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Eritromicina

Eritrocina, Zynerit e altri

Avvertenze - Quali informazioni conoscere prima di usare Eritromicina?


         

Somministrazione orale: si consiglia di assumere eritromicina a stomaco vuoto (30 minuti o più prima dei pasti).

Somministrazione parenterale: adottare la somministrazione di eritromicina per endovena solo in caso di infezioni gravi; passare alla somministrazione orale appena possibile. Somministrare eritromicina lentamente per infusione endovena oppure a intermittenza per ridurre il rischio di tromboflebiti (eritromicina lattobionato). In caso di infusione, la soluzione non deve contenere più dello 0,5% di eritromicina. In caso di somministrazione a intermittenza, l’infusione, della durata di 20-60 minuti, deve essere ripetuta ogni 6 ore.
La somministrazione intramuscolare di eritromicina non è raccomandata perchè dolorosa (segnalata la formazione di noduli e infiltrati muscolari con eritromicina etilsuccinato).

Somministrazione topica: prima di applicare eritromicina per via topica, detergere accuratamente ed asciugare la zona di cute da trattare.

Monitoraggio della funzionalità epatica: l’eritromicina può indurre tossicità a carico del fegato. Durante la terapia antibiotica con eritromicina, monitorare la funzionalità epatica (specie in caso di somministrazioni di dosi elevate per più di 2 settimane di eritromicina estolato); in caso di aumento degli enzimi epatici, sospendere il trattamento.

Insufficienza renale: la somministrazione dell’eritromicina in pazienti con insufficienza renale richiede cautela. In caso di terapia con dosi superiori a 1,5 g/die è stata riportata ototossicità.

Miastenia grave: la somministrazione di eritromicina in pazienti affetti da miastenia grave potrebbe richiedere un aggiustamento del dosaggio dell’antibiotico.

Prolungamento dell’intervallo QT: l’eritromicina può provocare prolungamento dell’intervallo QT che si associa a gravi aritmie ventricolari quali “torsione di punta“. Il rischio è maggiore quando l’eritromicina è somministrata per endovena a dosaggio elevato oppure in associazione a farmaci inibitori del CYP3A4 (enzima responsabile del metabolismo del macrolide). L’intervallo QTc (corretto per frequenza cardiaca) si considera prolungato se > 440 msec negli uomini oppure > 460 msec nelle donne. Valori di QTc > 500 msec o incrementi > 40 msec comportano un aumento significativo del rischio di torsione di punta. La somministrazione di eritromicina richiede cautela in pazienti con aritmie cardiache oppure con prolungamento dell’intervallo QT oppure in pazienti già in terapia con farmaci che possono prolungare l’intervallo QT come gli antiaritmici (es. amiodarone), gli antibiotici fluorochinolonici e azolici.

Ototossicità: l’eritromicina può indurre tossicità a carico dell’orecchio. Valutare regolarmente la funzione uditiva durante la terapia con l’antibiotico.

Diatesi allergica: l’eritromicina non dovrebbe essere somministrata a pazienti con familiarità per malattie allergiche (diatesi allergica).

Pazienti pediatrici: la somministrazione dell’eritromicina nella primissima infanzia deve essere riservata ai casi di effettiva necessità.

Superinfezioni: la terapia antibiotica può provocare lo sviluppo di superinfezioni batteriche o micotiche. In caso di insorgenza di superinfezioni, sospendere il trattamento con eritromicina e instaurare un terapia adeguata.

Infezione da Campylobacter jejuni: non si consiglia di somministrare il farmaco in caso di infezione da Campylobacter jejuni che duri da 4 o più giorni (l’efficacia dell’eritromicina è ridotta).

Infezione da stafilococchi: non somministrare eritromicina in monoterapia nel trattamento di gravi infezioni stafilococciche (elevata incidenza di resistenza). In caso di infezioni stafilococciche, la durata della terapia antibiotica con eritromicina è di 7-10 giorni. Proseguire il trattamento con eritromicina sino a 48 ore dopo la scomparsa dei sintomi.

Infezioni da streptococchi: in caso di infezioni sostenute da streptococchi, l’eritromicina dovrebbe essere somministrata per circa 10 giorni.

Infezioni da Chlamydia trachomatis: la durata del trattamento con eritromicina in caso di infezioni urogenitali sostenute da Chlamydia trachomatis è di almeno 7 giorni. In caso di polmoniti sostenute dallo stesso patogeno, nei bambini, la durata della terapia con eritromicina dovrebbe essere di almeno tre settimane.

Difterite: nel trattamento della difterite, la durata della terapia antibiotica con eritromicina è di 7 giorni.

Sifilide: nel trattamento della sifilide la somministrazione di eritromicina dovrebbe essere proseguita per almeno 10-15 giorni.

Lupus eritematoso sistemico (LES): l’eritromicina non dovrebbe essere somministrata in pazienti affetti da LES perchè più alto il rischio di sviluppare ipersensibilità al farmaco (OR=4,8). I pazienti affetti da LES infatti tendono a sviluppare più facilmente allergie ai farmaci e questo è stato osservato soprattutto con gli antibiotici quali sulfonamidi, penicillina, cefalosporina, tetraciclina e eritromicina (pazienti con LES allergici: 31% a sulfonamidi; 27% a penicillina/cefalosporina; 13% a eritromicina; 7% a tetraciclina) (Petri, Allbriton, 1992).

Teofillina: si raccomanda cautela all’inizio della terapia con eritromicina in pazienti trattati con dosi elevate di teofillina. Secondo alcuni autori è opportuno ridurre la posologia della teofillina del 25%.

Carbamazepina: la somministrazione di eritromicina a pazienti epilettici in terapia con carbamazepina potrebbe provocare un aumento dell’incidenza di effetti avversi quali nausea, vertigini e sonnolenza. Nel caso non sia possibile evitare l’associazione farmacologica, ridurre la posologia dell’antiepilettico di circa il 25%.

Digossina: in pazienti digitalizzati che assumono eritromicina come terapia antibiotica monitorare la digossinemia. Nel caso si verifichi un aumento dei valori plasmatici di digossina, ridurre la dose di digitalico.

Farmaci che prolungano l’intervallo QT (terfenadina, astemizolo, disopiramide, cisapride): l’associazione con eritromicina non è raccomandata per il rischio di gravi effetti collaterali a livello della conduzione cardiaca (torsione di punta).

Farmaci inibitori del CYP3A: i pazienti in terapia con eritromicina che assumono contemporaneamente farmaci inibitori del CYP3A possono andare incontro ad un aumento del rischio di morte cardiaca improvvisa, in genere conseguenza di una aritmia ventricolare. L’eritromicina subisce metabolismo epatico principalmente per azione degli isoenzimi citocromiali appartenenti alla famiglia CYP3A. I farmaci che inibiscono tali enzimi possono aumentare in maniera significativa i livelli ematici del macrolide. In uno studio retrospettivo focalizzato su pazienti esposti a eritromicina e/o amoxicillina, è stato osservato un aumento di 2 volte del rischio di morte cardiaca improvvisa nei pazienti in trattamento con eritromicina e un aumento di 5 volte nei pazienti esposti contemporaneamente a eritromicina e a farmaci inibitori del CYP3A. Nessun aumento del rischio di morte cardiaca improvvisa è stato invece osservato nei pazienti esposti precedentemente a eritromicina o in terapia in corso con amoxicillina (Ray et al., 2004).

Penicillina: in caso di associazione con una penicillina (associazione poco frequente in quanto l’eritromicina possiede una spettro simile alle penicilline), somministrare la penicillina qualche ora prima dell’eritromicina.

Ciclosporina: la co-somministrazione di ciclosporina e eritromicina richiede una attento controllo dei livelli plasmatici di ciclosporina soprattutto nella fase iniziale dell’associazione farmacologica.

Alcaloidi dell’ergot: la somministrazione con eritromicina non è raccomandata.

Statine: in associazione ad eritromicina può aumentare il rischio di miopatia e rabdomiolisi per aumentata esposizione sistemica delle statine. La co-somministrazione di eritromicina con simvastatina e lovastatina non è raccomandata. Con le altre statine monitorare eventuali segni o sintomi di tossicità muscolare (dolore muscolare, debolezza, incremento della concentrazione di creatinachinasi).

Warfarin: i pazienti in terapia anticoagulante con warfarin che assumono eritromicina potrebbero andare incontro a variazioni del tempo di protrombina. Monitorare con attenzione l’indice INR (International Normalized Ratios) e aggiustare di conseguenza la dose di anticoagulante.

Midazolam, triazolam, buspirone: evitare la co-somministrazione di eritromicina con questi farmaci per la possibile comparsa di eventi avversi neurologici (sedazione, difficoltà psicomotoria, alterazione della memoria, sonnolenza). Se questi farmaci dovessero essere somministrati insieme ad eritromicina, dimezzarne la dose.

Misurazione della concentrazione urinaria di catecolamine, 17-idrossicorticosteroidi, 17-chetosteroidi e folati: l’eritromicina può alterarne i valori clinici.

Ipersensibilità: l’eritromicina provoca raramente anafilassi. In caso di reazioni di ipersensibilità sospendere il trattamento e somministrare adrenalina e cortisonici.

Gravidanza: la FDA (Food and Drug Administration) ha inserito l’eritromicina in classe B per l’uso in gravidanza. In questa classe sono inseriti i farmaci i cui studi riproduttivi sugli animali non hanno mostrato un rischio per il feto e per i quali non esistono studi controllati sull'uomo oppure, i farmaci i cui studi sugli animali hanno mostrato un effetto dannoso (oltre a un decremento della fertilità) che non è stato confermato con studi controllati in donne nel primo trimestre di gravidanza e per i quali non c'è evidenza di danno nelle fasi avanzate della gravidanza. L’ADEC (Australian Drug Evaluation Committee) ha inserito l’eritromicina nella lista dei farmaci che possono essere utilizzati in gravidanza (AIFA, 2005).

Terapia antibiotica in caso di travaglio pretermine: l’uso di eritromicina come profilassi antibiotica in caso di travaglio pretermine in donne con membrane integre (in cui cioè non si è ancora verificata rottura delle acque) non è raccomandata perchè non è risultata apportare alcun beneficio clinico. In questo gruppo di donne, la somministrazione di eritromicina è stata associata ad un lieve aumento del rischio di paralisi cerebrale neonatale (studio clinico ORACLE) (Kenyon et al., 2008 e 2008a).

Allattamento: sebbene l’eritromicina sia escreta in piccola quantità nel latte materno (2,5 e 1 mg/L rispettivamente dopo 2 e 6 ore dall’assunzione materna di una dose orale di 500 mg), l’esposizione al macrolide entro le prime due settimane di vita è stata associata ad un aumento significativo dl rischio di stenosi pilorica neonatale (Matsuda, 1984; Zhang et al., 1997; Sorensen et al., 2003). Tale rischio non risultava più presente a partire dalla terza settimana di esposizione. In caso di allattamento al seno, valutare il rapporto rischio/beneficio dell’eritromicina.

Conservazione: l’eritromicina deve essere conservata a temperature inferiori a 30°C, al riparo dall’aria e dalla luce.

         


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