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Buprenorfina

Subutex, Suboxone e altri

Farmacologia - Come agisce Buprenorfina?


         

La buprenorfina è un oppioide semisintetico derivato dalla morfina. E’ utilizzata a dosaggi elevati (4-24 mg) come terapia sostitutiva nel trattamento della dipendenza da oppioidi e a basso dosaggio (0,3-0,6 mg) come analgesico nella terapia del dolore moderato-severo.

La buprenorfina è commercializzata in Italia dal 1987.

Il sistema nervoso centrale (SNC) possiede propri recettori oppioidi. I farmaci che si legano a tali recettori, sia con attività agonista che antagonista, hanno proprietà psicotrope. L’attività terapeutica dei farmaci oppioidi dipende dalla modalità di legame che formano con i recettori oppioidi del SNC: in alcuni casi i farmaci stabilizzano il sistema oppioide endogeno (attività tonica), in altri casi lo destabilizzano e causano dipendenza (attività fasica). La modalità di legame dei farmaci oppioidi dipende dalla velocità con cui formano o rompono tale legame (cinetica di legame), per cui lo stesso farmaco, a seconda delle condizioni, può avere attività terapeutica o essere usato come sostanza voluttuaria (Maremmani et al., 2006).

La buprenorfina agisce come agonista parziale sui recettori oppioidi mu (ad alte dosi compare l’effetto “tetto” o “ceiling effect”) e come antagonista sui recettori oppioidi kappa. L’effetto “tetto” della buprenorfina, che si manifesta a dosaggi elevati, conferisce al farmaco un profilo di tossicità, soprattutto per depressione respiratoria e cadiaca, più favorevole rispetto al metadone nel trattamento della dipendenza da oppioidi. Proprio per queste sue caratteristiche, la buprenorfina è stata studiata anche come opzione terapeutica nel trattamento della sindrome da astinenza nei neonati e della dipendenza da oppioidi nelle donne in gravidanza (Ng et al., 2015; Concheiro et al., 2011; Jones et al., 2008; Lejeune et al., 2006; Fischer, 2000).

La buprenorfina provoca sintomi di astinenza nei pazienti con dipendenza da oppioidi perché in presenza di un oppioide agonista puro (morfina, eroina) si comporta da antagonista. E’ necessario pertanto somministrare la buprenorfina quando l’azione dell’agonista puro si è esaurita (diverse ore dopo l’ultima dose di agonista puro o ai primi sintomi di astinenza). Come terapia sostitutiva nella dipendenza da oppioidi, l’attività della buprenorfina è legata all’affinità per il recettore mu: alle dosi terapeutiche la buprenorfina blocca l’effetto di un analgesico mu-agonista completo. L’elevata affinità della buprenorfina per il recettore mu e la sua lenta dissociazione riducono la necessità di altra droga da parte del paziente con tossicodipendenza.

L’associazione della buprenorfina al naloxone nel trattamento della dipendenza da oppioidi è finalizzata a evitare l’uso improprio, per via endovenosa, delle compresse sublinguali. Il naloxone infatti è un antagonista del recettore oppioide mu. Per via orale e sublinguale il naloxone viene inattivato per metabolizzazione e influenza l’attività farmacologica della buprenorfina. Per via endovenosa, invece, il naloxone rimane farmacologicamente attivo è come mu-antagonista induce sintomi di astinenza nei pazienti con tossicodipendenza

La buprenorfina induce un’analgesia di intensità simile a quella della morfina, ma provoca minori effetti indesiderati intestinali (riduzione delle secrezioni gastrica, biliare, pancreatica e intestinale; riduzione della motilità gastrica e intestinale; aumento del tono della valvola ileo-cecale e dello sfintere anale). La buprenorfina rientra per tanto nel gruppo dei farmaci oppioidi forti per il trattamento del dolore, ma a differenza di questi condivide con il gruppo dei farmaci oppioidi deboli, come già precedentemente osservato, l’effetto “tetto”. Rispetto alla morfina orale, la potenza della buprenorfina è di circa 1:70 (per ottenere una dose equianalgesica di buprenorfina sublinguale o intramuscolare, la dose orale di morfina deve essere divisa per 75; per ottenere una dose equianalgesica di buprenorfina endovena la dose orale di morfina deve essere divisa per 100 (Linee Guida per il corretto uso degli analgesici nella terapia del dolore, Azienda ULSS 12 Veneziana, 2012).

Come analgesico, la buprenorfina è disponibile sottoforma di compresse sublinguali, forma iniettabile e cerotto transdermico. Nel cerotto transdermico, il principio attivo è disperso in una matrice che rilascia con velocità costante l’analgesico. Il sistema a matrice evita, rispetto al sistema a serbatoio, un rilascio eccessivo di farmaco per rottura accidentale del serbatoio. La buprenorfina rilasciata dal cerotto si deposita nel tessuto adiposo sottocutaneo (il farmaco possiede elevata lipofilia) per poi raggiungere la circolazione sistemica. I livelli di buprenorfina nel sangue aumentano (e diminuiscono) gradualmente; la dose minima efficace è raggiunta dopo 12-24 ore.