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Vitiligine

Cause

Quali sono le cause della Vitiligine?

La vitiligine è una dermatosi cronica acquisita caratterizzata dalla comparsa di macule acromiche, cioè aree cutanee prive di pigmento, dovute alla perdita selettiva dei melanociti, le cellule responsabili della produzione della melanina. La comprensione delle cause della vitiligine rappresenta uno degli ambiti più complessi della dermatologia moderna, poiché la malattia non riconosce un’unica eziologia, ma deriva dall’interazione dinamica di fattori genetici, immunologici, ossidativi e ambientali. Tale natura multifattoriale ha progressivamente sostituito le ipotesi unifattoriali del passato, delineando un modello patogenetico integrato in cui diversi meccanismi convergono nel determinare la distruzione dei melanociti (Marchioro et al., 2022; Chang et al., 2021).

Fattori immunologici

Un ruolo centrale nella patogenesi della vitiligine è attribuito all’autoimmunità, ossia a una risposta immunitaria diretta contro componenti proprie dell’organismo. In questo contesto, i melanociti vengono erroneamente riconosciuti come “non-self” dal sistema immunitario, attivando una risposta citotossica mediata principalmente dai linfociti T CD8+, cellule immunitarie specializzate nella distruzione delle cellule bersaglio. Questi linfociti, una volta attivati, rilasciano molecole proinfiammatorie e citochine, tra cui l’interferone gamma (IFN-γ, interferon gamma), che amplificano il reclutamento di altre cellule immunitarie e promuovono l’apoptosi, cioè la morte cellulare programmata, dei melanociti (Chang et al., 2021). L’attivazione della via di segnalazione JAK-STAT (Janus Kinase–Signal Transducer and Activator of Transcription), una cascata intracellulare che trasmette segnali infiammatori al nucleo cellulare, rappresenta un passaggio chiave in questo processo, contribuendo alla perpetuazione dell’infiammazione cutanea (Chang et al., 2021; Upadhya et al., 2025).

Accanto all’immunità adattativa, anche l’immunità innata, cioè la componente più rapida e aspecifica della risposta immunitaria, partecipa alla patogenesi. Cellule come i linfociti natural killer (NK) e le cellule dendritiche intervengono nella fase iniziale della risposta, favorendo la presentazione degli antigeni melanocitari e l’attivazione dei linfociti T autoreattivi. Un elemento di particolare interesse è rappresentato dai linfociti T residenti nella cute (TRM, tissue-resident memory T cells), una popolazione di cellule immunitarie che permane localmente nelle aree colpite anche dopo la regressione clinica delle lesioni. Queste cellule sono ritenute responsabili delle recidive della malattia, mantenendo una memoria immunologica locale e predisponendo a nuove fasi di depigmentazione (Chang et al., 2021).

Stress ossidativo

Un altro pilastro eziopatogenetico è rappresentato dallo stress ossidativo, condizione caratterizzata da un eccesso di specie reattive dell’ossigeno (ROS, reactive oxygen species) rispetto ai sistemi antiossidanti cellulari. Nei melanociti dei pazienti affetti da vitiligine è stata dimostrata una maggiore vulnerabilità allo stress ossidativo, che determina danni alle strutture cellulari, inclusi lipidi, proteine e DNA. Questo squilibrio redox (ossidoriduttivo) favorisce l’espressione di proteine di stress, come la heat shock protein 70 (HSP70), che agiscono da segnali di pericolo e stimolano ulteriormente la risposta immunitaria (Marchioro et al., 2022). In tal modo, lo stress ossidativo non solo contribuisce direttamente alla morte dei melanociti, ma funge anche da innesco per l’attivazione autoimmune.

Fattori genetici

La predisposizione genetica rappresenta un ulteriore elemento fondamentale nella genesi della vitiligine. Studi di associazione genome-wide (GWAS, genome-wide association studies) hanno identificato numerosi loci genetici associati alla malattia, molti dei quali coinvolti nella regolazione della risposta immunitaria e nella funzione dei melanociti. Tra i geni implicati figurano quelli che codificano per molecole del complesso maggiore di istocompatibilità (MHC, major histocompatibility complex), fondamentali per la presentazione degli antigeni, e geni coinvolti nella regolazione delle citochine e dei meccanismi di tolleranza immunologica (Upadhya et al., 2025). La presenza di familiarità per vitiligine o per altre malattie autoimmuni, come la tiroidite autoimmune o il diabete mellito di tipo 1, supporta ulteriormente il ruolo della componente genetica (Albelowi et al., 2024).

La perdita dei melanociti può essere favorita anche da alterazioni della loro adesione all’epidermide, cioè lo strato più superficiale della pelle. Molecole di adesione come la E-caderina (E-cadherin) e il recettore DDR1 (Discoidin Domain Receptor 1) risultano ridotte nei pazienti affetti, rendendo i melanociti più suscettibili al distacco e alla distruzione. Questo fenomeno, noto come “melanocytorrhagy”, implica una perdita meccanica delle cellule pigmentarie che precede o accompagna l’attacco immunitario (Marchioro et al., 2022). Tale ipotesi integra i meccanismi immunitari con quelli strutturali, suggerendo che la fragilità dei melanociti possa costituire un fattore predisponente.

Un aspetto emergente riguarda il ruolo delle alterazioni epigenetiche, cioè modificazioni dell’espressione genica non associate a cambiamenti nella sequenza del DNA. Questi meccanismi includono la metilazione del DNA, le modificazioni degli istoni e la regolazione da parte di microRNA, piccole molecole di RNA non codificante che modulano l’espressione genica. Le alterazioni epigenetiche possono essere influenzate da fattori ambientali e contribuire alla disregolazione immunitaria e alla disfunzione dei melanociti, rappresentando un ponte tra genetica e ambiente (Upadhya et al., 2025).

Fattori ambientali

I fattori ambientali agiscono come elementi scatenanti in soggetti geneticamente predisposti. Tra questi, traumi cutanei (fenomeno di Koebner), infezioni, esposizione a sostanze chimiche e stress psicologico sono stati implicati nell’induzione o nell’aggravamento della malattia. Il fenomeno di Koebner, in particolare, consiste nella comparsa di lesioni di vitiligine in corrispondenza di aree di trauma cutaneo, evidenziando il ruolo dell’infiammazione locale come trigger patogenetico. Anche lo stress psicologico, attraverso la modulazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e la liberazione di catecolamine, può influenzare la risposta immunitaria e contribuire all’insorgenza o alla progressione della malattia (Albelowi et al., 2024).

 

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