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Arginina

Bioarginina, Spidifen e altri

Avvertenze - Quali informazioni conoscere prima di usare Arginina?


         

Test con arginina per verificare la riserva pituitaria di GH: il test con arginina serve per confermare il deficit di GH evidenziato con il test di tolleranza all’insulina (0,1 UI/kg ev. in 15-30 sec). Poichè il paziente potrebbe non rispondere al test con arginina, questo deve essere sempre ripetuto 2 volte a distanza di 24 ore. Alcuni pazienti che rispondono al test con arginina potrebbero non rispondere a quello con insulina e viceversa. La percentuale di falsi positivi al test con arginina è pari al 32% e quella di falsi negativi al 27%. La soluzione contenente arginina impiegata per il test deve essere somministrata per infusione ev. per la sua ipertonicità (950 mOsmol/L) e la sua acidità (pH 5,6); il ricorso ad altre vie di somministrazione provoca danno e irritazione tissutale. Se la soluzione è somministrata troppo velocemente può verificarsi irritazione locale, flushing, nausea e vomito; una dose non sufficiente o tempi di somministrazione eccessivi potrebbero invalidere il test. Questa soluzione è ad esclusivo uso diagnostico e non deve essere impiegata per un uso terapeutico. Il suo impiego richiede cautela in caso di insufficienza renale (elevato carico di azoto dovuto al catabolismo dell’aminoacido) e di squilibrio elettrolitico (la quantità di clururo presente nella soluzione di infusione è pari a 47,5 mEq/100 ml). La concentrazione di GH in risposta al test con arginina aumenta, rispetto ai controlli, in caso di gravidanza e con l’uso di contraccettivi orali.

Pazienti pediatrici: in questa classe di pazienti il sovradosaggio di arginina, impiegata per l’esecuzione del test per diagnosticare il grado di riserva pituitaria di GH, è stato associato ad acidosi metabolica ipercloremica (gap anionico normale), edema cerebrale e morte. L’integrazione della dieta con supplementi di arginina non è raccomandata in questa classe di pazienti (dati di letteratura non sufficienti per efficacia, tossicità ed effetti collaterali).

Pazienti adulti: nei pazienti adulti la dose di arginina da somministrare per os è paria 6-9 g/die. Negli studi clinici, la dose di arginina somministrata per os per un tempo massimo di 6 mesi è stata compresa fra 0,5 e 16 g/die.

Pazienti cardiopatici: il Ministero della Salute canadese non raccomanda l’arginina nei pazienti che hanno subito un attacco di cuore (Health Canada, 2006). In un trial clinico condotto in pazienti con infarto (sopraslivellamento del tratto ST), la supplementazione con arginina è stata infatti associata ad un aumento dell’incidenza di morte (studio clinico VINTAGE MI). Nei pazienti che non hanno subito infarto, è poco probabile che l’arginina possa rappresentare un rischio, diversi studi clinici preliminari hanno evidenziato un’azione di stimolo dell’arginina sulla funzionalià endoteliale compromessa.

Asma: la somministrazione di arginina per via orale o per inalazione è risultata peggiorare l’infiammazione ed aumentare i sintomi correlati all’asma. L’arginina non è raccomandata nei pazienti asmatici.

Pazienti nefropatici/epatopatici: questi pazienti risultano particolarmente sensibili agli squilibri elettrolici che potrebbero verificarsi, come effetto collaterale, dopo somministrazione di arginina. I pazienti con disfunzione epatica possono andare più facilmente incontro ad un aumento dei livelli del potassio ematico. L’uso dell’arginina in caso di insufficenza renale od epatica richiede cautela.

Diabetici: la somministrazione di arginina nei pazienti diabetici non è raccomandata. L’aminoacido infatti stimola la gluconeogenesi (l’arginina è fonte di alfa chetoglutarato che viene convertito poi a glucosio) con conseguente formazione di glucosio endogeno (aumento della glicemia). l’arginina stimola inoltre il rilascio di glucagone, ormone “iperglicemico” dalle cellule alfa pancreatiche.

Ipersensibilità: la somministrazione di arginina per endovena (test con arginina per valutare la riserva pituitaria di GH, corrispondente a 30 g per i pazienti adulti e a 0,5 g/kg per i pazienti pediatrici) ha provocato reazioni di ipersensibilità (rash, prurito, respiro corto). Nel caso sospendere la somministrazione del farmaco e istituire trattamenti di supporto adeguati.

Herpes simplex: l’arginina inibisce la crescita del virus Herpes simplex tipo 1 (erpes labiale) dipendentemente dalla concentrazione. In vitro e in vivo, l’aminoacido è risultato particolarmete efficace nelle prime 6 ore successive all’unfezione. L’aggiunta di arginina dopo la replicazione del DNA virale non modifica il rilascio di particelle virali infettive, ad indicare come l’aminoacido non interferisca direttamente con la formazione di particelle virali attive (Naito et al., 2009). In vitro, è stato inoltre evidenziato come l’aggiunta dell’aminoacido al terreno di cultara virale permetta di ridurre la temperatura a cui il virus risulta inattivato, in modo dose-dipendente. Questa osservazione è stata confermata anche per il virus dell’influenza di tipo A (Utsunomiya et al., 2009).

Lisina: l’infusione di arginina ad alte dosi provoca la perdita, per aumentata escrezione renale, di lisina. Ne consegue che la somministrazione parenterale prolungata di arginina deve essere associata a soluzioni aminoacidiche contenenti lisina.

Infusione in vena periferica di soluzioni ipertoniche: l’arginina è contenuta nelle soluzioni nutrizionali parenterali. Poichè queste soluzione sono ipertoniche, la loro somministrazione richiede una vena centrale. L’infusione in una vena periferica puo causare irritazione venosa (limite di osmolarità per somministrazione in vena periferica: 800 mOsm/L; tale limite è indicativo perchè dipende dalle condizioni generali del paziente, dall’età e dalle caratterisiche della vena periferica). A seguito di infusione di soluzioni nutrizionali parenterali potrebbero comparire iperglicemia, glicosuria e sindrome da iperosmolarità. Monitorare regolarmente glicemia, glicosuria, bilancio dei fluidi e iperammoniemia.

Alimenti ricchi in arginina: noci (incluse noce pecan, noce del brasile) nocciole, sesamo, semi di girasole, riso integrale, uva passa, noce di cocco, gelatina, grano saraceno, mandorle, orzo, anacardi, cereali, cioccolato, mais, avena, arachidi, pollo, carne.

Gravidanza: la supplementazione con arginina non è raccomandata durante la gravidanza (dati di letteratura non sufficienti su efficacia e sicurezza della terapia).

Allattamento: gli aminoacidi sono in genere escreti nel latte materno nella maggior parte dei casi in percentuale che non determina tossicità neonatale. Non è noto se la somministrazione di arginina in elevate quantità possa avere effetti negativi sulla prole allattata al seno, pertanto la supplementazione con arginina non è raccomandata durante l’allattamento (dati di letteratura non sufficienti su efficacia e sicurezza).

         


Nota:
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In particolare I&B autorizza e predispone la pubblicazione dei contenuti di questa sezione "Avvertenze", con licenza GFDL e CC-BY_SA, sulla pagina dell'enciclopedia libera alla Voce "Arginina".