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Venlafaxina

Efexor, Zarelis, Faxine e altri

Effetti collaterali - Quali sono gli effetti collaterali di Venlafaxina?

Gli effetti collaterali più frequenti associati alla terapia con venlafaxina comprendono: nausea, secchezza delle fauci, stipsi, insonnia, sudorazione (diaforesi) e reazioni di sospensione che si manifestano con una brusca interruzione del trattamento.

Apparato respiratorio: dispnea, sbadigli; (raro) polmonite interstiziale, polmonite acuta da eosinofili.
In letteratura sono riportati due episodi di polmonite interstiziale associata a insufficienza cardiaca in corso di terapia con venlafaxina. Nel primo caso la sospensione della venlafaxina insieme ad un trattamento corticosteroideo ha permesso un esito favorevole. Nel secondo caso si è sviluppata insufficienza multiorgano che è risultata fatale (Drent et al., 2003).
Nell'episodio riportato in letteratura la polmonite acuta da eosinofili si è manifestata in un paziente depresso trattato con venlafaxina per 9 giorni con la dose di 37,5 mg/die e per 8 giorni con una dose doppia. I sintomi iniziali hanno incluso febbre (>38,9°C), tachipnea, tosse secca, dolore toracico e mialgia (Fleisch et al., 2000).

Cardiovascolari: ipertensione, palpitazioni, vasodilatazioni, ipotensione e ipotensione posturale, aritmia; (molto raro) prolungamento dell'intervallo QTc.
L'ipertensione da venlafaxina si manifesta nel 3-4% dei pazienti con la formulazione a rilascio prolungato e nel 2-13% con la formulazione a rilascio immediato.
I disturbi della conduzione indotti da venlafaxina possono essere trattati con infusione di bicarbonato di sodio (Combes et al., 2001).
Per quanto riguarda gli effetti dell'SNRI sull'intervallo QTc, in Finlandia, nel periodo di tempo compreso fra il 1981 e il 2004, la venlafaxina è risultata il quarto farmaco implicato nel prolungamento dell'intervallo QTc (Vanokoski, Sommarberg, 2004).

Centrali: cefalea; vertigini e tremore, insonnia, nervosismo, sonnolenza, attività onirica anomala, agitazione, ansia, confusione mentale, ipertonia, parestesie, tremori, apatia, allucinazioni, miocloni, (raro) atassia, disturbi dell'eloquio, mania, ipomania, convulsioni, sindrome neurolettica maligna, sindrome serotoninergica, aggressività, delirio, sindromi extrapiramidali inclusa acatisia, comportamenti volti al suicidio.
La comparsa di delirio non correlato a sindrome serotoninergica è un evento estremamente raro in pazienti trattati con venlafaxina. In letteratura è riportato un episodio di delirio in una paziente in terapia con venlafaxina (37,5 mg la mattina e 75 mg la sera) che assumeva da lungo tempo ibuprofene (600 mg tid). L'assunzione di venlafaxina a rilascio prolungato (150 mg/die) e di olanzapina (5 mg/die) è stata seguita dalla risoluzione del sintomo entro due giorni. La comparsa del delirio è stata correlata al dosaggio elevato di venlafaxina; è stata inoltre considerata “plausibile” l'interazione fra venlafaxina e ibuprofene, farmaci entrambi metabolizzati dal fegato (Can. J. Psychiatry, 2003).

Dermatologici: diaforesi, prurito, rash cutaneo, alopecia; (raro) dermatite seborroica, sindrome di Stevens-Johnson; eruzione psoriasiforme (singola segnalazione in una paziente anziana) (Garcia Muret et al., 2000).

Gastrointestinali: nausea e vomito (la somministrazione dopo i pasti ne riduce l'incidenza), xerostomia, sanguinamento del tratto gastrointestinale superiore, stitichezza, dispepsia, dolore addominale; (rari) bruxismo, disgeusia.

Ematici: ecchimosi; (raro) emorragie, discrasie ematiche.

Endocrinologici: disfunzioni sessuali, disturbi mestruali; (molto raro) iperprolattinemia.
Le disfunzioni sessuali includono disinibizione sessuale (probabilmente mediata dagli effetti della venlafaxina sulla dopamina), incremento della libido ed erezione spontanea (la noradrenalina favorisce sia l'aumento della libido sia l'erezione: è probabile che questi effetti siano correlati all'inibizione della ricaptazione della noradrenalina indotta da venlafaxina), assenza o rallentamento dell'orgasmo e ridotta lubrificazione vaginale (donna).

Epatici: altrazione della funzionalità epatica, incremento dei livelli degli enzimi epatici, necrosi epatica, epatite, danno epatocellulare, iperbilirubinemia, ittero.

Metabolici: aumento della colesterolemia, iponatremia, sindrome da inappropriata secrezione dell'ormone antidiuretico.
Il trattamento con venlafaxina a rilascio immediato è stata associata ad incrementi del colesterolo (>/= 50 mg/dL rispetto al basale oppure valori >/= 261 mg/dL) in circa il 5% dei pazienti trattati. Con venlafaxina a rilascio prolungato, sono stati osservati incrementi fino a circa 10 mg/dL.
L'iponatremia da venlafaxina è causata da una secrezione eccessiva di ormone antidiuretico, probabilmente attraverso un potenziamento dell'input alfa1-adrenergico centrale verso i neuroni produttori di ormone antidiuretico. L'aumento di ormone antidiuretico circolante provoca a livello ranale la riduzione della clearance dell'acqua libera con conseguente aumento dei liquidi corporei e diminuzione della concentrazione di sodio.

Muscoloscheletrici: artralgia, mialgia; (molto raro) rabdomiolisi.

Oftalmici: disturbi alla vista, midriasi; (molto raro) glaucoma ad angolo chiuso, blefarospasmo tardivo (Lee et al., 2007).

Renali: pollachiuria, ritenzione urinaria.

Sistemici: astenia, anoressia, variazioni ponderali, brividi, piressia (raro, molto raro) reazioni da ipersensibilià (orticaria, angioedema, fotosensibilità), pancreatite.

Uditivi: tinnito.