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Lorazepam

Tavor, Control e altri

Farmacologia - Come agisce Lorazepam?


         

Il lorazepam è un farmaco appartenente alla classe delle benzodiazepine a breve durata d’azione. Le benzodiazepine sono farmaci attivi sul sistema nervoso centrale, con attività terapeutica simile: tutte le benzodiazepine, anche se in modo diverso, esercitano effetti ansiolitici, ipnoinducenti, miorilassanti, anticonvulsivanti e amnesici. Il lorazepam è una benzodiazepina con attività prevalentemente ansiolitica. Possiede proprietà simili a quelle del diazepam e viene utilizzato principalmente nel trattamento dell’ansia e dello stato epilettico.

Il lorazepam determina sedazione (più prolungata rispetto al temazepam), induzione del sonno, diminuzione dell’ansia, rilassamento muscolare e attività anticonvulsivante. Favorisce la comparsa di stati di amnesia e viene quindi indicato nel trattamento della premedicazione operatoria; l’amnesia può durare fino a 6 ore ed è tipicamente anterograda, con un effetto retrogrado scarso o nullo.

La depressione del sistema nervoso centrale indotta dal farmaco può essere antagonizzata in parte dalla fisostigmina.

A dosi preanestetiche il lorazepam diminuisce la pressione arteriosa e aumenta la frequenza cardiaca.

Nel trattamento del disturbo di ansia generalizzata (GAD), in trial clinici di piccole dimensioni, il lorazepam non ha evidenziato differenze significative rispetto al pragabalin (Feltner et al., 2003; Pande et al., 2003).

Il lorazepam, insieme a midazolam e diazepam, è impiegato in ambito pediatrico per il trattamento dell’ansia causata dalla paura del dolore in caso di procedure terapeutiche e diagnostiche (PSA - Procedural Sedation and Analgesia). A differenza del diazepam e del midazolam che sono impiegati in caso di procedure di breve o media durata, il lorazepam è impiegato in caso di sedazione prolungata, come ad esempio è richiesto per la ventilazione assisitita o il trasferimento del paziente da un ospedale ad un altro (Garcia Pena, Krauss, 2002). Può essere somministrato per via intramuscolare e per via endovenosa.

In caso di psicosi acuta, l’associazione di lorazepam e aloperidolo è risultata più efficace rispetto al trattamento con i due farmaci in monoterapia; l’associazone terapeutica rappresenta una delle strategie terapeutiche di riferimento per il trattamento delle emergenze psichiatriche (Foster et al., 1997; Yildiz et al., 2003). In questo ambito diversi studi clinici sono stati condotti per confrontare l’efficacia degli antipsicotici di seconda generazione (risperidone, olanzapina e ziprasidone) con quella di aloperidolo o lorazepam. In alcuni trial gli antipsicotici di seconda generazione sono risultati superiori all’aloperidolo e al lorazepam, mentre in altri studi questa superiorità non è stata confermata (Yildiz et al., 2003; Brook et al., 2000; Wright et al., 2001; Meehan et al., 2001).

Il lorazepam è risultato efficace nel trattamento dell’agitazione, e più raramente dell’acatisia (sindrome psicomotoria carattaerizzata da irrequietezza e impossibilità a stare fermi), associata a metoclopramide nei pazienti in terapia con farmaci antitumorali che inducono vomito (emetogeni).

Il lorazepam agisce in maniera selettiva sui recettori delle benzodiazepine che fanno parte del complesso macromolecolare del recettore GABA-ergico (GRSC). Questo recettore è attivato dal neurotrasmettiore inibitorio acido gamma-aminobutirrico (GABA): il GABA è il principale neurotrasmetittore ad azione inibitoria presente nel sistema nervoso centrale (Langer et al., 1988). Il complesso recettoriale è responsabile dell’attività dei canali del cloro: quando il GABA si lega al suo recettore, i canali del cloro si aprono, il cloro entra nella cellula e provoca una iperpolarizzazione della membrana neuronale. L’iperpolarizzazione impedisce al neurone di rispondere a stimoli eccitatori. Le benzodiazepine favoriscono l’attività GABAergica, potenziando l’entrata del cloro nella cellula nervosa. I siti recettoriali delle benzodiazepine, denominati omega, si differenziano in tre sottopopolazioni: la sottopopolazione omega-1 localizzata nel cervelletto, la sottopopolazione omega-2 localizzata nel midollo spinale e la sottopopolazione omega-3 a livello dei tessuti periferici (Langer et al., 1988).