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Beclometasone

Clenil, Prontinal, Topster e altri

Avvertenze - Quali informazioni conoscere prima di usare Beclometasone?

Asma bronchiale: nei pazienti in trattamento con beclometasone dipropionato da solo o in associazione, la scomparsa dei sintomi dell’asma bronchiale non deve indurre a sospendere la terapia. Valutare l’eventualità di una riduzione della dose di corticosteroide oppure del passaggio da una terapia di associazione ad una terapia con solo corticosteroide. I corticosteroidi per inalazione rappresentano i farmaci di scelta nel trattamento dell’asma bronchiale.

Attacco acuto d’asma bronchiale: il beclometasone dipropionato non deve essere utilizzato in caso di attacco acuto asmatico. In caso di crisi asmatica i farmaci di scelta sono rappresentati dai beta2-agonisti a breve durata d’azione.

Passaggio dalla terapia corticosteroidea orale a inalatoria: se il beclometasone dipropionato viene somministrato a pazienti asmatici in sostituzione di corticosteroidi per via orale, la sospensione del trattamento orale può essere effettuata dopo 10-14 giorni. La dose orale del farmaco corticosteroideo deve essere ridotta gradualmente durante le due settimane di terapia combinata (orale e inalatoria). Monitorare la funzionalità surrenalica del paziente per individuare un’eventuale insufficienza surrenalica.

Risciacquo della cavità orale dopo inalazione di beclometasone: l’uso per via inalatoria del beclometasone dipropionato comporta il risciacquo della cavità orale dopo ogni singola somministrazione per eliminare la quantità di farmaco che si deposita in sede e ridurre il rischio di infezioni orofaringee da candida.

Broncospasmo paradosso: nei pazienti in terapia con beclometasone inalatorio che manifestano broncospasmo paradosso, interrompere la somministrazione del corticosteroide e ricorrere al trattamento d’urgenza con un beta2-agonista a breve durata d’azione.

Rinite: nei pazienti con rinite che presentano intensa secrezione nasale di muco ed edema della mucosa nasale, la quantità di beclometasone dipropionato in grado di raggiungere il sito d’azione potrebbe risultare insufficiente. In queste condizioni potrebbe essere utile associare per i primi 2-3 giorni di terapia con beclometasone un vasocostrittore nasale.

Trattamento topico: l’uso prolungato di farmaci per uso topico può provocare sensibilizzazione del paziente.

Soppressione surrenalica: durante il trattamento con beclometasone, è opportuno valutare periodicamente la funzionalità dell’asse ipotalamo-ipofisi surrenale (test del cortisolo urinario libero e test della stimolazione con ACTH). Il rischio di soppressione surrenalica è maggiore in caso di terapie a dosaggio elevato e/o prolungate nel tempo.

Sospensione del trattamento: sospendere il trattamento con il beclometasone in modo graduale in quanto la brusca sospensione del farmaco può provocare insufficienza surrenalica acuta e sintomi di astinenza. I sintomi di astinenza, che si possono manifestare anche in pazienti che non presentino insufficienza surrenalica, comprendono: febbre, malessere, mialgie, artralgie.

Insufficienza surrenalica: sintomi di insufficienza surrenalica aspecifici includono anoressia, nausea, vomito, dolore addominale, stanchezza, riduzione del peso. Nei pazienti in terapia corticosteroidea inalatoria, l’insufficienza surrenalica si manifesta con ipoglicemia, riduzione dello stato di coscienza, convulsioni.

Insufficienza surrenalica neonatale: sintomi di insufficienza surrenalica possono comparire anche in bambini nati da madri in terapia con corticosteroidi (anche inalatori) durante la gravidanza.

Diabete: il beclometasone dipropionato potrebbe provocare un peggioramento del diabete per i suoi effetti iperglicemizzanti. Nei pazienti in terapia con ipoglicemizzanti, monitorare la glicemia soprattutto all’inizio e alla sospensione del trattamento con beclometasone. Anche i beta2-agonisti, spesso associati alla terapia corticosteroidea nel trattamento dell’asma, hanno un effetto iperglicemizzante in quanto stimolano la sintesi di glucosio nel fegato (gluconeogenesi epatica) e la conversione di glicogeno in glucosio (glicogenolisi epatica). Monitorare la glicemia nei pazienti in trattamento con beclometasone e con beclometasone più salbutamolo o formoterolo.

Insufficienza cardiaca congestizia e ipertensione: poiché i corticosteroidi possono indurre edema e aumento ponderale, la loro somministrazione in caso di insufficienza cardiaca congestizia e ipertensione richiede cautela.

Stress fisico, intervento chirurgico, trauma, infezioni: in queste condizioni si potrebbe verificare un aumento della domanda endogena di ormoni glucocorticoidi, a cui l’organismo potrebbe non riuscire a rispondere per la soppressione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrenalico dovuta alla terapia corticosteroide in atto, con conseguente insufficienza surrenalica acuta. Inoltre, poiché il recupero della funzionalità surrenalica avviene lentamente, uno stato di insufficienza surrenalica si potrebbe verificare anche in un periodo immediatamente successivo alla terapia corticosteroidea. In condizioni di stress, trauma, intervento chirurgico, infezioni potrebbe quindi rendersi necessario ricorrere ad una dose aggiuntiva di corticosteroidi per via sistemica.

Porpora: il rischio di insorgenza di porpora dopo uso di beclometasone dipende essenzialmente dall’età del paziente, dalla dose e dalla durata del trattamento con il farmaco.

Infezioni: i corticosteroidi, incluso il beclometasone dipropionato, possono mascherare i segni di infezione che possono insorgere durante il trattamento (attività immunosoppressiva dei corticosteroidi). Le infezioni che si sviluppano con più frequenza riguardano soprattutto micosi (candida) e infezioni virali, quali quelle sostenute da Herpes simplex o zoster (varicella). La somministrazione di beclometasone in caso di infezioni oculari virali o fungine è associata al rischio di perforazione della cornea.

Polmonite: i pazienti affetti da bpco (malattia polmonare cronica ostruttiva) che assumono beclometasone per via inalatoria sono esposti ad un rischio maggiore di contrarre un’infezione ai polmoni (polmonite). Pertanto si raccomanda di porre attenzione all’insorgenza di eventuali sintomi e, nell’eventualità, di avvisare immediatamente il medico (Suissa et al., 2013; European Medicines Agency - EMA, 2016).

Tubercolosi (TBC): in caso di somministrazione di beclometasone dipropionato in pazienti con TBC latente o con reattività alla tubercolina, potrebbe verificarsi riattivazione della malattia.

Patologie psichiatriche: i corticosteroidi, incluso il beclometasone, possono provocare variazioni dell’umore e sintomi di psicosi. Somministrare il farmaco nei pazienti con preesistente instabilità emotiva e tendenze psicotiche.

Ipotiroidismo, cirrosi epatica: la somministrazione di beclometasone dipropionato in pazienti con ipertiroidismo o con cirrosi richiede cautela perché si potrebbe verificare un aumento della risposta al farmaco conseguente ad una ridotta metabolizzazione del corticosteroide.

Osteoporosi: la somministrazione di corticosteroidi, soprattutto se a dosaggi elevati e/o per terapie prolungate è stata associata a riduzione di massa ossea con aumento del rischio di fratture. Gli effetti sul metabolismo osseo dipendono dal tipo di corticosteroide somministrato. In caso di osteoporosi da glucocorticoidi, i farmaci di prima linea sono rappresentati dai bifosfonati, mentre la somministrazione di vitamina D3 e di vitamina k2 rappresenta un intervento terapeutico di seconda linea (linee guida riportate da The Japanese Society for Bone and Mineral Research, ed. 2004) (Soen, 2009).

Glaucoma, epilessia, ulcera peptica: la somministrazione di beclometasone dipropionato può indurre un peggioramento di queste malattie. La somministrazione del corticosteroide richiede cautela.

Coronaropatie, ipertiroidismo, ipertensione arteriosa, glaucoma, feocromocitoma, ipertrofia prostatica: l’associazione beclometasone più salbutamolo (beta2-agonista a breve durata d’azione) deve essere somministrata solo in caso di necessità. I pazienti che presentano grave patologia cardiaca (cardiopatia ischemica, aritmia, insufficienza cardiaca) potrebbero manifestare tachicardia dopo somministrazione di salbutamolo con un peggioramento della patologia cardiaca sottostante. Il salbutamolo è stato associato, inoltre, in rari casi, a ischemia miocardica (segnalazione post-marketing). La comparsa di sintomi quali dolore al torace, dolore di tipo anginoso, affaticamento del cuore devono essere prontamente segnalati (AIFA, 2007).

Ipokaliemia: poiché i farmaci beta2-agonisti possono provocare ipokaliemia, l’associazione beclometasone dipropionato più beta2-agonisti deve essere somministrata con cautela nei pazienti a rischio di sviluppare ipokaliemia o nei pazienti con ipokaliemia non trattata. Basse concentrazioni plasmatiche di potassio sono favorite da scarsa ossigenazione (ipossia), dalla somministrazione di diuretici, di derivati xantinici (es. teofillina), di derivati steroidei.

Barbiturici, fenitoina, carbamazepina, rifampina, FANS, acido acetilsalicilico, neostigmina, piridostigmina, amfotericina B: evitare la co-somministrazione con beclometasone.

Terapia anticoagulante: all’inizio e alla sospensione del trattamento con corticosteroidi in pazienti che ricevano terapia anticoagulante, può essere necessario modificare la dose di anticoagulante; monitorare frequentemente il tempo di protrombina.

Vaccini vivi: non somministrare beclometasone dipropionato a pazienti sottoposti a vaccinazione con vaccini vivi per il rischio di risposta anticorpale insufficiente.

Pazienti pediatrici: la somministrazione di corticosteroidi può influenzare la crescita lineare (in altezza) nel bambino. La somministrazione di corticosteroidi per via sistemica può provocare una riduzione definitiva della statura, con un rischio maggiore in caso di terapie a dosaggio elevato e per tempi prolungati. La somministrazione di corticosteroidi per via inalatoria (beclometasone dipropionato) comporta una ritardo nella crescita in altezza del bambino che non risulta pregiudicare il raggiungimento della statura finale anche con terapie a dosaggio elevato o durate superiori ai 3 anni (Allen et al., 1994).

Doping: la somministrazione non terapeutica di beclometasone per via enterica (orale, rettale) o parenterale (intramuscolare, endovenosa) durante le gara sportive costituisce doping e può determinare positività ai test antidoping. L’uso di beclometasone per via inalatoria richiede una dichiarazione specifica da parte dell’atleta, mentre la somministrazione per via cutanea o nasale non è proibita e non richiede nessuna dichiarazione d’uso (Wada: Codice Mondiale antidoping, 2009).

Gravidanza: il beclometasone dipropionato deve essere somministrato in gravidanza solo dopo un’attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio (in vivo, il beclometasone è stato associato a tossicità embriofetale e a teratogenicità). La FDA ha inserito il beclometasone dipropionato in classe C per l’uso in gravidanza. Questa classe comprende i farmaci i cui studi sugli animali hanno rilevato effetti dannosi sul feto (teratogenico, letale o altro) e nel contempo non ci sono studi controllati in donne oppure i farmaci per i quali non sono disponibili studi né sull'uomo né sull'animale.

Allattamento: è possibile che il beclometasone dipropionato sia escreto nel latte materno in analogia con quanto osservato per altri corticosteroidi. Valutare attentamente il rapporto rischio/beneficio prima di assumere il beclometasone durante l’allattamento al seno.


Nota:
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