente limitate possano risultare estremamente dolorose (Rosenfeld et al., 2014).

L'intensità dell'otalgia tende a raggiungere il massimo entro le prime 24-48 ore e diminuisce progressivamente con la risoluzione dell'infiammazione. Un dolore persistente o in peggioramento nonostante la terapia deve indurre a rivalutare la diagnosi ed escludere complicanze o condizioni differenti.

Dolore alla trazione del padiglione auricolare e alla pressione sul trago

Un segno clinico particolarmente caratteristico dell'otite esterna è il marcato aumento del dolore quando il medico o il paziente esercitano una lieve trazione sul padiglione auricolare oppure comprimono il trago, la piccola prominenza cartilaginea situata anteriormente all'ingresso del condotto uditivo.

Questa dolorabilità deriva dall'infiammazione della cute e del tessuto sottocutaneo del condotto, che vengono messi in tensione durante i movimenti del padiglione. Al contrario, nell'otite media il dolore è localizzato in profondità, all'interno della cavità timpanica, e generalmente non aumenta con la manipolazione dell'orecchio.

Per questo motivo la dolorabilità evocata alla pressione del trago rappresenta uno dei reperti clinici più utili nella diagnosi differenziale tra otite esterna e otite media, soprattutto quando l'esame otoscopico è difficoltoso a causa dell'edema del condotto (Ellis et al., 2024; Rosenfeld et al., 2014).

Prurito del condotto uditivo

Il prurito costituisce uno dei sintomi iniziali più frequenti dell'otite esterna, soprattutto nelle forme lievi o nelle infezioni fungine. Può precedere la comparsa del dolore di alcune ore o di alcuni giorni ed è spesso il primo segnale percepito dal paziente.

Il prurito deriva dall'irritazione delle terminazioni nervose superficiali provocata dall'infiammazione della cute del condotto uditivo. L'istinto a grattarsi o a introdurre cotton fioc, forcine o altri oggetti nell'orecchio determina frequentemente microtraumi che aggravano la lesione della barriera cutanea e favoriscono la proliferazione dei microrganismi, instaurando un circolo vizioso tra prurito, trauma e infezione.

Nell'otomicosi il prurito è spesso più intenso del dolore e può associarsi alla sensazione di corpo estraneo o di orecchio ostruito.

Otorrea

Con il termine otorrea si indica la fuoriuscita di secrezioni dal condotto uditivo. Nell'otite esterna è un reperto relativamente frequente e deriva dalla combinazione di essudato infiammatorio, cellule desquamate e detriti prodotti dall'infezione.

L'aspetto delle secrezioni può fornire indicazioni utili sull'eziologia. Nelle infezioni batteriche l'otorrea è generalmente purulenta, di colore giallastro o verdastro e talvolta maleodorante, mentre nelle infezioni fungine può assumere un aspetto filamentoso, grigiastro, nerastro o biancastro, in relazione alla specie micotica responsabile.

La presenza di otorrea non indica necessariamente una maggiore gravità della malattia, ma richiede sempre un'attenta valutazione clinica per distinguerla dalle secrezioni provenienti dall'orecchio medio attraverso una perforazione della membrana timpanica.

Sensazione di orecchio pieno e ipoacusia

Molti pazienti riferiscono una sensazione di orecchio pieno, come se il condotto fosse ostruito. Tale sintomo è dovuto principalmente all'edema della parete del condotto uditivo e all'accumulo di secrezioni che ne riducono il calibro.

Quando il restringimento diventa marcato, le onde sonore raggiungono con maggiore difficoltà la membrana timpanica, determinando una ipoacusia trasmissiva generalmente lieve o moderata. Si tratta di una riduzione dell'udito provocata da un ostacolo meccanico alla trasmissione del suono e non da un danno delle strutture nervose dell'orecchio interno.

Nella grande maggioranza dei casi l'ipoacusia è completamente reversibile e si risolve con la regressione dell'edema e dell'infiammazione. Una perdita uditiva persistente dopo la guarigione richiede invece ulteriori accertamenti audiologici per escludere altre patologie concomitanti (Schilder et al., 2016).

Edema e arrossamento del condotto uditivo

L'edema della cute del condotto rappresenta una delle principali manifestazioni obiettive dell'otite esterna. Nei casi più lievi provoca un modesto restringimento del lume, mentre nelle forme più severe può determinare una quasi completa occlusione del condotto, rendendo difficoltosa l'otoscopia e accentuando sia il dolore sia la riduzione dell'udito.

All'esame clinico il condotto appare arrossato, ispessito e ricoperto da secrezioni. Nei casi più avanzati l'edema può estendersi ai tessuti molli circostanti, interessando il padiglione auricolare e la regione periauricolare. Sebbene tali reperti siano valutabili principalmente dal medico, essi spiegano molti dei sintomi riferiti dal paziente e costituiscono un importante indicatore della gravità del processo infiammatorio (Rosenfeld et al., 2014).

Sintomi dell'otite media acuta

L'otite media acuta presenta un quadro clinico differente rispetto all'otite esterna, poiché il processo infiammatorio interessa la cavità dell'orecchio medio situata dietro la membrana timpanica. La sintomatologia compare generalmente in modo improvviso, spesso durante o nei giorni successivi a un'infezione delle alte vie respiratorie, e riflette l'accumulo di essudato infiammatorio all'interno di una cavità chiusa. L'aumento della pressione nell'orecchio medio determina i sintomi caratteristici della malattia, tra cui dolore, febbre e riduzione dell'udito. Nei bambini piccoli il quadro clinico può essere poco specifico e manifestarsi prevalentemente con irritabilità e alterazioni del comportamento (Schilder et al., 2016; Lieberthal et al., 2013).

Otalgia

L'otalgia rappresenta il sintomo cardine dell'otite media acuta. Il dolore è generalmente improvviso, intenso, pulsante e localizzato in profondità nell'orecchio, poiché origina dalla distensione della membrana timpanica e dall'aumento della pressione esercitata dall'essudato infiammatorio accumulato nella cavità timpanica.

A differenza dell'otite esterna, il dolore non aumenta significativamente con la trazione del padiglione auricolare o con la pressione sul trago, mentre può accentuarsi durante la deglutizione o in posizione supina, quando aumenta la congestione della mucosa del rinofaringe e della tuba di Eustachio.

Nei casi non complicati l'otalgia raggiunge generalmente il massimo nelle prime 24-48 ore. La sua improvvisa attenuazione, soprattutto se accompagnata dalla comparsa di secrezioni auricolari, può indicare la perforazione spontanea della membrana timpanica con drenaggio dell'essudato dall'orecchio medio (Schilder et al., 2016).

Febbre e sintomi sistemici

La febbre è una manifestazione frequente, soprattutto nei bambini, ed è espressione della risposta infiammatoria sistemica all'infezione. Può essere modesta oppure raggiungere valori superiori a 39 °C, in particolare nelle forme sostenute da Streptococcus pneumoniae.

Accanto alla febbre possono comparire malessere generale, astenia, cefalea, riduzione dell'appetito e irritabilità. Negli adulti questi sintomi tendono a essere meno marcati rispetto all'età pediatrica, mentre nei lattanti possono rappresentare la manifestazione predominante della malattia.

La presenza di febbre elevata non indica necessariamente una maggiore gravità dell'infezione, ma deve sempre essere interpretata nel contesto clinico generale e dell'età del paziente (Lieberthal et al., 2013).

Ipoacusia

La riduzione dell'udito costituisce uno dei sintomi più comuni dell'otite media acuta. Essa è generalmente di tipo trasmissivo, cioè dovuta all'ostacolo meccanico che il liquido presente nell'orecchio medio oppone alla normale trasmissione delle onde sonore dalla membrana timpanica alla catena degli ossicini.

L'ipoacusia può essere lieve oppure moderata e viene descritta dal paziente come una sensazione di ovattamento dei suoni o di diminuita capacità uditiva. Nella maggior parte dei casi regredisce completamente con la risoluzione dell'infiammazione e il riassorbimento dell'essudato.

Solo eccezionalmente, in presenza di complicanze o di infezioni particolarmente aggressive, può comparire una componente neurosensoriale conseguente al coinvolgimento dell'orecchio interno, situazione che richiede una valutazione specialistica urgente (Schilder et al., 2016).

Sensazione di pressione auricolare e orecchio pieno

Molti pazienti riferiscono una persistente sensazione di pressione o di orecchio pieno, dovuta all'accumulo di liquido nella cavità timpanica e alla ridotta ventilazione conseguente alla disfunzione della tuba di Eustachio.

Il sintomo è spesso accompagnato da autofonia, cioè dalla percezione amplificata della propria voce, e da una sensazione di "ovattamento" dell'udito. In alcuni casi il paziente avverte piccoli rumori di scoppiettio o di gorgoglio durante la deglutizione o gli sbadigli, correlati ai tentativi della tuba di Eustachio di riequilibrare la pressione tra orecchio medio e ambiente esterno.

Questi disturbi tendono a migliorare progressivamente con il ripristino della normale ventilazione tubarica.

Perforazione della membrana timpanica con fuoriuscita di pus

In una quota di pazienti, soprattutto nei bambini, l'aumento della pressione all'interno dell'orecchio medio può determinare una perforazione spontanea della membrana timpanica.

Quando ciò avviene compare improvvisamente una secrezione auricolare generalmente purulenta, talvolta mista a sangue, accompagnata da una rapida riduzione del dolore dovuta alla diminuzione della pressione nella cavità timpanica.

Sebbene la perforazione possa destare preoccupazione, nella maggior parte dei casi si tratta di una lesione di piccole dimensioni destinata a guarire spontaneamente nel giro di alcune settimane, purché l'infezione venga adeguatamente trattata. La persistenza dell'otorrea o la mancata chiusura della perforazione richiedono invece una valutazione otorinolaringoiatrica (Lieberthal et al., 2013).

Sintomi dell'otite media con effusione

L'otite media con effusione, definita anche otite media secretiva o sieromucosa, si distingue dall'otite media acuta per l'assenza dei segni tipici dell'infezione acuta. La presenza di liquido sterile o scarsamente infiammatorio nell'orecchio medio determina infatti una sintomatologia più sfumata e spesso progressiva, motivo per cui la malattia può rimanere inosservata per settimane o mesi, soprattutto nei bambini (Rosenfeld et al., 2016).

Ipoacusia progressiva

Il sintomo predominante è rappresentato dalla ipoacusia trasmissiva, generalmente lieve o moderata, che insorge gradualmente e tende a fluttuare nel tempo.

Molti pazienti riferiscono di dover aumentare il volume della televisione, chiedere frequentemente di ripetere le parole o avere difficoltà a comprendere le conversazioni in ambienti rumorosi. Nei bambini il deficit uditivo può essere poco evidente e manifestarsi indirettamente con disattenzione, ridotto rendimento scolastico o apparente scarsa collaborazione.

La perdita dell'udito è dovuta esclusivamente alla presenza del versamento nell'orecchio medio e, nella maggior parte dei casi, regredisce con la risoluzione dell'effusione.

Sensazione di orecchio pieno

Analogamente all'otite media acuta, anche l'otite media con effusione provoca frequentemente una sensazione di orecchio pieno o "tappato". Tuttavia, in questa forma il disturbo è generalmente meno intenso e non si accompagna al dolore caratteristico dell'infiammazione acuta.

Il paziente può descrivere la percezione di avere acqua nell'orecchio oppure una persistente difficoltà a "stappare" l'orecchio durante gli sbadigli o la deglutizione.

Autofonia e rumori auricolari

La presenza di liquido nell'orecchio medio può alterare la trasmissione delle vibrazioni sonore e determinare autofonia, cioè la percezione anormalmente intensa della propria voce e della respirazione.

Alcuni pazienti riferiscono inoltre piccoli rumori di gorgoglio, scroscio o clic durante i movimenti della mandibola, la deglutizione o i cambiamenti di posizione della testa, verosimilmente dovuti allo spostamento del liquido presente nella cavità timpanica.

Ritardo dello sviluppo del linguaggio nel bambino

Nei bambini in età prescolare l'otite media con effusione persistente può interferire con il normale sviluppo del linguaggio. Poiché il deficit uditivo è generalmente bilaterale, lieve o moderato e privo di dolore, può non essere riconosciuto per lungo tempo.

Il bambino può sembrare distratto, rispondere in modo inappropriato alle domande, mostrare difficoltà nell'acquisizione del linguaggio o presentare problemi di apprendimento. Per questo motivo le linee guida raccomandano una particolare attenzione ai bambini con versamento persistente dell'orecchio medio, soprattutto durante le fasi critiche dello sviluppo linguistico e cognitivo (Rosenfeld et al., 2016).

Sintomi nei lattanti e nei bambini piccoli

Nei primi anni di vita l'otite, soprattutto quella media acuta, si manifesta frequentemente con sintomi aspecifici, poiché il bambino non è ancora in grado di localizzare o descrivere il dolore.

L'irritabilità improvvisa rappresenta uno dei segni più comuni ed è spesso accompagnata da pianto inconsolabile, difficoltà ad addormentarsi e frequenti risvegli notturni. Il dolore tende infatti ad accentuarsi in posizione supina per l'aumento della pressione nell'orecchio medio.

Molti lattanti rifiutano l'alimentazione o interrompono frequentemente la poppata, poiché i movimenti della deglutizione aumentano temporaneamente la pressione esercitata sulla membrana timpanica. È inoltre frequente osservare il bambino che si tocca ripetutamente l'orecchio, lo strofina contro il cuscino o tenta di tirarlo. Sebbene questo comportamento non sia specifico dell'otite, la sua comparsa in associazione a febbre o a un'infezione delle vie respiratorie superiori aumenta significativamente il sospetto diagnostico.

Nei casi più gravi possono comparire vomito, diarrea, ridotta reattività o marcata sonnolenza, manifestazioni che richiedono una tempestiva valutazione clinica, soprattutto nei bambini di età inferiore ai sei mesi (Lieberthal et al., 2013; Schilder et al., 2016).

Sintomi delle complicanze

Nella maggior parte dei casi l'otite evolve favorevolmente e si risolve senza conseguenze permanenti. Tuttavia, soprattutto in assenza di un trattamento adeguato o in presenza di particolari condizioni predisponenti, l'infezione può estendersi alle strutture anatomiche circostanti dando origine a complicanze locali o intracraniche. Grazie all'impiego degli antibiotici tali evenienze sono oggi molto meno frequenti rispetto al passato, ma continuano a rappresentare situazioni potenzialmente gravi che richiedono un tempestivo riconoscimento clinico (Schilder et al., 2016; Rosenfeld et al., 2014).

La comparsa di nuovi sintomi oppure il peggioramento improvviso di un quadro inizialmente stabile devono sempre indurre a rivalutare il paziente, soprattutto nei bambini piccoli, negli anziani, nei soggetti immunodepressi e nei pazienti con diabete mellito.

Mastoidite

La mastoidite acuta rappresenta la più frequente complicanza suppurativa dell'otite media acuta. Si sviluppa quando l'infezione si estende dalla cavità timpanica alle cellule mastoidee, piccole cavità pneumatiche contenute nell'osso temporale poste posteriormente all'orecchio.

Dal punto di vista clinico, oltre alla persistenza o alla recrudescenza dell'otalgia e della febbre dopo un apparente miglioramento, compaiono dolore intenso e tumefazione nella regione retroauricolare. La cute può apparire arrossata e calda, mentre il padiglione auricolare tende a essere spinto in avanti e verso il basso, assumendo un aspetto caratteristico.

La mastoidite richiede una valutazione specialistica urgente, poiché può evolvere verso complicanze intracraniche (meningite, ascessi cerebrali) o determinare la distruzione dell'osso mastoideo (Shinnawi et al., 2024; Kaufmann et al., 2022).

Vertigine e coinvolgimento dell'orecchio interno

L'otite interessa prevalentemente l'orecchio esterno o l'orecchio medio. La comparsa di vertigine intensa, instabilità della deambulazione, nausea o vomito suggerisce invece un possibile coinvolgimento dell'orecchio interno, evento relativamente raro ma clinicamente rilevante.

L'infiammazione può estendersi al labirinto membranoso provocando una labirintite, condizione caratterizzata da improvvisa vertigine rotatoria, marcata difficoltà all'equilibrio e, nei casi più severi, comparsa di ipoacusia neurosensoriale e acufeni.

Poiché il coinvolgimento dell'orecchio interno può determinare un danno permanente della funzione uditiva e vestibolare, questi sintomi richiedono sempre una valutazione specialistica tempestiva.

Paralisi del nervo facciale

Una rara complicanza dell'otite media acuta è rappresentata dalla paralisi periferica del nervo facciale. Il nervo facciale attraversa infatti l'osso temporale in stretta vicinanza dell'orecchio medio e può essere interessato dall'estensione del processo infiammatorio.

Il paziente presenta improvvisa difficoltà a muovere i muscoli di un lato del volto, con impossibilità a chiudere completamente l'occhio, deviazione della rima orale e ridotta mimica facciale.

Sebbene oggi questa complicanza sia poco frequente, rappresenta una vera urgenza otorinolaringoiatrica e richiede un rapido inquadramento diagnostico per evitare esiti permanenti (Fichera et al., 2023).

Otite esterna necrotizzante

L'otite esterna necrotizzante, definita in passato anche "otite esterna maligna", è una forma particolarmente aggressiva di infezione del condotto uditivo, quasi sempre sostenuta da Pseudomonas aeruginosa. Colpisce prevalentemente soggetti anziani affetti da diabete mellito o pazienti immunodepressi.

Il sintomo caratteristico è un dolore auricolare molto intenso, continuo e sproporzionato rispetto ai reperti osservabili all'esame obiettivo. Il dolore tende a peggiorare durante la notte e persiste nonostante la terapia iniziale.

Possono inoltre comparire abbondante otorrea, edema marcato del condotto uditivo e, nelle fasi più avanzate, deficit dei nervi cranici. La progressione dell'infezione verso la base cranica rende questa condizione una grave emergenza infettivologica e otorinolaringoiatrica (Treviño González et al., 2021).

Complicanze intracraniche

Le complicanze intracraniche rappresentano oggi eventi eccezionali, ma continuano a essere associate a elevata morbilità e mortalità. L'infezione può estendersi alle meningi, al parenchima cerebrale o ai seni venosi intracranici dando origine rispettivamente a meningite, ascesso cerebrale o trombosi del seno sigmoideo.

I sintomi comprendono febbre elevata persistente, intensa cefalea, rigidità nucale, alterazioni dello stato di coscienza, vomito ripetuto, crisi epilettiche o deficit neurologici focali.

La comparsa di tali manifestazioni richiede l'immediato ricovero ospedaliero e l'avvio di un percorso diagnostico-terapeutico specialistico.

L'otalgia: un sintomo non sempre dovuto all'otite

Sebbene il dolore auricolare rappresenti il sintomo più noto dell'otite, non tutte le otalgie sono causate da una malattia dell'orecchio. L'orecchio condivide infatti la propria innervazione sensitiva con numerose strutture della testa e del collo attraverso il nervo trigemino, il nervo facciale, il nervo glossofaringeo, il nervo vago e i primi nervi cervicali. Di conseguenza, un processo patologico localizzato in sedi differenti può essere percepito come dolore auricolare, fenomeno definito otalgia riflessa o otalgia riferita.

Tra le cause più frequenti figurano le disfunzioni dell'articolazione temporo-mandibolare, le patologie dentarie, le faringiti, le tonsilliti, le sinusiti, le nevralgie craniche e alcune patologie della colonna cervicale. Nell'adulto, soprattutto nei fumatori e nei forti consumatori di alcol, un'otalgia persistente in assenza di alterazioni dell'orecchio (esame otoscopico normale) deve inoltre far escludere la presenza di neoplasie del cavo orale, dell'orofaringe, dell'ipofaringe o della laringe (Ramazani et al., 2023; Hwa, Brant, 2021).

Per questo motivo la diagnosi di otite non può basarsi esclusivamente sulla presenza del dolore, ma richiede sempre una valutazione clinica e l'esame otoscopico.

La perdita dell'udito: ipoacusia trasmissiva o neurosensoriale?

La riduzione dell'udito (ipoacusia) rappresenta uno dei sintomi più frequenti dell'otite, ma non tutte le forme di ipoacusia hanno lo stesso significato clinico. Dal punto di vista fisiopatologico si distinguono due principali categorie: ipoacusia trasmissiva e ipoacusia neurosensoriale.

L'ipoacusia trasmissiva è causata da un ostacolo alla normale propagazione delle onde sonore attraverso l'orecchio esterno o l'orecchio medio. Nell'otite questo fenomeno è generalmente dovuto all'edema del condotto uditivo, come avviene nell'otite esterna, oppure alla presenza di liquido nella cavità timpanica, tipica dell'otite media acuta e dell'otite media con effusione. In entrambe le situazioni il timpano e la catena degli ossicini non riescono a trasmettere efficacemente le vibrazioni sonore verso l'orecchio interno. Il paziente riferisce la sensazione di avere l'orecchio "tappato", di percepire i suoni ovattati o di dover aumentare il volume della televisione. Nella quasi totalità dei casi questa forma di ipoacusia è temporanea e completamente reversibile, risolvendosi con la guarigione dell'infiammazione e il ripristino della normale ventilazione dell'orecchio medio (Schilder et al., 2016).

L'ipoacusia neurosensoriale, al contrario, deriva da un danno delle cellule sensoriali della coclea o del nervo vestibolococleare (VIII nervo cranico). Nell'ambito dell'otite rappresenta un evento raro e suggerisce il coinvolgimento dell'orecchio interno, come può verificarsi in caso di labirintite o di altre complicanze infettive. Diversamente dall'ipoacusia trasmissiva, può associarsi ad acufeni, vertigine e alterazioni dell'equilibrio e richiede una valutazione specialistica urgente, poiché il recupero della funzione uditiva dipende spesso dalla rapidità del trattamento.

Dal punto di vista diagnostico, la distinzione tra ipoacusia trasmissiva e neurosensoriale viene confermata mediante l'audiometria tonale. In presenza di ipoacusia trasmissiva l'esame evidenzia un gap aereo-osseo, cioè una differenza tra la soglia uditiva rilevata per via aerea e quella rilevata per via ossea, indice di un'alterata trasmissione del suono attraverso l'orecchio esterno o medio. Nell'ipoacusia neurosensoriale, invece, tale differenza non è presente, poiché il deficit interessa direttamente l'orecchio interno o il nervo acustico (Newsted et al., 2020).

La distinzione tra queste due forme riveste quindi un'importanza pratica fondamentale: mentre la riduzione dell'udito osservata nella maggior parte delle otiti è una conseguenza transitoria dell'infiammazione, la comparsa improvvisa di una ipoacusia neurosensoriale costituisce una vera emergenza otologica (Newsted et al., 2020; Michels et al., 2019).

La perforazione della membrana timpanica: perché il dolore può diminuire improvvisamente?

Nel corso dell'otite media acuta l'essudato infiammatorio che si accumula nell'orecchio medio aumenta progressivamente la pressione esercitata sulla membrana timpanica. Quando tale pressione supera la capacità di resistenza del timpano può verificarsi una perforazione spontanea, generalmente di piccole dimensioni.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la comparsa della perforazione è spesso accompagnata da un rapido miglioramento dell'otalgia. Questo avviene perché la fuoriuscita dell'essudato attraverso il condotto uditivo riduce improvvisamente la pressione all'interno della cavità timpanica, responsabile del dolore intenso che caratterizza la fase acuta della malattia. Contemporaneamente compare un'otorrea, costituita da secrezioni purulente talvolta striate di sangue.

Nella maggior parte dei pazienti, soprattutto nei bambini, le perforazioni spontanee sono di piccole dimensioni e tendono a guarire spontaneamente nell'arco di alcune settimane, senza determinare esiti permanenti sull'udito. La persistenza della perforazione oltre tre mesi, la fuoriuscita continua di secrezioni o il mancato recupero della funzione uditiva richiedono invece un approfondimento specialistico, poiché possono indicare l'evoluzione verso un'otite media cronica o la presenza di altre patologie dell'orecchio medio (Lieberthal et al., 2013; Schilder et al., 2016).

Quando sospettare una complicanza

Alcune manifestazioni cliniche devono indurre il paziente o i familiari a richiedere rapidamente una valutazione medica, poiché possono indicare un'evoluzione sfavorevole dell'infezione o la presenza di una diversa patologia.

Tra i principali segni di allarme rientrano la persistenza o il peggioramento dell'otalgia dopo 48-72 ore dall'inizio della terapia, la febbre elevata che non tende a ridursi, la comparsa di tumefazione o arrossamento dietro l'orecchio, la fuoriuscita persistente di secrezioni purulente, una riduzione improvvisa dell'udito, la comparsa di vertigine intensa, acufeni associati a perdita uditiva, paralisi dei muscoli del volto, intensa cefalea, rigidità del collo, sonnolenza marcata o alterazioni dello stato di coscienza.

Nei lattanti richiedono particolare attenzione il rifiuto persistente dell'alimentazione, il pianto inconsolabile, la scarsa reattività e la comparsa di convulsioni febbrili. Nei pazienti diabetici o immunodepressi, invece, un dolore auricolare molto intenso, persistente e sproporzionato rispetto ai reperti obiettivi deve far sospettare un'otite esterna necrotizzante e richiede una valutazione specialistica urgente.

Il riconoscimento precoce di questi sintomi consente di identificare tempestivamente le rare forme complicate e di instaurare un trattamento appropriato, riducendo significativamente il rischio di sequele permanenti.

 

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