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Metformina

Metforal, Glibomet, Competact e altri

Effetti collaterali - Quali sono gli effetti collaterali di Metformina?


         

Gli effetti collaterali più frequenti della metformina sono quelli a carico del tratto gastrointestinale, che possono interessare fino al 50% dei pazienti.

Cardiovascolari: vasculite (Ben Salem et al., 2006).
La vasculite è un’infiammazione della parete dei vasi sanguigni che può evolvere fino a necrosi. La vasculite indotta dai farmaci interessa prevalentemente i vasi di piccole dimensioni. E’ probabile che reazioni di immunità cellulo-mediata e immunità umorale svolgano un ruolo importante.

Centrali: anoressia, encefalopatia (Vander et al. 2004), distonia parossistica (Koc, Yerdelen., 2008).

Dermatologici: (molto rari) eritema, prurito, orticaria, psoriasi.

Ematici: (rari) anemia emolitica, anemia megaloblastica.

Epatici: (segnalazioni sporadiche) test di funzionalità epatica anomali, epatite (reversibili con la sospensione della metformina).

Gastrointestinali: flatulenza nausea, vomito, alterazione del gusto (sensazione di sapore metallico), diarrea (fino al 20% dei pazienti), dolore addominale, perdita di appetito.
Tali effetti interessano più del 50% dei pazienti. Poichè tali sintomi sono dose-dipendenti, è possibile alleviarne l’intensità diminuendo il dosaggio della metformina; tuttavia, circa il 5% dei soggetti non è in grado di tollerare gli effetti indesiderati del trattamento indipendentemente dalla dose utilizzata (Bailey, Turner, 1996).

Metabolici: (molto rari) ipoglicemia (in particolare in pazienti anziani, debilitati), acidosi lattica, ridotto assorbimento di vitamina B12 e acido folico.
L’acidosi lattica rappresenta la complicanza più importante e grave associata alla terapia con metformina (incidenza pari a 0-0,09 per 1000 pazienti/anno) (Salpeter et al., 2003). L’acidosi lattica è causata dall’accumulo del farmaco nell’organismo per eccessiva assunzione di biguanidi, per insufficienza renale acuta o cronica, organica o funzionale. L’acidosi lattica è preceduta da sintomi quali crampi dolorosi agli arti, dolore toracico, paresi muscolare, anoressia, nausea, vomito, diarrea; aumento dell’ampiezza e della frequenza del respiro, lipotimia o perdita di coscienza. Allo stato accertato di acidosi il paziente presenta coma ipotermico e collasso con anuria, grave acidosi metabolica con iperchetonuria e aumento del rapporto lattato/piruvato. La glicemia è spesso sotto la norma. Il trattamento consiste in alcalinizzazione massiva, diuresi forzata, emodialisi, con somministrazione di glucosio e deboli dosi di insulina.
Il rischio di acidosi lattica con metformina risulta decisamente inferiore (10-20 volte più basso) rispetto a quello che può essere provocato con fenformina; inferiore rispetto al rischio di crisi ipoglicemica indotta da glibenclamide.
La mortalità per acidosi lattica aumenta se il paziente presenta altri fattori rischio (ad esempio età avanzata, insufficienza renale, grave insufficienza epatica, scompenso cardiaco) (Bailey, Turner, 2006). Quando sono rispettate le controindicazioni all’uso della metformina, il rischio di acidosi lattica risulta piuttosto basso, sovrapponibile a quello osservato nei pazienti con diabete di tipo 2 non trattati con metformina (Wiholm, Myrned, 1993; Brown et al., 1998; Misbin et al., 1998; Stang et al., 1999; Salpeter et al., 2003; Gryer et al., 2005). Il rischio di acidosi lattica è risultato comunque basso anche negli studi clinici in cui la metformina è stata somministrata senza tenere in particolare considerazione le controindicazioni (Holstein et al., 1999; Emshe-Smith, 2001; Horlen et al., 2002; Food and Drug Administration – FDA, 2016).

Muscoloscheletrici: mialgia.

Oftalmici: edema maculare (in associazione a glitazone).

Sistemici: lieve calo ponderale, malessere generale; (raro) polmonite associata a vasculite).

Terapia combinata con glitazoni

L’associazione metformina più glitazone (rosiglitazone o pioglitazone) presenta tra gli effetti indesiderati più frequenti respiro corto, anemia, edema, ipoglicemia, incremento del peso corporeo e aumento significativo dei valori HDL e LDL (Hartung et al., 2005). Tali effetti sono considerati sintomi di insufficienza cardiaca. In Europa il rosiglitazone è stato ritirato per il rischio di gravi effetti collaterali a carico del cuore.