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Toxoplasmosi

Monografia scientifica


         

La Definizione di Toxoplasmosi - Che cos'è la Toxoplasmosi?

La toxoplasmosi è una zoonosi, un’infezione trasmessa dall’animale all’uomo. (leggi)

Le Cause della Toxoplasmosi - Quali sono le cause della Toxoplasmosi?

La toxoplasmosi è causata da Toxoplasma gondii, protista, appartenente alla famiglia Sarcocystidae. (leggi)

I Sintomi della Toxoplasmosi - Quali sono i sintomi della Toxoplasmosi?

La toxoplasmosi decorre in forma asintomatica nella maggior parte delle persone che hanno un sistema immunitario che funziona regolarmente (pazienti immunocompetenti). (leggi)

La Diagnosi della Toxoplasmosi - Come si diagnostica la Toxoplasmosi?

La toxoplasmosi è un’infezione parassitaria che nella maggior parte delle persone (fino al 90%) è asintomatica. In genere quindi le persone vengono contagiate senza rendersene conto e l’infezione segue il suo decorso senza essere diagnosticata. (leggi)

Farmaci e Terapie per la Toxoplasmosi - Quali farmaci per la Toxoplasmosi?

I farmaci raccomandati per il trattamento della toxoplasmosi agiscono sulla forma metabolicamente attiva del parassita (trofozoite). (leggi)

La Prevenzione della Toxoplasmosi - Come prevenire la Toxoplasmosi?

Non esiste un vaccino per la toxoplasmosi, per cui la prevenzione primaria si focalizza su misure igienico-sanitarie e alimentari per ridurre il rischio di contagio. (leggi)

Le Avvertenze per la Toxoplasmosi - Cosa chiedere al medico e al farmacista sulla Toxoplasmosi?

Se ritieni di avere i sintomi della toxoplasmosi, o se a qualcuno dei tuoi familiari è stata diagnosticata la toxoplasmosi, parlane con il tuo medico di fiducia. (leggi)

L'Omeopatia e la Fitoterapia per la Toxoplasmosi - Quali farmaci e rimedi omeopatici e fitoterapici per la Toxoplasmosi?

Le medicine non convenzionali tendono ad avere un approccio olistico nei confronti della malattia, tendono cioè a considerare “il malato“ nella sua complessità di individuo, al di là del singolo organo malato. (leggi)

La Bibliografia per la Toxoplasmosi - Quali fonti bibliografiche considerare per la Toxoplasmosi?

Le informazioni contenute nella ricerca Pharmamedix dedicata alla toxoplasmosi sono state analizzate dalla redazione scientifica con riferimento alle fonti seguenti. (leggi)

Che cos'è la Toxoplasmosi?

La toxoplasmosi è una zoonosi, un’infezione trasmessa dall’animale all’uomo. Causata dal parassita Toxoplasma gondii, la malattia è diffusa a livello mondiale: si stima che circa un terzo della popolazione sia infettatata dal parassita (Montoya, Liesenfeld, 2004). La prevalenza nei diversi paesi dipende comunque dalle abitudini alimentari e dalle condizioni igienico-sanitarie. In Italia la prevalenza è circa del 40%, con una sieropositività che aumenta con l’età, senza differenze significative tra uomini e donne (Borrelli et al., 2008).

L’uomo rappresenta un ospite occasionale per il parassita che causa la toxoplasmosi. L’infezione avviene quando l’uomo si alimenta con cibi infetti (carni crude o poco cotte, frutta e verdura poco lavata e contaminata con feci di gatto), meno frequentemente per contatto con le feci di gatto infette (pulitura della lettiera) o in seguito ad attività di giardinaggio (contatto con la terra contaminata da feci di gatto). L’infezione può essere trasmessa verticalmente per via materno-fetale; molto raramente, in seguito a trasfusione di sangue o trapianto d’organo, specialmente cardiaco (Rugarli et al., 2015).

Il gatto, e in generale i felidi, sono gli unici animali in cui avviene il ciclo vitale completo del Toxoplasma gondii. Il gatto elimina il parassita con le feci sotto forma di oocisti per un periodo di tempo limitato in seguito all’infezione, circa due settimane. In questo periodo la quantità di oocisti eliminate può arrivare a 100 milioni. Le oocisti sono molto resistenti, rimangono vitali per più di un anno anche in condizioni ambientali difficili e sopravvivono anche al contatto con i più comuni disinfettanti. Appena espulse dall’intestino del gatto, le oocisti non sono infette, divengono tali dopo 1-20 giorni in seguito ad un processo di maturazione (sporulazione) che dipende dalle condizioni ambientali (temperatura, ossigenazione, umidità). L’infezione da toxoplasma gondii nel gatto può essere asintomatica o presentare sintomi gastrointestinali quali diarrea, dimagrimento, disidratazione.

Una volta penetrato nell’apparato digerente dell’uomo, il parassita prolifera e attraverso la mucosa intestinale passa nel sangue (parassitemia), raggiungendo in questo modo tutti gli organi. La parassitemia costituisce la fase acuta dell’infezione. Nei tessuti, il parassita si moltiplica attivamente all’interno delle cellule in modo asessuato. Nei pazienti con sistema immunitario efficiente (pazienti immunocompetenti), l’infezione viene arginata e il parassita relegato in cisti in cui la replicazione è molto lenta o assente. Sebbene si possano formare in qualsiasi tipo di tessuto, le cisti si ritrovano soprattutto nel cervello, nel muscolo scheletrico e nel cuore. Con formazione delle cisti, la toxoplasmosi entra in una fase di latenza che in genere dura per tutta la vita (infezione cronica o latente). Il sistema immunitario infatti impedisce sia la riattivazione dell’infezione sia la reinfezione esogena (immunità permanente). Raramente, l’infezione latente può causare un’infezione alla parte posteriore dell’occhio (corioretinite) che può portare a perdita della vista (Rugarli, Borreli et al., 2008).

Nei pazienti immunodepressi (ad esempio pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia, pazienti con AIDS, etc.) la toxoplasmosi si presenta con forme cliniche più severe (meningiti, meningoencefaliti, encefaliti, encefalomieliti e forme acute multiorgano) il cui esito può portare a morte del paziente (prognosi infausta).

La toxoplasmosi è un’infezione particolarmente rischiosa se contratta durante la gravidanza. Il parassita infatti può attraversare la placenta durante la fase acuta dell’infezione e può causare malformazioni e danni fetali (toxoplasmosi congenita), aborto, morte neonatale. Il danno fetale è tanto più grave, quanto più precoce è l’infezione del feto. Il tasso complessivo di trasmissione materno-fetale è del 40%, ma il rischio di trasmissione varia nei tre trimestri di gravidanza, aumentando dal primo (10-15% delle donne trasmette la toxoplasmosi al feto), al secondo (30-40%) e al terzo (> 65%) (Rugarli et al., 2015). Questo perché la trasmissione dalla madre al feto richiede l’infezione della placenta che dipende dallo sviluppo del circolo placentare: maggiore è lo sviluppo più facile è la trasmissione dell’infezione (Gruppo multidisciplinare “Malattie infettive in ostetricia-ginecologia e neonatologia”, 2012). Se l’infezione è trasmessa nella fase terminale della gravidanza, il bambino infetto può essere asintomatico al momento del parto (andamento subclinico dell’infezione con possibili manifestazioni/conseguenze a distanza di tempo) (Harrison, 1995). La frequanza di infezioni subcliniche è pari a circa l’85% (Gruppo multidisciplinare “Malattie infettive in ostetricia-ginecologia e neonatologia”, 2012).

L’infezione della donna in gravidanza è spesso asintomatica o accompagnata (10% dei casi) da sintomi aspecifici e generici come malessere, stanchezza, linfoadenopatia cervicale e febbre, quindi difficilmente diagnosticabile clinicamente (Borrelli et al., 2008). Dati epidemiologici riportano una sieroprevalenza (positività agli anticorpi anti Toxoplasma) nelle donne in età fertile di circa il 58% in Europa, del 51-72% in America Latina, del 54-77% in Africa, del 4-39% in Asia, Cina e Corea e nei paesi con clima più freddo (Gruppo multidisciplinare “Malattie infettive in ostetricia-ginecologia e neonatologia”, 2012). Data la diffusione dell’infezione e le conseguenze fetali e neonatali potenzialmente gravi, in Italia è previsto lo screening sierologico (Toxo-test) per la toxoplasmosi per le donne in gravidanza.

Il Toxo-test può dare tre diversi quadri:
1) anticorpi IgM negativi e anticorpi IgG positivi: infezione contratta in passato (infezione pregressa).
La donna è già venuta a contatto con il T. gondii e può essere considerata immune rispetto alla toxoplasmosi (il rischio di una reinfezione o che l’infezione latente si riattivi, in assenza di deficit del sistema immunitario, può essere considerata remota) (Borrelli et al., 2008). Pertanto, in caso di infezione precedente la gravidanza, la donna può essere considerata immune e non ci sono rischi per il feto in caso di un secondo contatto con il T. gondii.

2) anticorpi IgM e IgG negativi: suscettibilità all’infezione.
L’assenza di anticorpi IgG e IgM indica che la donna è suscettibile e può quindi essere contagiata. In caso di gravidanza questo significa che sussiste il rischio di infezione e, pertanto, non essendo disponibile un vaccino, la profilassi si basa sull’osservanza di raccomandazioni di natura igienico-sanitaria e alimentare e sulla ripetizione mensile, per tutta la durata della gravidanza, del Toxo-test. In caso di infezione durante la gravidanza, è indispensabile iniziare una terapia antibiotica specifica per evitare la trasmissione transplacentare del parassita.

3) anticorpi IgM positivi e anticorpi IgG negativi: possibile infezione in corso.
La presenza dei soli anticorpi IgM è indicativa, nella maggior parte dei casi, di infezione recente. In alcune pazienti le IgM perdurano per un tempo maggiore del normale determinando una sorta di “falso positivo” per infezione recente. In questo caso la determinazione degli anticorpi IgA, che compaiono prima delle IgM, aiuta a distinguere un’infezione recente (IgA positive) da un’infezione meno recente (IgA negative). Anche l’affinità degli anticorpi IgG per l’antigene può dare indicazione di quanto “vecchia” possa essere un’infezione: quanto più l’infezione è recente, tanto più è bassa l’affinità degli anticorpi per l’antigene (scarsa maturità degli anticorpi) (Borrelli et al., 2008).