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Infezione da Coronavirus (CoV)

Diagnosi

Come si diagnostica l'Infezione da Coronavirus (CoV)?

Gli esami disponibili per diagnosticare l’infezione da coronavirus comprendono:

I coronavirus causano in genere infezioni lievi delle alte vie respiratorie: rappresentano la causa del 10-20% dei casi di  raffreddore comune. Raramente, possono provocare infezioni respiratorie gravi, caratterizzate da insufficienza respiratoria acuta, anche con esito fatale. Epidemie gravi sostenute da coronavirus sono state la SARS, sindrome respiratoria acuta grave, la MERS, sindrome respiratoria mediorientale e l'attuale pandemia COVID-19.

SARS, MERS
Nel caso della SARS e della MERS la conferma della diagnosi si avvale di test di laboratorio quali il dosaggio di anticorpi specifici, la ricerca del genoma virale tramite PCR (Polymerase Chain Reaction) e l’isolamento del virus.

COVID-19
Nel caso della pandemia COVID-19, causata dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2, la diagnosi si basa su un test diagnostico specifico che utilizza la RT-PCR (Reverse transcriptasi-polymerase chain reaction), variante della tecnica della PCR, reazione a catena della polimerasi. I test sierologici validati per la ricerca di anticorpi nel sangue diretti verso SARS-CoV-2 non hanno valore diagnostico ma sono utilizzati a fini epidemiologici per valutare la diffusione dell'infezione nella popolazione.

Per la pandemia COVID-19, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di utilizzare per la diagnosi campioni ottenuti dal secreto bronchiale, dall’aspirato endotracheale o tramite il lavaggio bronco-alveolare. Nel caso non sia possibile disporre di campioni ottenuti dalla basse vie respiratorie o il paziente non presenti sintomatologia polmonare, si possono utilizzare campioni prelevati dalle alte vie respiratorie (nasofaringe/orofaringe). E' questo il caso del tampone rinofaringeo (chiamato dai media semplicemente con il termine “tampone”) che è diventato il test diagnostico standard per la diagnosi di COVID-19.

Il tampone rinofaringeo consente tramite appunto un “tampone” (una sorta di cotton fioc un po' più grande) di raccogliere un campione di muco dal naso e dalla faringe su cui eseguire la ricerca dell'RNA virale tramite PCR. Il test diagnostico standard richiede 5-7 ore per l'esito. Sono comunque in studio test diagnostici più rapidi.

Nel caso il test diagnostico sia negativo (ad esempio quando il tampone è eseguito in una fase precoce di malattia e il virus non ha avuto il tempo di replicarsi), ma la diagnosi clinica sia indicativa per infezione polmonare da coronavirus, è necessario ripetere il test su campioni prelevati in più sedi del tratto respiratorio (naso, sputo, aspirato endotracheale) e ampliare il campionamento anche a sangue, urine e feci. Una volta accertata la presenza del virus, il caso deve essere notificato all’autorità competente entro 24 ore (World Health Organization – WHO, 2020).

In Italia, la decisione di effettuare il tampone rinofaringeo sulle persone con sintomi riconducibili ad infezione respiratoria spetta al medico secondo i criteri indicati dal indicati dal Ministero della Salute (Circolare del 9 marzo 2020) e che prevedono la provenienza da aree con trasmissione locale, il contatto stretto con un caso confermato o probabile, il ricovero ospedaliero e l'assenza di una causa diversa che possa spiegare la sintomatologia presentata dal paziente. Inoltre la priorità nell'esecuzione dei tamponi spetta alle persone sintomatiche o paucisintomatiche, agli operatori sanitari, ai pazienti fragili e ai pazienti ospedalizzati (Circolare 3 aprile 2020).

I test sierologici servono a rilevare nel sangue gli anticorpi diretti contro il virus. A seconda del tipo di anticorpo rilevato è possibile sapere se l'infezione è ancora in corso (immunoglobuline M o IgM) oppure si è già risolta (immunoglobuline G o IgG). Nel caso del virus SARS-CoV-2, si sa che gli anticorpi iniziano ad essere prodotti dopo 5-7 giorni dalla comparsa dei sintomi, ma non si sa ancora per quanto tempo rimangano in circolo nel sangue. Inoltre, poiché il virus viene rilasciato per un tempo piuttosto lungo, 30-40 giorni, esiste una finestra di tempo di coesistenza del virus e degli anticorpi. Un altro aspetto fondamentale, che distingue questo virus, è che i due tipi di immunoglobuline possono comparire contemporaneamente, non seguendo quindi lo schema temporale standard che prevede di rilascio delle IgM e successivamente quello delle IgG. In alcuni casi, le IgG sono identificate prima delle IgM. Secondo i ricercatori questo potrebbe essere dovuto all'esposizione precedente ad altre specie di coronavirus (si tratta di virus molto diffusi che, nella stagione invernale, sono responsabili fino al 20% dei casi di raffreddore comune). In sintesi, per il momento, la rilevazione delle IgG e delle IgM da SARS-Cov-2 non ci permette di accertare se l'infezione è in atto oppure è già passata (Pulcinelli, 2020).

I test sierologici possono essere più o meno rapidi a seconda della tecnica di rilevazione utilizzata. I test basati su metodi immunometrici sono più sensibili ma meno rapidi dei test basati su metodi immunocromatografici. Questi ultimi, confermano l'avvenuta infezione in caso di positività (rimane comunque l'incognita sul quando sia avvenuta l'infezione), ma non la escludono in caso di negatività (Pulcinelli, 2020). I test immunocromatografici, benchè rapidi (esito nell'arco di una quindicina di minuti), non possono essere utilizzati a fini diagnostici, per cui l'esito positivo deve essere confermato dal tampone.

L'uso dei test sierologici a fini epidemiologici, per capire cioè il numero reale di persone infettate da SARS-CoV-2 nel mondo, sarà alla base di uno studio clinico di ampie dimensioni (oltre 12 paesi coinvolti) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo studio, denominato Solidarity II (il Solidarity I è dedicato alle terapie sperimentali contro COVID-19) ha come obiettivo quello di stabilire il tasso di prevalenza e mortalità dell'infezione nelle diverse fasce di età.