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Midazolam

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Tossicità - Qual è la tossicità di Midazolam?


         

Sovradosaggio: in caso di sovradosaggio da benzodiazepine possono manifestarsi sonnolenza, confusione, depressione respiratoria, depressione del SNC, coma. Il trattamento prevede: 1) lavanda gastrica (se l’ingestione è recente); 2) somministrazione di fluidi ed agenti pressori; 3) mantenimento della pervietà delle vie aree. L’intossicazione da midazolam può essere trattata con flumazenil (antidoto). Anche la fisostigmina può essere usata come antidoto in caso di avvelenamento da midazolam, ma per i suoi effetti collaterali presenta una minore maneggevolezza rispetto al flumazenil. Il flumazenil è un antagonista competitivo delle benzodiazepine con una maggiore affinità per il recettore GABAergico. Il flumazenil bloccando l’azione del midazolam può provocare la comparsa di convulsioni, soprattutto nei pazienti in terapia benzodiazepinica prolungata o trattati con dosaggi elevati di antidepressivi triciclici.

Dipendenza: come le altre benzodiazepine il midazolam potrebbe causare fenomeni di dipendenza farmacologica, comparsa cioè di una sindrome da sospensione dopo interruzione improvvisa del trattamento. Il rischio di dipendenza aumenta: 1) con la durata del trattamento (il rischio, minimo per terapie di circa 1 mese, può arrivare a coinvolgere l’80% dei pazienti per terapie di durata =/> 6 anni); 2) con la dose di farmaco somministrata; 3) con il tipo di benzodiazepina (benzodiazepine a breve, intermedia o lunga durata d’azione). Per le benzodiazepine a breve durata d’azione, come il midazolam, la sindrome da sospensione è più precoce, più intensa, ma più rapida nel risolversi. Le categorie più a rischio di dipendenza sono rappresentate dai pazienti anziani e dalle persone con storia di abuso di sostanze farmacologiche.

Tossicità riproduttiva: non sono disponibili studi clinici relativi all’impiego del midazolam in gravidanza (Farmaci e gravidanza, 2005). Una revisione estesa degli studi clinici controllati disponibili (23 studi), relativi alla somministrazione di benzodiazepine almeno durate il primo trimestre di gravidanza, ha messo in evidenza l’assenza di un aumento del rischio di malformazioni negli studi di coorte (odds ratio: 0,90 per le malformazioni maggiori; 1,19 per la palatoschisi) e l’aumento del rischio negli studi caso-controllo (odds ratio: 3,01 per le malformazioni maggiori; 1,79 per la palatoschisi) (Dolovich et al., 1998). L’uso prolungato delle benzodiazepine nell’ultimo trimestre di gravidanza o al momento del parto (dosaggi elevati) può indurre, nel bambino, ipertermia, letargia, difficoltà nella respirazione e, dopo la nascita, difficoltà nella suzione, apnea, ipotermia (Ashton, 1985). Il trattamento cronico benzodiazepinico materno può indurre sindrome d’astinenza nel neonato: tremori, irritabilità, bradicardia, diarrea e vomito.