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Glibenclamide

Euglucon, Glibomet e altri

Farmacologia - Come agisce Glibenclamide?


         

La glibenclamide è una sulfonilurea di seconda generazione ad azione ipoglicemizzante. Per peso equivalente è circa 50-100 volte più attiva delle sulfoniluree di prima generazione (Pearson et al., 1986).

Le sulfoniluree si legano a recettori di membrana posti sulla superficie cellulare delle cellule beta del pancreas. L’interazione farmaco-recettore provoca una diminuzione della conduttanza di un canale del potassio ATP-dipendente, che induce, a sua volta, depolarizzazione della membrana (Goodman e Gilman, 1992). La depolarizzazione della membrana cellulare è accompagnata da un incremento del calcio intracellulare (afflusso di calcio attraverso i canali voltaggio-dipendenti) e dell’incremento di insulina endogena. Sembra che il recettore delle sulfoniluree possa essere lo stesso canale del potassio sensibile all’ATP.

A livello pancreatico la glibenclamide provoca degranulazione delle cellule beta del tessuto insulare; a livello periferico determina un aumento della sensibilità tissutale all’insulina, dovuta probabilmente ad un incremento del numero di recettori insulinici di membrana.

È stata attribuita alla glibenclamide anche una riduzione della degradazione epatica dell’insulina endogena.

Sembra inoltre possibile un effetto della glibenclamide sul controllo adrenergico della secrezione insulinica dato che le sulfoniluree sono in grado di inibire il rilascio delle catecolamine.

Dopo somministrazione di una singola dose di glibenclamide, la glicemia viene riportata ai valori normali entro 3-6 ore. L’effetto terapeutico può persistere per circa 15 ore.

Durante trattamenti prolungati la risposta alla glibenclamide può risultare ridotta.

L’effetto ipoglicemico di 5 mg di glibenclamide è simile a quello ottenuto con 250-375 mg di clorpropamide, 250-375 mg di tolazamide, 500-750 mg di acetoesamide e 1-1,5 g di tolbutamide.

Il farmaco causa diuresi per aumento della clearance renale di acqua.

Nel trattamento del diabete di tipo 2 le sulfoniluree sono farmaci comunemente utilizzati come terapia di seconda linea. Rispetto ad altri farmaci antidiabetici, le sulfoniluree sono associate ad un aumento di eventi cardiovascolari la cui entità è diversa fra le diverse molecole.
Una matanalisi ottenuta dai dati provenienti da 18 studi (e relative a più di 167.000 pazienti) ha rivelato che tra le sulfoniluree usate regolarmente nel trattamento di pazienti con diabete di tipo 2 la gliclazide e la glimepiride sono associate ad un rischio più basso di mortalità complessiva rispetto alla glibenclamide.
Dalla metanalisi emerge che il rischio relativo di  morte  dovuto a una qualsiasi causa è pari  a 0,65 per gliclazide e 0,83 per glimepiride rispetto alla glibenclamide. Per la mortalità cardiovascolare il rischio relativo corrispondente è risultato pari a 0,60 per gliclazide e 0,79 per glimepiride rispetto alla glibenclamide (Simpson et al., 2014).

La glibenclamide è una delle opzioni terapeutiche disponibili per il trattamento del diabete gestazionale, ma da un’analisi di diversi studi clinici (15 per un totale di 2509 pazienti) sembrerebbe essere associata ad esiti clinici meno favorevoli rispetto a metformina e insulina. In particolare nel confronto fra glibenclamide e insulina è risultato che i bambini nati da madri trattate con la sulfonilurea presentavano un peso superiore alla nascita (differenza media di 109 g), un rischio di macrosomia (peso alla nascita > 4 kg) pari a 2,62 volte e un rischio di ipoglicemia neonatale pari a 2,04 volte. Dal confronto fra glibenclamide e metformina è risultato che con la metformina l’aumento di peso della madre era inferiore di 2,06 kg e quello del bambino alla nascita di 209 grammi, il rischio di macrosomia era inferiore del 67% e quello di ipoglicemia neonatale del 56% (Balsells et al., 2015).