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Ziprasidone

Zeldox, Ziprasidone

Effetti collaterali - Quali sono gli effetti collaterali di Ziprasidone?


         

Eventi avversi di ziprasidone frequentemente riportati (incidenza compresa fra 1/100 e 1/10) negli studi sulla schizofrenia e la mania bipolare hanno incluso altre patologie del sistema nervoso (distonia, parkinsonismo, tremori, sonnolenza, cefalea), disturbi psichiatrici (irrequietezza), patologie gastrointestinali (nausea, vomito, stipsi, dispepsia, secchezza delle fauci, ipersecrezione salivare), patologie dell’occhio (offuscamento della vista), patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo (rigidità muscolo scheletrica), patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione (astenia, stanchezza e, con la somministrazione intramuscolare, bruciore e dolore nel sito di iniezione) (Agenzia Italiana del farmaco – AIFA, 2014) (Greenberg and Citocrome, 2007; Gao et al., 2008; Harrington and English, 2011).

Una revisione Cochrane ha riassunto i principali eventi avversi riscontrati negli studi clinici di confronto ziprasidone - aloperidolo in pazienti affetti da schizofrenia o disordini correlati (Bagnall et al., 2000). I pazienti trattati con ziprasidone orale manifestavano con maggiore frequenza nausea e vomito rispetto a quelli in trattamento con aloperidolo orale, i quali mostravano maggiore incidenza di disordini del movimento. Il principale evento avverso (frequenza maggiore del 5%) che caratterizzava i pazienti trattati con ziprasidone intramuscolare era l'insonnia, mentre altri eventi avversi con frequenza superiore sono stati osservati nel gruppo aloperidolo e includevano ipertonia, acatisia e distonia.

Come altri antipsicotici atipici, ziprasidone è stato associato a un minor numero di effetti extrapiramidali rispetto agli antipsicotici di prima generazione a elevata potenza (aloperidolo, nella maggior parte dei casi) ma non rispetto a quelli a bassa potenza (prevalentemente clorpromazina) in una metanalisi su 239 pubblicazioni relative a 150 studi in doppio cieco, per un totale di 21533 pazienti affetti da schizofrenia o disordini correlati (disturbo schizoaffettivo, schizofreniforme o delirante). Ziprasidone, come aripiprazolo ma differentemente da amisulpride, clozapina, olanzapina, quetiapina, risperidone, sertindolo e zotepina, è stato anche associato a un minor aumento del peso corporeo rispetto agli antipsicotici tipici ad elevata potenza, ma non rispetto ai derivati a bassa potenza (come tutti gli antipsicotici atipici) (Leucht et al., 2009).

Rispetto ad altri antipsicotici atipici, ziprasidone ha generalmente evidenziato dei vantaggi nei confronti dei potenziali effetti metabolici (Gardner al., 2013; Musil et al., 2015). In uno studio comparativo vs. clozapina in pazienti con schizofrenia resistenti e/o intolleranti ai precedenti trattamenti, la terapia con ziprasidone ha evidenziato all'end-point una perdita di peso di 0,8+/-4,6 kg, mentre quello con clozapina un aumento medio di 2,6+/-4,7 kg. Entrambi i farmaci erano associati ad una comparabile riduzione della concentrazione di prolattina sierica, ma ziprasidone evidenziava una riduzione del colesterolo totale (-7,5%), delle LDL (-8,5%), dei trigliceridi (-28%) e nessuna variazione della glicemia a digiuno.

In uno studio multicentrico, in doppio cieco di confronto tra ziprasidone (dosi flessibili, con dose media giornaliera di 129,9 mg) e olanzapina (dose media giornaliera di 11,3 mg) in pazienti con schizofrenia o disturbi schizoaffettivi in fase acuta il peso corporeo aumentava significativamente solo con olanzapina dopo 6 settimane di trattamento. olanzapina manifestava anche un significativo incremento dei valori di colesterolo, dei trigliceridi e delle LDL rispetto a ziprasidone; inoltre olanzapina, a differenza di ziprasidone, causava un aumento dei valori sierici di insulina a digiuno. In un altro studio randomizzato, in doppio cieco, della durata di 8 settimane, in pazienti affetti da esacerbazione acuta della schizofrenia o disturbi schizoaffettivi, un aumento significativo di peso (incremento di almeno 7%) è stato riscontrato nel 16% del gruppo trattato con risperidone (3-5 mg/2 volte die) vs l’8,2% del gruppo trattato con ziprasidone (da 40 a 80 mg/2 volte die); inoltre risperidone mostrava un incremento clinicamente significativo della concentrazione di prolattina sierica rispetto a ziprasidone (Lieberman et al., 2005; Greenberg and Citocrome, 2007; Stip et al., 2011; Gao et al., 2008; 2013).

Ziprasidone ha però generalmente mostrato una maggiore propensione a causare un prolungamento dell'intervallo QTc, e aritmie fatali (FDA Warning Letter, 03/09/2002); negli studi clinici sulla schizofrenia, un prolungamento dell'intervallo QTc superiore a 60 msec è stato osservato nell’1,6% dei pazienti, e circa lo 0,1% dei pazienti ha manifestato un prolungamento superiore a 500 msec. Durante la sorveglianza post-marketing, sono stati segnalati alcuni episodi di "torsioni di punta" in pazienti con fattori di rischio in trattamento con ziprasidone (Agenzia Italiana del Farmaco - AIFA 2014). Dati sovrapponibili sono stati osservati negli studi clinici sulla mania bipolare. In questo contesto, lo studio ZODIAC (Ziprasidone Observational Study of Cardiac Outcomes) ha confrontato i tassi di mortalità a 1 anno associati con l’uso di ziprasidone e olanzapina in oltre 18000 pazienti affetti da schizofrenia. Lo studio non ha dimostrato che ziprasidone, nonostante il rischio di prolungamento dell’intervallo QTc, è associato a un elevato rischio di mortalità da cause non-suicidarie rispetto a olanzapina, in condizioni di normale pratica clinica. Lo studio comunque non aveva la potenza e non era stato disegnato per esaminare il rischio di eventi rari come le torsioni di punta (Strom et al., 2011).

La frequenza, tipologia e gravità delle reazioni avverse di ziprasidone nei pazienti pediatrici è risultata simile a quella osservata nella popolazione adulta (Elbe, Carandang 2008; Caccia, 2013). In uno studio controllato verso placebo sul disturbo bipolare (età 10-17 anni), le reazioni avverse più frequenti (frequenza >10%) sono state sedazione, sonnolenza, cefalea, affaticamento, nausea e capogiri (Findling et al., 2013). In uno studio controllato verso placebo sulla schizofrenia (età 13-17 anni), le reazioni con frequenza >10% sono state sonnolenza e disturbi extrapiramidali (Findling et al., 2013a). Non sono state osservate differenze tra ziprasidone e placebo nella variazione media rispetto al basale di peso corporeo, livelli di glucosio a digiuno, colesterolo o trigliceridi. Nello studio sul disturbo bipolare un paziente ha manifestato un prolungamento dell'intervallo QTc =/> 460 msec.