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Glibenclamide

Euglucon, Glibomet e altri

Tossicità - Qual è la tossicità di Glibenclamide?


         

Sovradosaggio: il sovradosaggio può provocare persistente ipoglicemia (da 12 a 72 ore), nausea, vomito, dolore epigastrico, stato di incoscienza, coma; sono stati riportati anche paralisi, interessamento oculare e convulsioni (Sillence et al., 1975). In caso di ipoglicemia lieve, somministrare per os glucosio; in caso di ipoglicemia grave (disturbi neurologici, convulsioni, coma) somministrare glucosio per endovena. Monitorare il paziente per 24-48 ore poiché l'ipoglicemia può ricomparire.

Tossicità riproduttiva: In vivo (ratto, topo, coniglio) non è stata osservata fetotossicità o teratogenicità dopo esposizione a glibenclamide. La sulfonilurea attraversa la placenta in quantità similare al diazepam (rapporto concentrazione fetale/materna: 0,541 per glibenclamide; 0,641 per diazepam). In studi in vitro con placenta umana, la glibenclamide è risultata attraversare la placenta in quantità minima anche con placente di pazienti diabetici o in condizioni di concentrazioni elevate di glucosio.
Nell'uomo, l'esposizione durante il primo trimestre di gravidanza a farmaci ipoglicemizzanti orali (inclusa glibenclamide) è stata associata ad un'incidenza di malformazioni congenite, maggiori e minori, pari al 52% verso il 15% osservato nel gruppo controllo. Fra le malformazioni evidenziate, quelle relative all'orecchio, non classicamente imputabili alla patologia diabetica, sono risultate più frequenti nei neonati esposti (6 neonati) rispetto ai controlli (nessun neonato). Le altre malformazioni quali anencefalia e difetti del setto ventricolare evidenziati nei bambini esposti a glibenclamide durante le prime 10-23 settimane di gestazione, potrebbero dipendere anche da uno scarso controllo della glicemia durante l'organogenesi. Nessuna differenza è stata riscontrata fra i due gruppi, neonati esposti e gruppo controllo, per l'incidenza di ipoglicemia alla nascita (53% vs 53%), anche se in 3 neonati di quelli esposti (non a glibenclamide), lo stato ipoglicemico è perdurato per 2,4 e 7 giorni (possibile iperplasia delle cellule beta pancreatiche conseguente all'esposizione protratta agli ipoglicemizzanti orali). E' stata osservata iperbilirubinemia (67% vs 36% rispettivamente neonati esposti e gruppo controllo), policitemia e iperviscosità del sangue tale da richiedere trattamenti trasfusionali (27% vs 3% rispettivamente neonati esposti e gruppo controllo) (Piacquadio et al., 1991).
In un altro studio, l'esposizione alla glibenclamide in monoterapia o in associazione con metformina, indipendentemente dal periodo gestazionale, è stata associata ad un'incidenza di ipoglicemia neonatale (glicemia < 25 mg/dL) pari a 3,5 volte più alta rispetto a quella riscontrata nei neonati di madri in terapia con insulina (Coetzee, Jackson, 1980).
In un trial clinico che ha confrontato l'incidenza delle malformazioni maggiori e minori nei neonati da madri diabetiche trattate con la sola dieta oppure con dieta e ipoglicemizzanti orali (clorpropamide, glibenclamide o glipizide) oppure con insulina non è stato possibile definire una qualche correlazione fra malformazioni congenite ed esposizione agli ipoglicemizzanti orali durante l'organogenesi (Towner et al., 1995).