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Aloperidolo

Haldol, Haldol Decanoas, Serenase e altri

Tossicità - Qual è la tossicità di Aloperidolo?


         

Sovradosaggio: in caso di sovradosaggio di aloperidolo gli effetti tossici principali sono rappresentati da disturbi extrapiramidali, ipotensione e sedazione. In alcuni casi si può manifestare ipertensione anziché ipotensione. Nei casi più gravi il paziente può andare incontro a depressione respiratoria, shock da ipotensione arteriosa grave, prolungamento dell’intervallo QT dell’elettrocardiogramma con rischio di aritmie ventricolari anche fatali. Non esiste un antidoto all’aloperidolo, pertanto il trattamento in caso di intossicazione acuta è sintomatico. La dialisi non è raccomandata perché è in grado di rimuove solo una piccola frazione di farmaco; l’efficacia del carbone attivo per ridurre l’assorbimento gastrointestinale dell’aloperidolo non è stata stabilita. In caso di depressione respiratoria può essere necessario l’intubazione del paziente o la tracheotomia, e la respirazione artificiale. In caso di ipotensione o collasso si può somministrare farmaci vasopressori (dopamina, noradrenalina; l’adrenalina non è raccomandata perché in associazione ad aloperidolo può provocare ipotensione profonda) e/o somministrare liquidi, plasma o albumina. I disturbi extrapiramidali rispondono al trattamento con farmaci antiparkinson.

Tossicità riproduttiva: Sulla base delle limitate evidenze scientifiche disponibili, l’assunzione di aloperidolo in gravidanza non è associata ad un aumento del rischio di malformazioni congenite (Diav-Citrin et al., 2005).
Sporadiche segnalazioni da studi datati e non confermati successivamente hanno riportato difetti ad arti, occhio, rene e gastroschisi. L’assunzione di aloperidolo da parte della madre in prossimità al parto è stata associata a comparsa di sintomi neonatali di astinenza (discinesia, tremori, ipertermia, ipotonia, sedazione) (Agenzia Italiana del Farmaco – AIFA, 2019).
Nei pochi studi clinici disponibili dedicati all’allattamento, l’assunzione di dosi di aloperidolo fino a 10 mg/die sono state associate a concentrazioni di farmaco nel latte materno comprese tra “non rilevabile” (< 1 mcg/L) e  988 mcg/L a seconda della dose somministrata, del tempo trascorso tra somministrazione del farmaco e prelievo del campione di latte materno, durata della terapia. In ogni caso comunque, la concentrazione di aloperidolo nel latte è risultata correlare meglio con la concentrazione plasmatica materna del farmaco piuttosto che con la dose somministrata. Nei lattanti la concentrazione di aloperidolo è risultata molto bassa. La concentrazione di aloperidolo nelle urine di un lattante, la cui madre assumeva 5 mg di aloperidolo al giorno, è risultata pari a 1,5 mcg/L dopo 21 giorni di terapia. In quattro lattanti, le cui madre erano in terapia con dosi di aloperidolo comprese tra 5 e 20 mg/die, la concentrazione sierica di farmaco è risultata pari a 0,8-2,1 mcg/L (Toxnet-Lactmed, 2019). Sulla base delle evidenze cliniche disponibili, l’assunzione di aloperidolo durante l’allattamento non ha influenzato la salute e lo sviluppo del bambino nei mesi successivi. In un piccolo studio prospettico, è stata segnalata una riduzione del punteggio dello sviluppo a 12-18 mesi di età in 2 dei 4 bambini le cui madri assumevano aloperidolo più clorpromazina. Gli altri due bambini e tutti i bambini esposti ad un solo dei due farmaci si sono sviluppati normalmente. I tre figli di una mamma, trattata con aloperidolo e triesilfenidile per tutte le gravidanze e l’allattamento (6-8 mesi), hanno avuto uno sviluppo appropriato all’età (ultima data di valutazione: 8 anni). Analoghi risultati sono stati osservati in caso di co-somministrazione materna con aloperidolo più olanzapina e aloperidolo più amisulpiride. In un’altra donna invece in terapia con aloperidolo e risperidone, l’aumento della dose di aloperidolo da 0,8 mg/die a 1,5 mg/die ha provocato nel bambino, dopo tre giorni, sedazione eccessiva, scarso appetito e rallentamento dei movimenti.  L’interruzione dell’allattamento ha portato alla scomparsa dei sintomi nel giro di 5 giorni (Toxnet-Lactmed, 2019).

DL50: dopo somministrazione orale pari a 165 mg/kg (ratto); dopo somministrazione intraperitoneale pari a 60 mg/kg (topo).