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Olanzapina

Zyprexa, Zypadhera e altri

Tossicità - Qual è la tossicità di Olanzapina?


         

Sovradosaggio: in caso di sovradosaggio di olanzapina sono stati riportati tachicardia, agitazione psicomotoria, ipertensione, miosi, perdita di conoscenza e coma. L’analisi di pazienti ricoverati per avvelenamento da olanzapina (dose ingerita: 132,5 mg - 572,5 mg: tempo trascorso prima del ricovero: 0,9-7,9 ore) ha evidenziato come i sintomi più frequenti siano quelli a carico del sistema circolatorio e del sistema nervoso centrale; come possano comparire sintomi opposti, ad esempio coma e agitazione psicomotoria, ipertensione e ipotensione, tachicardia e bradicardia, ipertermia e ipotermia, miosi e midriasi; che l’alterazione dello stato cosciente raramente persiste per più di una settimana; che anche in caso di grave avvelenamento, la morte è un evento raro (Ciszowski et al., 2011).
In caso di sovradosaggio di olanzapina è possibile somministrare carbone attivo o ricorrere a lavanda gastrica per ridurre l’assorbimento del farmaco. Non è raccomandata l’induzione del vomito. Non è raccomandato l’uso di farmaci simpaticomimetici con attività beta-agonista perchè la stimolazione dei recettori beta può peggiorare l’eventuale stato di ipotensione.

Tossicità preclinica: nel cane, la somministrazione di dosi orali singole fino a 100 mg/kg è stata associata a sedazione, atassia, tremore, aumento della frequenza cardiaca, difficoltà respiratoria, miosi e anoressia, ma non a morte dell’animale. Nella scimmia dosaggi superiori a 100 mg/kg hanno indotto sedazione e stordimento.
Negli animali da laboratorio (topo, ratto, cane), la somministrazione ripetuta (per un massimo di 12 mesi) di olanzapina ha determinato depressione del sistema nervoso (verso cui si è sviluppata tolleranza), effetti collaterali anticolinergici e tossicità ematica (leucopenia, neutropenia, trombocitopenia, anemia) senza coinvolgimento midollare. Nel ratto, l’aumento della concentrazione plasmatica di prolattina ha provocato ridotto peso di utero e ovaio e alterazioni morfologiche dell’epitelio di vagina e ghiandola mammaria.

Mutagenicità: l’olanzapina non è risultata essere mutagena nei test in vitro e in vivo.

Cancerogenicità: l’olanzapina non è risultata possedere attività cancerogena negli studi in vivo.

Tossicità riproduttiva: i dati di letteratura relativi all’esposizione di olanzapina in gravidanza e durante l’allattamento, nell’uomo, sono limitati. Sulla base di tali dati, non sembrerebbe esserci un aumento del rischio di malformazioni congenite o aborto, comunque un aumento del rischio non può essere escluso. L’analisi dei dati disponibili nel registro dell’azienda produttrice di olanzapina relativi all’uso del farmaco in gravidanza e durante l’allattamento (Lilly Worldwide Pharmacovigilance Safety Database) indica una sostanziale sovrapposizione con i dati di popolazione generale in termini di nascite normali (66%), nascite pre-termine (9,8%), nascite che hanno richiesto interventi particolari (8%) (Brunner et al., 2013). L’analisi successiva di dati derivati dal National Teratology Information Service inglese indicherebbe invece un aumento dell’incidenza di malformazioni rispetto all’atteso. Poichè questi dati derivano da case report e non è stato osservato un aumento del rischio di malformazioni attribuibile ad olanzapina in studi epidemiologici sistemici, le informazioni disponibili hanno attualmente valore indicativo (UKTIS, UK Teratology Information Service, 2010).
In uno studio che ha preso in considerazione donne in gravidanza trattate con aloperidolo, olanzapina, risperidone e quetiapina è emersa una tendenza maggiore per i bambini nati da donne che assumevano olanzapina ad avere basso peso alla nascita (30,8%) e ad essere ricoverati in unità di cura intensiva (30,8%). L’olanzapina è risultato il farmaco con passaggio transplacentare più alto, seguito da aloperidolo, risperidone e quetiapina (Newport et al., 2007).
L’olanzapina è stata associata (case report) a meningocele (difetto del tubo neuronale) e anchiloblefaron (mancata separazione tra le palpebre) (Arora, Praharal, 2006).
L’olanzapina è stata associata ad un aumento del rischio, non statisticamente significativo, di diabete gestazionale (Bodén et al., 2012).
Sulla base di uno studio clinico che ha valutato dose ed effetti di olanzapina in 7 bambini allattati, la quota di farmaco passata nel latte non risulta superare l’1% della dose materna; l’olanzapina non è stata rilevata nei sangue dei neonati. Nessuno dei bambini esaminati nello studio ha evidenziato eventi avversi riconducibili all’antipsicotico (Gardiner et al., 2003). L’analisi dei dati contenuti nel Worldwide Pharmacovigilance Safety Database relativi a 102 donne che hanno assunto olanzapina durante l’allattamento ha riportato nei neonati sonnolenza (3,9%), irritabilità (2%), tremore (2%) e insonnia (2%) (l’82,3% dei bambini non ha presentato effetti collaterali riconducibili al farmaco) (Brunner et al., 2013).

DL50: dopo somministrazione orale: 210 mg/kg (topo); 175 mg/kg (ratto).