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Parkinson

Monografia scientifica

La Definizione di Parkinson - Che cos'è il Parkinson?

La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa cronica e progressiva del sistema nervoso centrale, caratterizzata dalla perdita graduale di neuroni dopaminergici localizzati prevalentemente nella substantia nigra pars compacta, una struttura del mesencefalo fondamentale per il controllo dei movimenti volontari (leggi)

Le Cause del Parkinson - Quali sono le cause del Parkinson?

La malattia di Parkinson è oggi considerata una patologia neurodegenerativa multifattoriale, nella quale non esiste una singola causa responsabile dell'insorgenza della malattia. (leggi)

I Sintomi del Parkinson - Quali sono i sintomi del Parkinson?

La malattia di Parkinson è caratterizzata da una sintomatologia complessa e progressiva che evolve lentamente nel corso degli anni. (leggi)

La Diagnosi del Parkinson - Come si diagnostica il Parkinson?

La malattia di Parkinson è la più frequente malattia degenerativa dell’età adulta dopo la malattia di Alzheimer. (leggi)

Farmaci e Terapie per il Parkinson - Quali farmaci per il Parkinson?

La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa cronica e progressiva per la quale, allo stato attuale, non è disponibile una terapia capace di arrestare o invertire con certezza la degenerazione dei neuroni. (leggi)

La Prevenzione del Parkinson - Come prevenire il Parkinson?

Per molti anni la malattia di Parkinson è stata considerata una patologia inevitabile, strettamente legata all'invecchiamento e alla predisposizione genetica. (leggi)

Le Avvertenze per il Parkinson - Cosa chiedere al medico e al farmacista sul Parkinson?

Se ritieni di avere i sintomi del Parkinson, o se a qualcuno dei tuoi familiari è stato diagnosticato il Parkinson, parlane con il tuo medico di fiducia. (leggi)

L'Omeopatia e la Fitoterapia per il Parkinson - Quali farmaci e rimedi omeopatici e fitoterapici per il Parkinson?

Le medicine non convenzionali tendono ad avere un approccio olistico nei confronti della malattia, tendono cioè a considerare “il malato” nella sua complessità di individuo, al di là del singolo organo malato. (leggi)

La Bibliografia per il Parkinson - Quali fonti bibliografiche considerare per il Parkinson?

Le informazioni contenute nella ricerca Pharmamedix dedicata al Parkinson sono state analizzate con riferimento alle fonti seguenti. (leggi)

Che cos'è il Parkinson?

La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa cronica e progressiva del sistema nervoso centrale, caratterizzata dalla perdita graduale di neuroni dopaminergici localizzati prevalentemente nella substantia nigra pars compacta, una struttura del mesencefalo fondamentale per il controllo dei movimenti volontari. La conseguente riduzione della produzione di dopamina, un neurotrasmettitore indispensabile per la corretta comunicazione tra le cellule nervose coinvolte nella regolazione motoria, determina la comparsa dei sintomi tipici della malattia, quali bradicinesia (lentezza dei movimenti), rigidità muscolare, tremore a riposo e instabilità posturale (Bloem et al., 2021; Postuma et al., 2015).

Oggi, tuttavia, il Parkinson non viene più considerato esclusivamente un disturbo del movimento. Le conoscenze acquisite negli ultimi due decenni hanno profondamente modificato la definizione della malattia, dimostrando come essa rappresenti una condizione neurodegenerativa multisistemica nella quale il processo patologico coinvolge numerose aree del sistema nervoso centrale e periferico ben prima della comparsa dei sintomi motori. Manifestazioni non motorie quali riduzione dell'olfatto, disturbo comportamentale del sonno REM (Rapid Eye Movement), stipsi cronica, depressione, ansia, dolore, ipotensione ortostatica e deterioramento cognitivo possono infatti precedere la diagnosi clinica anche di molti anni, configurando una lunga fase prodromica della malattia (Bloem et al., 2021; Armstrong, Okun, 2020).

Dal punto di vista clinico, la Movement Disorder Society (MDS), la principale società scientifica internazionale dedicata ai disturbi del movimento, definisce la malattia di Parkinson come una sindrome clinica nella quale la presenza obbligatoria della bradicinesia deve essere associata almeno a uno tra tremore a riposo e rigidità, dopo avere escluso altre condizioni neurologiche in grado di produrre un quadro simile. I criteri diagnostici della MDS introducono inoltre specifici elementi di supporto, criteri di esclusione assoluti e cosiddette "red flags", ossia caratteristiche cliniche che rendono meno probabile la diagnosi di Parkinson idiopatico e suggeriscono la possibilità di una forma atipica di parkinsonismo (Postuma et al., 2015).

Una malattia neurodegenerativa multisistemica

La definizione moderna di Parkinson si basa sulla consapevolezza che il processo neurodegenerativo non interessa esclusivamente il sistema dopaminergico. Con la progressione della malattia vengono infatti coinvolti numerosi altri sistemi neurotrasmettitoriali, tra cui quello colinergico, serotoninergico e noradrenergico. Questa diffusione della degenerazione spiega l'elevata eterogeneità clinica della malattia e la presenza di numerosi sintomi non motori che incidono in maniera sostanziale sulla qualità della vita dei pazienti, spesso più dei disturbi motori stessi (Bloem et al., 2021; Poewe et al., 2017).

Per questo motivo il Parkinson è oggi considerato una patologia sistemica del sistema nervoso, caratterizzata da un progressivo interessamento di differenti circuiti neuronali, con una notevole variabilità individuale sia nella velocità di progressione sia nelle manifestazioni cliniche. Due pazienti con la stessa durata di malattia possono infatti presentare quadri clinici molto differenti, sottolineando come il Parkinson rappresenti una sindrome complessa piuttosto che una malattia uniforme (Kalia, Lang, 2015).

Il ruolo dell'alfa-sinucleina e dei corpi di Lewy

Dal punto di vista neuropatologico, il principale elemento caratteristico della malattia è rappresentato dall'accumulo anomalo della proteina alfa-sinucleina (α-synuclein), normalmente presente nelle terminazioni nervose e coinvolta nella regolazione della trasmissione sinaptica. In condizioni patologiche questa proteina assume una conformazione anomala, tende ad aggregarsi e forma inclusioni intracellulari note come corpi di Lewy e neuriti di Lewy, considerate le principali lesioni istopatologiche della malattia di Parkinson (Poewe et al., 2017).

L'accumulo di alfa-sinucleina altera progressivamente il funzionamento neuronale, favorisce fenomeni di infiammazione, stress ossidativo e disfunzione mitocondriale, contribuendo alla morte delle cellule nervose. Sebbene i meccanismi che innescano questi processi non siano ancora completamente chiariti, è ormai condiviso che la deposizione patologica della proteina rappresenti uno degli eventi centrali nella fisiopatologia della malattia.

Negli ultimi anni il concetto di sinucleinopatia ha assunto un ruolo sempre più rilevante. La malattia di Parkinson appartiene infatti al gruppo delle patologie neurodegenerative accomunate dall'accumulo di alfa-sinucleina, insieme alla demenza a corpi di Lewy e all'atrofia multisistemica, pur presentando caratteristiche cliniche e neuropatologiche differenti (Bloem et al., 2021).

Dalla definizione clinica alla definizione biologica

Negli ultimi anni la ricerca ha evidenziato i limiti di una definizione esclusivamente clinica della malattia. Quando compaiono i sintomi motori caratteristici, infatti, si stima che sia già andata perduta una quota considerevole dei neuroni dopaminergici della substantia nigra e che il processo neurodegenerativo sia in atto da molti anni. Questo ha stimolato lo sviluppo di una nuova concezione biologica della malattia, orientata all'identificazione dei processi patologici nelle fasi più precoci (Bloem et al., 2021; Kalia, Lang, 2015).

Nel 2024 la Movement Disorder Society ha pubblicato un documento di consenso che propone un'evoluzione del paradigma diagnostico, suggerendo di affiancare alla definizione clinica una definizione biologica della malattia. In questa prospettiva il Parkinson viene considerato una malattia identificabile attraverso specifici biomarcatori che riflettono la presenza della patologia da alfa-sinucleina, anche prima dell'esordio dei sintomi motori. Tale approccio è destinato soprattutto alla ricerca clinica e allo sviluppo di future terapie neuroprotettive, ma rappresenta un cambiamento concettuale di grande rilevanza, poiché sposta l'attenzione dalla malattia clinicamente manifesta ai meccanismi biologici che la determinano (Kalia et al., 2024).

Pur non essendo ancora applicabile nella pratica clinica quotidiana, questa nuova impostazione lascia prevedere che nei prossimi anni la diagnosi di Parkinson potrà essere formulata sempre più precocemente, con importanti implicazioni per la prevenzione della progressione della malattia e per l'impiego di trattamenti mirati.

Epidemiologia

Epidemiologia nel mondo

La malattia di Parkinson rappresenta il secondo disturbo neurodegenerativo più frequente dopo la malattia di Alzheimer ed è una delle patologie neurologiche con la crescita più rapida a livello globale. Secondo le più recenti analisi epidemiologiche, il numero di persone affette è più che raddoppiato negli ultimi trent'anni, principalmente a causa dell'invecchiamento della popolazione, dell'aumento dell'aspettativa di vita e del miglioramento delle capacità diagnostiche (Ben-Shlomo et al., 2024; Zhu et al., 2024).

Le stime più aggiornate indicano che nel mondo convivano con la malattia oltre 11 milioni di persone, mentre il Global Burden of Disease Study prevede un ulteriore incremento nei prossimi decenni. Le stime parlano di più di 25 milioni di malati nel 2050, un incremento del 112% dal 2021 (Dongning et al., 2025). L'incidenza aumenta progressivamente con l'età, soprattutto dopo i 60 anni, pur potendo la malattia manifestarsi anche in età più giovane. Circa il 5-10% dei casi esordisce prima dei 50 anni e viene definito Parkinson a esordio precoce (Young-Onset Parkinson Disease) (Ben-Shlomo et al., 2024).

La prevalenza è mediamente superiore nel sesso maschile, con un rapporto uomini/donne di circa 1,5:1. Le ragioni di questa differenza non sono completamente chiarite, ma si ritiene che concorrano fattori genetici, ormonali e ambientali (Deliz et al., 2024).

Epidemiologia in Europa

L'Europa rappresenta una delle aree con la più elevata prevalenza della malattia, in parte per la marcata longevità della popolazione. Le stime indicano che convivano con il Parkinson oltre 1,2 milioni di cittadini europei, numero destinato ad aumentare sensibilmente nei prossimi decenni per effetto dell'invecchiamento demografico (Ben-Shlomo et al., 2024).

L'incidenza cresce in maniera quasi esponenziale dopo i 60 anni e raggiunge i valori più elevati nella fascia di età superiore agli 80 anni. Negli ultimi anni diversi studi europei hanno inoltre evidenziato una maggiore attenzione alla diagnosi nelle fasi prodromiche, favorita dal riconoscimento dei sintomi non motori e dal crescente utilizzo di metodiche diagnostiche avanzate (Deliz et al., 2024).

Epidemiologia in Italia

Anche in Italia la malattia di Parkinson rappresenta una delle principali patologie neurodegenerative associate all'invecchiamento. Le revisioni sistematiche disponibili stimano che siano affette dalla malattia circa 300.000 persone, con un numero di nuovi casi in costante aumento in conseguenza del progressivo invecchiamento della popolazione italiana (Riccò et al., 2020).

La prevalenza aumenta significativamente dopo i 65 anni e supera l'1% nella popolazione oltre i 60 anni, raggiungendo valori ancora più elevati negli ultraottantenni. Analogamente a quanto osservato a livello internazionale, anche in Italia il Parkinson risulta più frequente negli uomini rispetto alle donne.

L'impatto sanitario, sociale ed economico della malattia è considerevole. Oltre ai costi diretti legati all'assistenza sanitaria e farmacologica, assumono un peso crescente i costi indiretti associati alla perdita di autonomia, alla necessità di assistenza continuativa e al coinvolgimento dei caregiver familiari. L'aumento previsto del numero di persone anziane rende verosimile un ulteriore incremento del carico assistenziale nei prossimi decenni, confermando il Parkinson come una delle principali sfide per la neurologia e per i sistemi sanitari europei (Riccò et al., 2020; Ben-Shlomo et al., 2024).

 

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